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Art. 163 Codice di Procedura Civile

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514 provvedimenti

Interruzione prescrizione vizi: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che per l'interruzione prescrizione vizi in una compravendita immobiliare è sufficiente un atto stragiudiziale, come una lettera di messa in mora. La sentenza ha annullato la decisione della Corte d'Appello, che riteneva necessaria l'azione giudiziale. Il caso riguardava acquirenti di ville con difetti che avevano agito per la riduzione del prezzo. La Suprema Corte ha chiarito che la comunicazione formale della volontà di far valere la garanzia avvia un nuovo periodo di prescrizione di un anno, proteggendo i diritti dell'acquirente.
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Contratto preliminare: il secondo accordo annulla il primo
La Corte di Cassazione ha stabilito che un secondo accordo, che prevede la stipula di un futuro e più dettagliato contratto preliminare, può annullare e superare il vincolo del primo. In questo caso, una società immobiliare è stata condannata a restituire un deposito cauzionale perché, dopo una prima proposta di acquisto, le parti avevano firmato una scrittura successiva che subordinava l'accordo alla stesura di un nuovo preliminare, mai concluso. La Corte ha ritenuto che il vincolo contrattuale non si fosse mai perfezionato.
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Prova Contraria: Ammissibilità e Valutazione Giudice
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di una società al pagamento di lavori edili, chiarendo importanti principi sulla prova contraria. La sentenza stabilisce che i documenti possono essere ammessi anche tardivamente se servono a contrastare nuove allegazioni della controparte. Inoltre, una proposta transattiva tra avvocati, sebbene soggetta a regole deontologiche, è utilizzabile come prova nel processo civile. La Corte ha anche ribadito il valore di 'ficta confessio' attribuibile alla mancata comparizione ingiustificata all'interrogatorio formale.
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Onere della prova: chi deve dimostrare l’investimento?
Un investitore affida 50.000 euro a un promotore per l'acquisto di azioni. A seguito di perdite, l'investitore chiede la restituzione dei fondi, lamentando l'inadempimento. La Corte di Cassazione conferma la condanna del promotore, stabilendo che l'onere della prova dell'effettivo acquisto dei titoli grava su chi ha ricevuto il denaro (mandatario), non sull'investitore (mandante). La mancata produzione di prove documentali, come estratti conto, determina l'inadempimento e l'obbligo di risarcimento.
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Mancato guadagno: prova e liquidazione equitativa
La Corte di Cassazione si pronuncia su un complesso caso di risarcimento per mancato guadagno derivante dalla violazione di un accordo di subappalto. La sentenza chiarisce importanti principi procedurali, stabilendo che l'annullamento della decisione sull'importo del danno (quantum) non inficia la precedente sentenza, passata in giudicato, che accertava il diritto al risarcimento (an). Viene inoltre confermata la legittimità del ricorso alla prova presuntiva e alla liquidazione equitativa per determinare il danno da mancato guadagno, basandosi sulla normale aspettativa di profitto di un'impresa.
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Inammissibilità ricorso Cassazione: requisiti di forma
Una madre impugna in Cassazione la decisione che ha revocato la vendita di un immobile acquistato dal figlio debitore. La Suprema Corte dichiara l'inammissibilità del ricorso per cassazione a causa di gravi vizi di forma, come la mancanza di specificità e chiarezza dei motivi. La decisione sottolinea il rigore con cui devono essere redatti gli atti di impugnazione, confermando l'inefficacia della compravendita.
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Spese legali: chi paga se vince un solo attore?
Un politico, citato per diffamazione da tre soggetti (due persone fisiche e una società), veniva condannato a risarcire solo una di esse. La Corte d'Appello, tuttavia, lo obbligava a pagare una parte delle spese legali a tutti e tre, inclusi i due che avevano perso la causa. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione, stabilendo un principio fondamentale sulla ripartizione delle spese legali: in caso di pluralità di domande, la soccombenza va valutata per ogni singolo rapporto processuale. Pertanto, il convenuto deve rimborsare le spese solo all'attore vittorioso, mentre le parti soccombenti non hanno diritto ad alcun rimborso e possono, anzi, essere condannate a pagare le spese alla controparte.
