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Art. 161 legge fall.

13 provvedimenti

Credito Prededucibile nel Concordato: utilità vs. automatismo
Un Professionista ha richiesto che il suo credito per consulenza, prestata per un concordato preventivo poi fallito, fosse riconosciuto come credito prededucibile. Il Tribunale ha negato tale prededuzione, ammettendo il credito solo in via privilegiata, perché la prestazione non aveva apportato alcun vantaggio ai creditori e il concordato non era stato omologato. La Corte di Cassazione ha confermato che il credito prededucibile per attività di concordato non è automatico. È necessaria una valutazione sull'effettiva utilità della prestazione per la conservazione o l'incremento dei valori aziendali e l'ammissione del debitore al concordato. La Cassazione ha rigettato il ricorso del Professionista.
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Prededucibilità credito professionale: Cassazione nega se concordato fallisce
Un professionista ha chiesto di ammettere il suo credito in prededuzione nel fallimento di un'azienda, per attività svolte per una domanda di concordato preventivo poi dichiarata inammissibile. Il Tribunale ha negato la prededucibilità del credito professionale. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione. Ha stabilito che il credito del professionista è prededucibile solo se la procedura di concordato preventivo viene effettivamente ammessa e la prestazione è stata funzionale alla conservazione o all'incremento dei valori aziendali. La semplice presentazione della domanda, se inammissibile, non basta per la prededucibilità.
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Concordato preventivo: stime poco chiare portano al fallimento
Una società immobiliare ha proposto ricorso contro la dichiarazione di fallimento e l'inammissibilità della sua proposta di concordato preventivo. La Corte d'Appello aveva confermato la decisione del Tribunale, evidenziando che la relazione dell'attestatore era incompleta perché recepiva acriticamente le stime degli immobili senza spiegare le forti discrepanze con le perizie precedenti. La Cassazione ha rigettato il ricorso della società. La Suprema Corte ha chiarito che il giudice ha il dovere di verificare la completezza e la comprensibilità dei dati forniti dall'attestatore per garantire una corretta informazione ai creditori. Inoltre, non vi è stata alcuna violazione del diritto di difesa, poiché la società ha potuto replicare alle contestazioni del commissario giudiziale durante l'udienza in camera di consiglio.
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Cessione di credito e concordato preventivo
La Corte di Cassazione ha stabilito che la cessione di credito non è opponibile ai creditori se la notifica al debitore ceduto avviene dopo la pubblicazione della domanda di concordato preventivo. Nonostante il contratto tra banca e impresa sia perfetto prima della crisi, l'assenza di una data certa anteriore alla procedura rende il credito parte del patrimonio concorsuale. La decisione equipara pienamente il concordato al fallimento per quanto riguarda le formalità di opponibilità degli atti ai terzi.
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Vantaggi compensativi: quando non escludono il reato
La Cassazione conferma la condanna per bancarotta fraudolenta di un amministratore per finanziamenti a società del gruppo in crisi. I presunti vantaggi compensativi non sono stati provati ex ante, integrando la distrazione di patrimonio.
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Concordato preventivo: fattibilità e 20% ai creditori
Una società in liquidazione si è vista respingere la proposta di concordato preventivo perché non garantiva il pagamento minimo del 20% ai creditori chirografari. I tribunali di merito hanno preferito basare la loro valutazione sull'esito negativo di precedenti vendite all'asta dei beni, piuttosto che sul loro valore di stima teorico. La Corte di Cassazione ha confermato questa linea, stabilendo che la valutazione della fattibilità di un concordato preventivo deve fondarsi su una previsione realistica e concreta del ricavato della liquidazione, non su un valore astratto.
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Soglia minima concordato: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 21336/2024, ha confermato che la proposta di concordato preventivo liquidatorio deve garantire inderogabilmente il pagamento di almeno il 20% ai creditori chirografari. La Corte ha rigettato il ricorso di un consorzio la cui proposta, offrendo solo il 14%, era stata dichiarata inammissibile, portando alla dichiarazione di fallimento. È stato chiarito che la soglia minima concordato è un presupposto di ammissibilità della domanda, che non può essere sanato da successive argomentazioni, come la presunta prescrizione di alcuni debiti. La decisione ribadisce la rigidità di tale requisito a tutela dei creditori.
