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Art. 161 l.fall.

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120 provvedimenti

Crediti prededucibili: stop alla precedenza nel concordato chiuso
Un fornitore vendeva moduli prefabbricati con riserva di proprietà a una società che, poco dopo, depositava domanda di concordato con riserva. A causa del mancato pagamento delle rate, il fornitore risolveva il contratto. Successivamente l'acquirente veniva dichiarato fallito e il fornitore chiedeva l'ammissione al passivo con precedenza assoluta. La Cassazione ha respinto la richiesta, escludendo che possano essere considerati crediti prededucibili quelli sorti durante un concordato con riserva che non sia mai stato formalmente aperto o ammesso dal Tribunale. Senza una reale continuità organizzativa tra le procedure, il credito risarcitorio del fornitore non ha alcuna utilità per la massa dei creditori e va pagato come un normale debito non garantito.
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Credito prededucibile del professionista: stop senza concordato
Il Professionista ha chiesto che il compenso per aver redatto la domanda di concordato preventivo di una società, poi fallita, fosse pagato in prededuzione. Il Tribunale ha negato la richiesta poiché la proposta di concordato non era stata nemmeno dichiarata ammissibile. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, respingendo il ricorso del Professionista. La Suprema Corte ha stabilito che il credito prededucibile del professionista richiede che la procedura di concordato sia stata almeno aperta. Senza questo passaggio, l'attività svolta non arreca alcuna utilità concreta ai creditori. Di conseguenza, il Professionista perde la causa e deve pagare le spese legali.
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Prededuzione credito professionista: negata senza ammissione
Un'azienda ha richiesto l'assistenza di uno studio di commercialisti per presentare una domanda di concordato preventivo con riserva. Successivamente, l'azienda ha rinunciato alla domanda per accedere all'amministrazione straordinaria. Lo studio professionale ha richiesto l'ammissione al passivo del proprio compenso con il rango di prededuzione. Il Tribunale ha negato tale qualifica, ammettendo il credito solo come privilegiato. La Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che la prededuzione credito professionista richiede necessariamente l'effettiva ammissione del debitore alla procedura di concordato. Poiché l'azienda ha rinunciato prima del decreto di ammissione, il credito non può essere considerato prededucibile, mancando il presupposto fondamentale della pendenza della procedura concordataria.
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Prededucibilità del credito del professionista: no ad automatismi
Due professionisti hanno assistito un'azienda nella preparazione di una domanda di concordato preventivo. La proposta è stata dichiarata inammissibile dal Tribunale e l'azienda è successivamente fallita. I professionisti hanno chiesto che i loro compensi venissero ammessi al passivo con precedenza assoluta. Il Tribunale ha rifiutato, concedendo solo un privilegio semplice. La Cassazione ha confermato questa decisione, stabilendo che la prededucibilità del credito del professionista richiede che l'attività sia stata concretamente utile e che la procedura di concordato sia stata almeno aperta. Poiché il concordato non è mai iniziato, il lavoro svolto non ha portato alcun beneficio reale ai creditori. Di conseguenza, i professionisti hanno perso la causa e i loro crediti non avranno priorità assoluta.
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Prededuzione del credito professionale: negata senza concordato vero
Un avvocato ha chiesto l'ammissione in prededuzione del credito professionale per l'assistenza fornita a una società, prima per una domanda di concordato preventivo con riserva e poi per l'amministrazione straordinaria. Il Tribunale ha ridotto il compenso e negato la prededuzione, applicando le tariffe ministeriali anziché l'accordo scritto, poiché il concordato non era proseguito. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del professionista. Ha stabilito che la prededuzione del credito professionale spetta solo se l'attività è stata concretamente utile alla conservazione del patrimonio aziendale e se la società viene effettivamente ammessa alla procedura concorsuale. Poiché l'attività si era limitata alla sola domanda iniziale con riserva senza alcun seguito, il credito non può essere pagato in via prioritaria.
