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art. 163 l.f.

8 provvedimenti

Avvocata vs. Fallimento: Il Credito Professionale nel Fallimento non ammesso
Un'avvocata ha tentato di ottenere il riconoscimento del suo credito professionale nel fallimento di un'azienda, chiedendo la prededuzione per le sue parcelle. Il Tribunale ha respinto la sua opposizione allo stato passivo, escludendo il suo credito. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso dell'avvocata inammissibile, confermando di fatto la decisione precedente. Questo significa che la richiesta di pagamento prioritario per il credito professionale nel fallimento non è stata accolta per vizi procedurali, senza che la Corte entrasse nel merito della fondatezza del credito stesso.
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Prededucibilità credito professionista: l’utilità si valuta prima, non dopo
Un professionista ha assistito un'azienda nella preparazione di un concordato preventivo. La procedura è stata poi revocata per problematiche emerse, come un sequestro penale e l'escussione di un pegno, portando al fallimento dell'azienda. Il professionista ha chiesto la prededucibilità del suo credito, ma il Tribunale l'ha negata, valutando l'utilità delle prestazioni ex post (dopo i fatti). La Corte di Cassazione ha cassato questa decisione. Ha stabilito che la prededucibilità del credito del professionista deve essere valutata sull'utilità ex ante (iniziale) della prestazione per la procedura, non sul suo esito finale. La diligenza del professionista è una questione separata.
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Prededuzione crediti professionali: no se manca l’ammissione
Un Avvocato ha chiesto il riconoscimento della prededuzione crediti professionali per l'assistenza resa a una società nella presentazione della domanda di concordato preventivo, poi seguita dal fallimento. Il Tribunale ha ammesso il credito al passivo ma ha negato il rango prededucibile. Il professionista ha proposto ricorso in Cassazione rivendicando la funzionalità della sua prestazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la prededuzione crediti professionali nel consecutivo fallimento spetta solo se l'attività ha preservato il patrimonio aziendale e a patto che la proposta concordataria sia stata ammessa ex art. 163 Legge Fallimentare. Nel caso di specie, la domanda di concordato non ha superato il vaglio di ammissibilità. La curatela fallimentare ha quindi prevalso e il professionista è stato condannato al raddoppio del contributo unificato.
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Prededucibilità del Credito nel Fallimento: Professionista Perde Privilegio
Un Professionista ha assistito un'Azienda in crisi per un concordato preventivo. La domanda di concordato è stata dichiarata inammissibile, e l'Azienda è poi fallita. Il Professionista ha chiesto che il suo credito per l'attività svolta fosse considerato prededucibile nel fallimento. La Corte di Cassazione ha negato la prededucibilità del credito, stabilendo che tale privilegio spetta solo se la procedura di concordato preventivo è stata effettivamente aperta. Se la domanda è inammissibile, il credito non gode di questo trattamento privilegiato.
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Prededucibilità del credito del professionista: quando si perde
Un professionista ha chiesto l'ammissione al passivo del fallimento di una società per ottenere il pagamento delle sue prestazioni di assistenza legale e redazione del piano di concordato. Il professionista pretendeva la prededucibilità del credito del professionista, ossia il pagamento prioritario rispetto agli altri creditori. Il Tribunale ha rigettato la richiesta a causa del lungo tempo trascorso tra la domanda di concordato e il fallimento. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la prededucibilità del credito del professionista non spetta se la procedura di concordato preventivo non è stata effettivamente aperta ma dichiarata inammissibile all'origine. Inoltre, la presenza di un dissesto irreversibile già prima della domanda configura un vizio originario che esclude qualsiasi utilità della prestazione per i creditori.
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Prededuzione: limiti ai compensi professionali
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di due professionisti che chiedevano il riconoscimento della prededuzione per i compensi maturati durante un concordato preventivo poi fallito. La decisione chiarisce che la prededuzione non spetta automaticamente per il solo fatto di aver assistito l'impresa, ma richiede che l'attività sia stata funzionale agli interessi dei creditori. Nel caso specifico, il piano di concordato era basato su un credito palesemente inesigibile e contestato, rendendo la proposta inidonea sin dall'inizio. La Corte ha stabilito che, sebbene la valutazione debba essere fatta ex ante, un piano manifestamente irrealizzabile esclude il beneficio della priorità nel pagamento.
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Concordato preventivo: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione conferma la decisione di rigetto di un reclamo contro la dichiarazione di fallimento di una società. Il caso verteva su un complesso tentativo di concordato preventivo, che prevedeva il conferimento dell'azienda in una nuova società (newco). La Corte ha ritenuto infattibile il piano, azzerando il valore della partecipazione nella newco poiché questa, per legge, rispondeva dei debiti dell'azienda conferita. Questo ha reso inammissibili gli altri motivi di ricorso, confermando la legittimità della sentenza di fallimento.
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Abuso del diritto: no a concordati per ritardare il fallimento
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20182/2025, ha stabilito che la presentazione di una nuova domanda di concordato preventivo, al solo scopo di eludere le conseguenze negative di una precedente procedura destinata all'insuccesso, costituisce un abuso del diritto. La Corte ha rigettato il ricorso di una società, confermando sia la sua dichiarazione di fallimento sia l'estensione dello stesso a un'altra società, riconosciuta come socia di una supersocietà di fatto. La decisione ribadisce che gli strumenti di risoluzione della crisi non possono essere usati in modo strumentale e dilatorio per paralizzare le legittime istanze dei creditori.
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