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Provvedimento associativo: non è un lodo arbitrale
La Corte di Cassazione ha stabilito che la decadenza di un iscritto da un sindacato, decisa dagli organi interni, non costituisce un lodo arbitrale, bensì un provvedimento associativo. Di conseguenza, l'atto deve essere impugnato davanti al Tribunale ordinario e non alla Corte d'Appello. La Corte ha accolto il ricorso incidentale del sindacato, cassando la sentenza precedente e rinviando la causa al Tribunale competente per un nuovo esame, sottolineando la differenza fondamentale tra le due tipologie di atti e i relativi rimedi giurisdizionali.
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Usucapione su ex bene demaniale: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione affronta il tema dell'usucapione su ex bene demaniale. Un proprietario, dopo aver acquistato un terreno dall'Agenzia del Demanio, si è visto opporre da alcuni confinanti una servitù di passaggio acquisita per usucapione. La Suprema Corte ha annullato la decisione di merito, stabilendo che il possesso utile ai fini dell'usucapione può iniziare a decorrere solo dal momento in cui il bene perde la sua natura demaniale. Sarà necessario accertare la data esatta della sdemanializzazione per calcolare il ventennio.
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Arricchimento senza causa: appalto pubblico nullo
Una società di costruzioni ha citato in giudizio un ente pubblico per l'edilizia residenziale per ottenere il pagamento di lavori eseguiti in assenza di un contratto scritto. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando l'inammissibilità della domanda di arricchimento senza causa perché proposta tardivamente nel corso del processo. La Corte ha inoltre chiarito che le norme sulla responsabilità diretta dei funzionari degli enti locali non si estendono a questa tipologia di ente pubblico.
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Requisiti del ricorso: Cassazione e onere dei fatti
Una società immobiliare ha impugnato in Cassazione una sentenza relativa a una controversia sulle distanze tra edifici, sostenendo che una ristrutturazione fosse in realtà una nuova costruzione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, non per il merito della questione, ma perché l'atto non rispettava i requisiti del ricorso, omettendo una chiara e completa esposizione dei fatti di causa, un onere fondamentale per chi si rivolge al giudice di legittimità.
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Termine a comparire: violazione e rito tributario
Una società di riscossione lamentava la violazione del termine a comparire in un processo tributario, poiché l'udienza di primo grado si era tenuta prima della scadenza del termine per la sua costituzione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo un importante principio di diritto: la violazione del termine a comparire non comporta la rimessione della causa al primo giudice, ma si converte in un motivo di impugnazione. Spetta quindi al giudice d'appello decidere nel merito, garantendo alla parte lesa la possibilità di esercitare le proprie difese in quella sede.
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Rito speciale compenso avvocato: la Cassazione decide
Una società si opponeva a un decreto ingiuntivo per compensi legali, inclusivi di attività svolte in Cassazione. Il tribunale di merito dichiarava l'opposizione inammissibile per un presunto errore di procedura. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che il rito speciale compenso avvocato, previsto dall'art. 14 del D.Lgs. 150/2011, è sempre applicabile, anche per le prestazioni rese nel giudizio di legittimità, distinguendo tra competenza del giudice e rito processuale.
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Danno da mora: onere della prova e liquidazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 22441/2025, interviene sul tema del danno da mora nelle obbligazioni di valore. Il caso riguarda un proprietario terriero che ha subito un danno a causa della condotta di un Comune, il quale aveva esaurito la volumetria edificabile di un comprensorio approvando i piani di altri proprietari. La Corte ha stabilito un nuovo principio di diritto per la liquidazione di tale danno, affermando che deve essere calcolato applicando al capitale rivalutato il saggio di rendimento netto dei BOT annuali, salvo prova di un danno maggiore o minore. Viene così superato il precedente orientamento che liquidava il danno applicando semplicemente il saggio degli interessi legali.
