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Art. 1660 Codice Civile

18 provvedimenti

Contratto di appalto a misura: chi paga le opere parziali
Due committenti hanno contestato il saldo richiesto da un'impresa edile per lavori eseguiti parzialmente su un immobile. I committenti ritenevano il compenso limitato a un preventivo forfettario. Il Tribunale e la Corte d'Appello hanno accertato l'esistenza di un contratto di appalto a misura, liquidando all'impresa le somme per i lavori effettivamente realizzati tramite perizia tecnica. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione e dichiarato inammissibile il ricorso dei proprietari. La Suprema Corte ha chiarito che nel contratto di appalto a misura il corrispettivo si calcola sulla base della quantità effettiva delle opere eseguite. L'appaltatore ha ottenuto il riconoscimento del proprio credito residuo.
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Appalto a corpo: il prezzo fisso blocca i costi dei lavori extra
Un condominio si opponeva al pagamento di lavori extra richiesti dall'impresa appaltatrice per l'installazione di cancelli e citofoni. Il contratto originario era un appalto a corpo con clausole che escludevano espressamente qualsiasi revisione del prezzo, qualificando l'accordo come aleatorio. Nonostante ciò, la Corte d'Appello aveva riconosciuto all'impresa il compenso per alcune opere impreviste (copertura buche e pali della luce) autorizzate dal committente ma senza un accordo sul prezzo. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del condominio, stabilendo che, in presenza di un appalto a corpo con rinuncia alla revisione dei prezzi, anche i lavori imprevisti autorizzati ricadono nel rischio dell'appaltatore se non è stato pattuito un compenso aggiuntivo.
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Lavori aggiuntivi in appalto pubblico: necessari ma non pagati
Un'impresa edile ha eseguito lavori aggiuntivi, ritenuti indispensabili, durante la ristrutturazione di immobili per un ente pubblico. L'ente ha rifiutato il pagamento extra perché le opere non erano state formalmente autorizzate. La Corte di Cassazione ha dato ragione all'ente pubblico, stabilendo un principio fondamentale: il compenso per lavori aggiuntivi in un appalto pubblico non è dovuto se manca una preventiva e formale autorizzazione della stazione appaltante. La semplice necessità tecnica delle opere non è sufficiente per giustificare il pagamento, a differenza di quanto può accadere negli appalti privati. L'impresa, quindi, ha perso la causa e non ha ottenuto il compenso richiesto.
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Variazioni appalto: responsabilità per modifiche
Un'impresa edile, dopo aver apportato modifiche non autorizzate a un progetto che hanno causato il sequestro del cantiere, ha citato in giudizio il committente per ottenere il pagamento di opere extra. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la responsabilità esclusiva dell'impresa. La decisione sottolinea che le clausole contrattuali che richiedono un accordo preventivo per le variazioni appalto prevalgono sulle norme generali. L'appaltatore è stato quindi ritenuto inadempiente e responsabile dei danni, legittimando il recesso del committente.
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Onere della prova in appalti pubblici e riserve
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29326/2024, ha rigettato il ricorso di un'impresa edile contro una pubblica amministrazione in una causa per maggiori compensi in un appalto pubblico. La Corte ha chiarito che l'onere della prova sui costi spetta all'appaltatore, anche se i documenti sono in possesso del committente. È stata inoltre confermata l'interpretazione del contratto fornita dai giudici di merito e negato il risarcimento per danno all'immagine in quanto non specificamente provato.
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Variazioni in appalto: prova scritta non sempre serve
Una società appaltatrice richiede il pagamento per lavori extra. Il committente si oppone, invocando una clausola contrattuale che esige l'autorizzazione scritta per le modifiche. La Corte d'Appello dà ragione al committente. La Cassazione ribalta la decisione, chiarendo che per le variazioni in appalto ordinate dal committente, la prova può essere fornita con ogni mezzo, incluse le presunzioni, e che la clausola sulla forma scritta può essere tacitamente derogata. Il caso viene rinviato per un nuovo esame.
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Appalto a corpo: compenso extra per lavori ulteriori
Una società di costruzioni ha eseguito lavori extra in un contratto di appalto a corpo. Il committente, una cooperativa, si è rifiutato di pagarli, trovando l'appoggio della Corte d'Appello. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che i lavori extracontrattuali, a differenza delle semplici varianti, devono essere sempre compensati, anche in un appalto a corpo. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per ricalcolare il dovuto.
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Inadempimento contrattuale manutenzione: il nesso causale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 6798/2024, ha respinto il ricorso di una società che chiedeva il risarcimento danni per il guasto di un macchinario, attribuendolo a un inadempimento contrattuale manutenzione da parte del fornitore. La Corte ha stabilito che, per ottenere il risarcimento, non è sufficiente dimostrare la mancata esecuzione di alcuni interventi, ma è necessario provare il nesso causale, ovvero che proprio quelle omissioni hanno direttamente causato il danno. In assenza di tale prova, la domanda di risarcimento non può essere accolta.
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Lavori extra-contratto: compenso senza accordo scritto
Un'impresa edile ha eseguito opere non previste dal contratto originario su richiesta verbale del committente. Quest'ultimo si è poi rifiutato di pagare, appellandosi al prezzo forfettario pattuito. La Corte di Cassazione ha confermato che i lavori extra-contratto danno diritto a un compenso aggiuntivo, in quanto costituiscono un nuovo accordo che può essere provato anche tramite testimoni. La Corte ha quindi respinto sia il ricorso del committente che quello incidentale dell'impresa, confermando la decisione d'appello.
