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Art. 1661 Codice Civile

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47 provvedimenti

Modifiche contratto appalto: quando sono valide?
La Corte di Cassazione chiarisce la validità delle modifiche al contratto di appalto. Anche in presenza di una clausola che richiede la forma scritta, variazioni sostanziali all'opera, accettate di fatto dal committente, possono costituire un nuovo accordo valido provato tramite 'facta concludentia'. La Corte ha respinto i ricorsi di entrambe le parti, confermando la decisione d'appello che aveva bilanciato le reciproche inadempienze, condannando il committente al pagamento di un saldo per i lavori extra, al netto delle penali per il ritardo.
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Riduzione contratto appalto pubblico: quando è legittima?
Una società di servizi ha impugnato una riduzione del 25% del compenso pattuito in un contratto di appalto pubblico per servizi di pulizia scolastica, imposta dal Ministero committente. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando il principio secondo cui la Pubblica Amministrazione ha la facoltà di modificare unilateralmente le condizioni del contratto entro i limiti di legge. L'unica tutela per l'appaltatore è il diritto di recesso, non la pretesa di adempimento alle condizioni originarie.
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Contratto d’appalto a corpo: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha rigettato il ricorso di un'impresa edile, confermando la natura di contratto d'appalto a corpo di un accordo inizialmente basato su un'offerta a misura. La Corte ha stabilito che l'interpretazione dei giudici di merito era corretta, basandosi sull'evoluzione delle trattative, sulle modifiche scritte al contratto e sul comportamento delle parti, che indicavano la volontà di fissare un prezzo forfettario. La decisione sottolinea che l'interpretazione del contratto è un'attività riservata al giudice di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità se la motivazione è logica e plausibile.
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Onere della prova appalto: chi paga i lavori extra?
Una società committente si opponeva al pagamento di lavori extra-contratto, sostenendo di non averli mai autorizzati. La Corte di Cassazione, riformando le decisioni precedenti, ha stabilito che l'onere della prova in un appalto spetta sempre all'impresa esecutrice. Quest'ultima deve dimostrare in modo inequivocabile di aver ricevuto un'autorizzazione specifica dal committente per eseguire e farsi pagare le opere aggiuntive. Le sole fatture o la contabilità del direttore dei lavori non costituiscono prova sufficiente.
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Variazioni concordate appalto: la prova scritta è d’obbligo
In una causa relativa a un contratto di appalto per la fornitura di impianti fotovoltaici, la Corte di Cassazione ha stabilito un principio cruciale sulle variazioni concordate appalto. Se le modifiche al progetto sono proposte dall'appaltatore, l'autorizzazione del committente deve essere provata esclusivamente per iscritto. La Corte ha annullato la decisione di merito che aveva erroneamente ammesso la prova testimoniale per dimostrare tale consenso, riaffermando la necessità della forma scritta 'ad probationem' come previsto dall'art. 1659 del codice civile.
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Lavori aggiuntivi appalto: quando sono dovuti?
Una sentenza della Corte di Appello chiarisce la distinzione fondamentale tra lavori aggiuntivi necessari e semplici migliorie in un contratto di appalto. Un'impresa edile aveva richiesto il pagamento per una serie di lavori, alcuni dei quali extra-contratto. La Corte ha stabilito che solo i lavori strettamente necessari alla funzionalità dell'opera, come la sistemazione di un impianto fognario, sono dovuti anche senza un'autorizzazione scritta. Le opere che rappresentano solo un miglioramento, invece, richiedono il consenso scritto del committente per essere pagate. La decisione ha quindi ridimensionato la richiesta economica dell'impresa, accertando il credito solo per le opere contrattualizzate e per quelle extra ritenute indispensabili.
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Cessione del credito: diritti e tutele del debitore
Un tribunale si è pronunciato su un caso complesso di appalto e cessione del credito. Una società appaltatrice, dopo aver eseguito lavori di urbanizzazione, ha ceduto il proprio credito a un'altra società. Il committente si è rifiutato di pagare, contestando la validità della cessione e avanzando una domanda riconvenzionale per ritardi. La corte ha confermato la piena validità ed efficacia della cessione del credito, specificando che la notifica al debitore la rende opponibile. Ha inoltre rigettato la richiesta di una penale per ritardo, poiché il contratto non prevedeva un termine di ultimazione dei lavori chiaro e definito. Di conseguenza, il committente è stato condannato a pagare il credito ceduto, inclusi i lavori extra, alla società cessionaria.
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