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Notifica a società fallita: la nullità dell’atto
L'Amministrazione Finanziaria ha impugnato una sentenza sfavorevole emessa nei confronti di una società contribuente. Tuttavia, prima della notifica del ricorso per cassazione, la società è stata dichiarata fallita. L'atto è stato erroneamente notificato al procuratore del precedente grado di giudizio anziché al curatore fallimentare, unico soggetto legittimato a rappresentare la società. La Corte di Cassazione ha dichiarato la nullità della notifica a società fallita, ordinandone la rinnovazione entro 60 giorni direttamente al curatore.
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Improcedibilità del ricorso: l’onere del deposito
Una società alimentare e la sua fideiussore hanno presentato ricorso in Cassazione contro una società fornitrice di contenitori metallici, in una disputa per vizi della fornitura. La Suprema Corte ha dichiarato l'improcedibilità del ricorso perché le società ricorrenti, pur avendo dichiarato che la sentenza d'appello era stata loro notificata, non hanno depositato la copia della sentenza con la relativa relazione di notificazione entro il termine previsto dalla legge. Questa omissione formale ha reso impossibile per la Corte verificare la tempestività dell'impugnazione, determinando l'inammissibilità del ricorso a prescindere dal merito della controversia.
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Appello inammissibile: quando è troppo generico
La Corte d'Appello di Bari dichiara un appello inammissibile perché formulato in modo generico e senza una critica specifica alla sentenza di primo grado. Il caso riguardava l'impugnazione di una delibera condominiale per un presunto difetto di notifica. La Corte ha ritenuto l'appello una mera riproposizione delle difese iniziali, senza contestare la ratio decidendi del Tribunale, che aveva accertato la regolarità della convocazione. L'appellante è stato condannato anche per lite temeraria.
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Precetto nullo: la girata post-cancellazione societaria
Il Tribunale di Bergamo ha confermato la sospensione di una procedura esecutiva, ritenendo nullo il precetto basato su cambiali con girate irregolari. La decisione si fonda sull'invalidità di una girata apposta dal legale rappresentante di una società dopo che questa era già stata cancellata dal registro delle imprese. Tale vizio interrompe la catena di titolarità del credito, rendendo il precetto nullo per l'impossibilità del debitore di verificare la legittimazione del creditore.
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Anatocismo Bancario: la decisione della Corte d’Appello
Una società correntista ha citato in giudizio un istituto di credito per l'applicazione di anatocismo bancario, commissioni indeterminate e tassi usurari sul proprio conto corrente. Il Tribunale di primo grado aveva accolto parzialmente le domande. La Corte d'Appello, in riforma della sentenza, ha riesaminato il rapporto contrattuale. Ha ritenuto valida la clausola anatocistica originaria fino al 2014, escludendo l'usura sulla base di una nuova consulenza tecnica che ha corretto il metodo di calcolo. La Corte ha inoltre distinto l'azione di accertamento del saldo, ritenuta ammissibile, dall'azione di ripetizione dell'indebito, dichiarata inammissibile poiché il conto era ancora aperto. Di conseguenza, il saldo del conto è stato rideterminato, accertando un debito inferiore per il correntista rispetto a quello calcolato dalla banca, e le spese legali sono state compensate tra le parti.
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Risoluzione contratto appalto: grave inadempimento
Un committente ottiene la risoluzione contratto appalto per grave inadempimento di un'impresa edile che aveva abbandonato il cantiere. Il Tribunale ha condannato l'impresa alla restituzione delle somme versate, al netto del valore dei lavori eseguiti, e al risarcimento dei danni per le spese peritali sostenute.
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