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Vizi appalto: chi prova la colpa del costruttore?
In un caso di vizi appalto, la Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale sull'onere della prova. Se il committente dimostra l'esistenza di difetti nell'opera, la colpa dell'appaltatore è presunta. Sarà quest'ultimo a dover provare che i vizi sono dovuti a cause esterne, come l'intervento di terzi o il semplice passare del tempo. La sentenza della Corte d'Appello, che aveva erroneamente addossato tale onere al committente, è stata annullata su questo punto.
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Equa indennità appaltatore: recesso e onere prova
La Corte di Cassazione chiarisce la natura dell'equa indennità spettante all'appaltatore in caso di recesso per varianti necessarie (art. 1660 c.c.). Non si tratta del corrispettivo contrattuale, ma di un compenso basato sull'utilità dell'opera. La Corte stabilisce che l'onere di provare i lavori eseguiti, per giustificare la ritenzione di un acconto, grava sull'appaltatore e non sul committente. Viene inoltre escluso il diritto al risarcimento per mancato guadagno.
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Appalto a corpo: niente extra per più rifiuti
Una società in fallimento, che gestiva la raccolta rifiuti per un comune, ha richiesto un compenso extra per aver gestito una quantità di rifiuti superiore a quella prevista. La Corte di Cassazione, confermando la decisione d'appello, ha stabilito che in un contratto di appalto a corpo, le quantità indicate come meramente indicative non modificano il prezzo fisso pattuito. La richiesta di un corrispettivo maggiore basata sull'aumento del lavoro è stata respinta, chiarendo che il prezzo rimane invariato.
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Responsabilità appaltatore: quando è inadempiente?
Un'impresa edile sospendeva i lavori per presunte irregolarità, ma la Cassazione ha confermato la sua piena responsabilità appaltatore. L'ordinanza stabilisce che la sospensione ingiustificata e i difetti di costruzione legittimano il recesso dei committenti e la richiesta di risarcimento. La Corte ha rigettato tutti i motivi di ricorso dell'impresa, inclusi quelli sulla presunta ingerenza dei clienti e sulla capacità processuale della società, ormai cancellata dal registro imprese.
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Opere extracontrattuali: quando spetta il compenso?
La Corte di Cassazione si pronuncia sul compenso per opere extracontrattuali in un appalto di ristrutturazione. La sentenza chiarisce che, anche in assenza di autorizzazione scritta, il pagamento è dovuto per le varianti strettamente necessarie alla realizzazione dell'opera a regola d'arte. Tuttavia, la Corte ha annullato la decisione d'appello per vizi procedurali, tra cui l'aver condannato soggetti non citati in giudizio (extrapetizione) e l'omessa pronuncia sulla richiesta di restituzione delle somme pagate in eccesso.
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Sospensione lavori appalto: quando è legittima?
Un'impresa edile interrompe i lavori in un condominio e chiede il saldo per le opere già eseguite. La Cassazione, confermando la decisione d'appello, stabilisce che la sospensione lavori appalto, se unilaterale e ingiustificata, costituisce un grave inadempimento. Tale inadempimento legittima il committente a rifiutare il pagamento del saldo, in applicazione del principio 'inadimplenti non est adimplendum'. L'impresa perde quindi il diritto al compenso residuo.
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Onere della prova appalto: chi paga i lavori extra?
Una società committente si opponeva al pagamento di lavori extra-contratto, sostenendo di non averli mai autorizzati. La Corte di Cassazione, riformando le decisioni precedenti, ha stabilito che l'onere della prova in un appalto spetta sempre all'impresa esecutrice. Quest'ultima deve dimostrare in modo inequivocabile di aver ricevuto un'autorizzazione specifica dal committente per eseguire e farsi pagare le opere aggiuntive. Le sole fatture o la contabilità del direttore dei lavori non costituiscono prova sufficiente.
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Lavori aggiuntivi appalto: quando sono dovuti?
Una sentenza della Corte di Appello chiarisce la distinzione fondamentale tra lavori aggiuntivi necessari e semplici migliorie in un contratto di appalto. Un'impresa edile aveva richiesto il pagamento per una serie di lavori, alcuni dei quali extra-contratto. La Corte ha stabilito che solo i lavori strettamente necessari alla funzionalità dell'opera, come la sistemazione di un impianto fognario, sono dovuti anche senza un'autorizzazione scritta. Le opere che rappresentano solo un miglioramento, invece, richiedono il consenso scritto del committente per essere pagate. La decisione ha quindi ridimensionato la richiesta economica dell'impresa, accertando il credito solo per le opere contrattualizzate e per quelle extra ritenute indispensabili.
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Cessione del credito: diritti e tutele del debitore
Un tribunale si è pronunciato su un caso complesso di appalto e cessione del credito. Una società appaltatrice, dopo aver eseguito lavori di urbanizzazione, ha ceduto il proprio credito a un'altra società. Il committente si è rifiutato di pagare, contestando la validità della cessione e avanzando una domanda riconvenzionale per ritardi. La corte ha confermato la piena validità ed efficacia della cessione del credito, specificando che la notifica al debitore la rende opponibile. Ha inoltre rigettato la richiesta di una penale per ritardo, poiché il contratto non prevedeva un termine di ultimazione dei lavori chiaro e definito. Di conseguenza, il committente è stato condannato a pagare il credito ceduto, inclusi i lavori extra, alla società cessionaria.
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