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Prededuzione del credito professionale: no senza concordato
Un professionista ha chiesto l'ammissione allo stato passivo dell'azienda in amministrazione straordinaria, pretendendo la prededuzione del credito professionale per aver redatto una domanda di concordato preventivo con riserva. Il Tribunale ha invece riconosciuto solo il privilegio, applicando le tariffe ministeriali anziché quelle pattuite, poiché la procedura di concordato non era proseguita. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del professionista, confermando che la prededuzione spetta solo se l'attività ha concretamente aiutato a preservare il patrimonio aziendale e se l'impresa è stata effettivamente ammessa alla procedura concordataria, circostanza non avvenuta nel caso di specie.
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Prededuzione del credito professionale: no alla priorità senza concordato
Un avvocato ha chiesto l'ammissione al passivo di una società in amministrazione straordinaria per oltre un milione di euro di compensi professionali. Il Tribunale ha riconosciuto solo una frazione del credito come privilegiato, negando la prededuzione del credito professionale per l'attività di deposito di una domanda di concordato preventivo con riserva a cui non era seguito alcun piano. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del professionista. I giudici hanno chiarito che la prededuzione del credito professionale spetta solo se la prestazione è stata funzionale alla conservazione del patrimonio aziendale e se il debitore è stato effettivamente ammesso alla procedura di concordato. Poiché la procedura si è interrotta subito dopo la domanda iniziale senza sviluppi, il credito non può essere pagato con priorità assoluta.
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Consecuzione delle procedure: revocata l’ipoteca della banca
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della Curatela Fallimentare contro un istituto di credito. Il Tribunale aveva escluso la revocabilità di un'ipoteca iscritta prima della domanda di concordato preventivo, poi dichiarato inammissibile, ritenendo interrotta la continuità con il successivo fallimento. La Suprema Corte ha invece chiarito che, in base all'articolo 69-bis della Legge Fallimentare, opera il principio della consecuzione delle procedure. Pertanto, il periodo sospetto per l'azione revocatoria deve essere calcolato a ritroso partendo dalla data di pubblicazione della domanda di concordato, anche se questa è stata dichiarata inammissibile, purché sussista una continuità sostanziale dello stato di insolvenza. La causa è stata rinviata al Tribunale per verificare tale presupposto.
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Concordato preventivo: poteri dell’amministratore contro i soci
Un creditore ha impugnato l'omologazione del concordato preventivo di una società a responsabilità limitata, contestando la legittimazione dell'amministratore a presentare la domanda. Secondo il ricorrente, lo statuto limitava i poteri dell'amministratore alla sola ordinaria amministrazione, escludendo atti straordinari come la proposta ai creditori. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che, nel concordato preventivo di una società di capitali, la decisione di presentare la domanda spetta per legge all'organo amministrativo, salvo diversa e specifica previsione dello statuto sociale che il creditore non ha dimostrato. Di conseguenza, l'amministratore era pienamente legittimato a proporre la domanda.
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Concordato preventivo: la Cassazione nega il piano irrealizzabile
Una società metallurgica ha proposto domanda di concordato preventivo con riserva, poi integrata con un piano di continuità aziendale indiretta. Tuttavia, il primo esperto nominato ha rilasciato un'attestazione di fattibilità negativa. Nonostante la successiva presentazione di un'attestazione positiva da parte di un altro professionista, il Tribunale ha dichiarato inammissibile la proposta per manifesta inidoneità del piano e ha dichiarato il fallimento dell'impresa. I soci hanno impugnato la decisione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che il giudice ha il potere di valutare la reale fattibilità del concordato preventivo e la coerenza delle attestazioni, potendo liberamente considerare anche i documenti negativi precedentemente depositati dalla stessa società.