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Opposizione agli atti esecutivi: rigetto per il terzo
Una società subconduttrice ha presentato opposizione a un'ordinanza di rilascio di un immobile, lamentando vizi procedurali. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando le decisioni dei gradi precedenti. L'opposizione è stata ritenuta inammissibile e tardiva, poiché l'ordine di rilascio può essere eseguito anche nei confronti del subconduttore, i cui diritti derivano dal conduttore principale. Le argomentazioni relative a notifiche e procedure concorsuali sono state giudicate infondate. Questa ordinanza chiarisce i limiti procedurali dell'opposizione agli atti esecutivi del terzo.
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Obbligo informativo: la Cassazione sul dovere di verità
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'omissione di informazioni cruciali, come un contenzioso sulla proprietà di un asset strategico, viola l'obbligo informativo fin dal deposito della domanda di concordato preventivo con riserva. Tale condotta, secondo i giudici, integra un atto di frode ai danni dei creditori, giustificando l'arresto della procedura e la conseguente dichiarazione di fallimento, anche senza una specifica intenzione di ingannare. La Corte ha cassato la decisione d'appello che aveva revocato il fallimento, riaffermando la centralità della trasparenza per tutelare il consenso informato dei creditori.
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Periodo sospetto: la data della domanda, non il decreto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12148/2025, ha stabilito un principio fondamentale in materia di azione revocatoria fallimentare. In caso di consecuzione tra concordato preventivo e fallimento, il 'periodo sospetto' per la revoca degli atti pregiudizievoli ai creditori decorre dalla data di deposito della domanda di concordato e non dalla data del successivo decreto di ammissione. La Suprema Corte ha cassato la decisione della Corte d'Appello, che aveva erroneamente posticipato l'inizio del periodo di osservazione, accogliendo la tesi del curatore fallimentare e riaffermando il principio della 'consecuzione delle procedure' per tutelare la par condicio creditorum sin dal primo momento di emersione della crisi.
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Fattibilità del piano: limiti del giudice fallimentare
La bancarotta di un'impresa è stata confermata dopo che la sua proposta di concordato preventivo è stata giudicata inammissibile. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, definendo il ruolo del giudice nella valutazione della fattibilità del piano. È stato stabilito che il giudice deve esaminare non solo la conformità legale, ma anche la concreta fattibilità economica del piano per scartare proposte palesemente irrealizzabili, confermando inoltre la natura discrezionale della concessione di termini per la modifica del piano stesso.
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Concordato Preventivo: no stop al sequestro tributario
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'omologazione di un concordato preventivo non è sufficiente a bloccare o revocare un sequestro preventivo per reati tributari, come l'omesso versamento di ritenute. La sentenza chiarisce che il reato si perfeziona alla scadenza del termine di pagamento e la successiva procedura concorsuale non ne elimina il 'fumus'. Per ottenere il dissequestro, è onere dell'interessato dimostrare la concreta e regolare esecuzione dei pagamenti previsti dal piano omologato, cosa che nel caso di specie non è avvenuta. La decisione sottolinea quindi la distinzione tra l'approvazione del piano e il suo effettivo adempimento ai fini della tutela cautelare reale in materia di concordato preventivo e reati tributari.
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Fattibilità del piano: limiti al controllo del giudice
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 19467/2019, ha rigettato il ricorso della curatela fallimentare contro una decisione della Corte d'Appello che aveva ammesso un'azienda farmaceutica a un concordato preventivo con continuità aziendale. La Corte ha ribadito che il controllo del giudice sulla fattibilità del piano non deve sconfinare in una valutazione di merito sulla convenienza economica, riservata ai creditori. Il sindacato giudiziale si limita a verificare la non manifesta inettitudine del piano a raggiungere gli obiettivi, controllandone la coerenza logica e la plausibilità delle assunzioni, senza sostituirsi all'imprenditore nelle scelte strategiche.
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