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Concordato preventivo: stop ai rinvii per evitare il fallimento
Una società in liquidazione ha presentato domanda di concordato preventivo con cessione dei beni, proponendo successivamente un'offerta migliorativa. Il Tribunale ha dichiarato inammissibile la domanda e ha pronunciato il fallimento, rilevando che il piano si basava su dati inattendibili, incompleti e privi di adeguate garanzie. La Corte d'Appello ha confermato la decisione. L'ex liquidatore ha fatto ricorso in Cassazione, lamentando la mancata fissazione di una nuova udienza dopo la proposta migliorativa e contestando l'ampiezza del controllo del giudice. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che non esiste l'obbligo di una nuova udienza per ogni modifica della proposta e che il giudice ha il pieno potere di controllare la completezza, la coerenza e la fattibilità della domanda di concordato preventivo.
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Concordato preventivo: scontro sui termini e verdetto a sorpresa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso straordinario proposto da una società in concordato preventivo. Inizialmente, il Tribunale di Reggio Emilia aveva concesso alla debitrice un termine per presentare la proposta di concordato preventivo. Successivamente, la Corte d'Appello aveva revocato tale termine, dichiarando l'incompetenza del tribunale originario a favore di quello di Bologna. Tuttavia, la Cassazione, con una precedente decisione sulla competenza, ha stabilito che il tribunale competente era proprio quello di Reggio Emilia. Di conseguenza, la revoca del termine è stata automaticamente annullata. La Suprema Corte ha quindi dichiarato inammissibile il ricorso per sopravvenuta carenza di interesse, compensando le spese e stabilendo che non si applica il raddoppio del contributo unificato se l'inammissibilità non è originaria.
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Concordato in continuità aziendale: il caso dell’oro sparito
Un'azienda in liquidazione ha affittato il proprio ramo d'azienda a una società terza e ha successivamente proposto un concordato in continuità aziendale, offrendo ai creditori chirografari solo il 3,73%. Una banca creditrice si è opposta, denunciando gravi anomalie patrimoniali, tra cui un enorme ammanco di oro per oltre 16 milioni di euro e l'azzeramento di crediti per 8 milioni. La Corte d'Appello ha omologato il concordato, ritenendo legittimo l'affitto preventivo e non fraudolente le condotte. La Cassazione, pur confermando la compatibilità dell'affitto d'azienda con il concordato in continuità aziendale, ha accolto il ricorso della banca. I giudici di legittimità hanno ritenuto superficiale l'analisi della Corte d'Appello sugli atti di frode, rinviando la causa per un nuovo e approfondito esame delle condotte omissive e decettive della debitrice.
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Concordato in bianco: bilancio mancante ma salvataggio valido
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Fallimento di una società per azioni, confermando la revoca della dichiarazione di fallimento e l'ammissibilità della domanda di concordato in bianco. La società aveva depositato una situazione patrimoniale aggiornata al posto dell'ultimo bilancio d'esercizio, non approvato a causa del decesso improvviso di un socio paritario. I giudici hanno stabilito che l'obbligo di deposito dei bilanci serve a verificare il superamento delle soglie dimensionali di fallibilità. Di conseguenza, l'imprenditore può assolvere questo onere probatorio presentando qualsiasi documentazione contabile equipollente, idonea a dimostrare la reale situazione economica dell'impresa.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione: stop alle spese e al raddoppio
Una società immobiliare ha impugnato in Cassazione il decreto del Tribunale che liquidava centotrentamila euro a favore del commissario giudiziale per l'attività svolta durante un concordato preventivo poi revocato. Successivamente, la società ha depositato un formale atto di rinuncia al ricorso in Cassazione, regolarmente sottoscritto dal proprio legale rappresentante. La Suprema Corte, verificata la sussistenza dei requisiti di legge, ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Non è stata pronunciata alcuna condanna alle spese poiché la controparte non ha svolto attività difensiva. Inoltre, i giudici hanno escluso l'obbligo di versare il raddoppio del contributo unificato, inapplicabile in caso di estinzione per rinuncia.
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Concordato preventivo con riserva: perché il ricorso è inutile
Un'impresa individuale ha richiesto l'accesso alla procedura di concordato preventivo con riserva. Il Tribunale ha concesso un termine per presentare il piano di risanamento, ma ha successivamente rifiutato un'ulteriore proroga, dichiarando inammissibile la domanda. La Corte d'Appello ha respinto il reclamo del debitore. Quest'ultimo si è rivolto alla Corte di Cassazione. I giudici di legittimità hanno dichiarato inammissibile il ricorso. La Cassazione ha stabilito che il provvedimento che nega il concordato preventivo con riserva non è impugnabile con ricorso straordinario. Questo perché il decreto non ha carattere decisorio, ossia non incide in via definitiva su diritti soggettivi con l'efficacia del giudicato, lasciando aperta la possibilità di riproporre la domanda. Di conseguenza, l'imprenditore perde la causa e deve pagare le spese processuali raddoppiate.
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Concordato preventivo: trasparenza contro fallimento
La Societ Debitrice ha proposto un concordato preventivo liquidatorio, ma il Tribunale lo ha dichiarato inammissibile poich il piano non garantiva il pagamento del venti per cento ai creditori chirografari e la relazione dell'esperto non valutava le possibili azioni revocatorie e risarcitorie in caso di fallimento. Di conseguenza, stato dichiarato il fallimento della societ. La Corte d'Appello ha confermato la decisione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della Societ Debitrice, stabilendo che il giudice deve verificare la reale fattibilit del piano e che la relazione dell'attestatore deve obbligatoriamente stimare il valore delle azioni legali recuperatorie per informare correttamente i creditori. Vince la Curatela Fallimentare.
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Prededuzione dei crediti: nessun favore se i vizi sono occulti
Una società creditrice chiede l'ammissione al passivo del fallimento di un'azienda per i costi di sostituzione di tubi d'acciaio difettosi. Il credito viene richiesto in prededuzione dei crediti, basandosi su un accordo transattivo autorizzato dal Tribunale durante il precedente concordato preventivo. Tuttavia, i difetti dei tubi erano vizi occulti, dolosamente taciuti dall'azienda fallita e non menzionati nell'accordo. Il Tribunale di Vicenza accoglie la richiesta, ma la Cassazione ribalta la decisione. La Suprema Corte stabilisce che la prededuzione dei crediti non si estende ai danni da vizi occulti non espressamente inclusi nella transazione autorizzata e taciuti al giudice. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Assegni senza provvista: il concordato non salva dalle sanzioni
L'Amministratore di una Società ha emesso diversi assegni postdatati a favore di alcuni creditori. Poco dopo, la Società ha presentato domanda di concordato preventivo, bloccando i pagamenti per rispettare la parità tra i creditori. La Prefettura ha emesso ordinanze di ingiunzione per l'emissione di assegni senza provvista e senza autorizzazione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della Società, stabilendo che chi emette assegni postdatati assume consapevolmente il rischio della mancanza di fondi al momento della presentazione. Inoltre, la successiva domanda di concordato non esclude la colpa dell'emittente se la crisi era prevedibile al momento dell'emissione dei titoli.
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Sanzioni tributarie e concordato: la crisi non cancella le multe
Una società in liquidazione ha impugnato l'irrogazione di sanzioni per l'omesso versamento di accise, sostenendo che l'ammissione alla procedura di concordato preventivo escludesse la colpevolezza nell'inadempimento. Secondo la ricorrente, il pagamento dei tributi scaduti pochi giorni prima del deposito della domanda avrebbe violato la par condicio creditorum. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che il binomio sanzioni tributarie e concordato segue regole precise: se il presupposto impositivo sorge prima della procedura, il debito è concorsuale e le sanzioni sono legittime. La crisi finanziaria non costituisce forza maggiore e non esonera l'imprenditore dalla responsabilità per il mancato versamento delle imposte, rientrando nel normale rischio d'impresa.
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