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Art. 161 comma 7 legge fallimentare

9 provvedimenti

Prededuzione Credito Professionista: Inammissibilità del Concordato non basta
Un professionista ha chiesto la prededuzione credito professionista per le sue prestazioni, rese per la preparazione di una domanda di concordato preventivo. La domanda di concordato è stata però dichiarata inammissibile, portando al fallimento dell'azienda. Il professionista sosteneva che il suo credito dovesse essere pagato con priorità. La Corte di Cassazione, seguendo un precedente delle Sezioni Unite, ha rigettato il ricorso. Ha stabilito che il credito del professionista è prededucibile solo se la procedura di concordato preventivo viene effettivamente aperta e non solo presentata. La prestazione deve essere funzionale e contribuire alla conservazione o all'incremento del valore aziendale.
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Garanzia rinnovata in concordato: sì alla prededucibilità del credito
Una società creditrice ha chiesto il riconoscimento della prededucibilità del credito sorto dopo aver pagato delle garanzie (fideiussioni) a favore di un'azienda poi fallita. Tali garanzie erano state rinnovate, con autorizzazione del Tribunale, mentre l'azienda si trovava in concordato preventivo. Il Tribunale di merito aveva negato la prededucibilità, considerandole una semplice prosecuzione di un rapporto precedente. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo un principio chiave: il rinnovo autorizzato di una garanzia scaduta è un nuovo contratto. Poiché questo atto è stato 'legalmente compiuto' durante la procedura concorsuale, il credito che ne deriva gode di prededucibilità e deve essere pagato con priorità. La Corte ha quindi dato ragione alla società creditrice.
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Credito prededucibile: parcella negata se il concordato fallisce
La Corte di Cassazione ha negato il riconoscimento del credito prededucibile del professionista che aveva assistito un'azienda nella preparazione di una domanda di concordato preventivo. La domanda era stata dichiarata inammissibile per ben due volte, portando al fallimento della società. Secondo i giudici, la prestazione del professionista non può essere pagata con priorità se non è stata 'funzionale', cioè concretamente utile alla procedura. Poiché il concordato non è mai stato aperto, l'attività svolta non ha prodotto alcun beneficio per la massa dei creditori. Il professionista, inoltre, non ha fornito la prova necessaria a dimostrare il carattere indispensabile della sua opera, che quindi non gode di alcuna preferenza nel riparto delle somme ricavate dal fallimento.
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Atti di straordinaria amministrazione: il no al canone
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di un Tribunale di rigettare la domanda di ammissione al passivo di un credito per canoni di locazione. Il contratto era stato stipulato da una società poi fallita mentre si trovava in concordato preventivo. Poiché l'atto, non autorizzato dal giudice, è stato qualificato come atto di straordinaria amministrazione in quanto pregiudizievole per i creditori, è stato ritenuto inefficace, escludendo così il diritto al pagamento dei canoni.
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Pagamenti preferenziali: reato anche senza omologa
La Corte di Cassazione conferma la condanna per pagamenti preferenziali a carico di un amministratore che aveva saldato due fornitori dopo il rigetto dell'omologa del concordato e prima della dichiarazione di fallimento. Secondo la Corte, tali pagamenti, pur se previsti nel piano iniziale, violano la par condicio creditorum e costituiscono reato in assenza di autorizzazione giudiziale, in quanto danneggiano gli altri creditori.
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Credito prededucibile: sì anche senza concordato aperto
Una società di servizi ha ottenuto il riconoscimento del suo credito come prededucibile nei confronti di un'impresa in amministrazione straordinaria. Il credito era sorto nel periodo successivo alla presentazione di una domanda di concordato preventivo "con riserva" da parte dell'impresa, ma prima dell'effettiva apertura della procedura, che di fatto non è mai avvenuta. L'impresa debitrice ha contestato la prededuzione, sostenendo la mancanza di un nesso funzionale con una procedura mai iniziata. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo che il credito prededucibile previsto dall'art. 161, comma 7, della Legge Fallimentare ha natura "legale" e non "funzionale". La sua finalità è tutelare la continuità aziendale, garantendo i fornitori che continuano a operare con l'impresa in crisi, a prescindere dall'esito della domanda di concordato.
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Credito prededucibile: la Cassazione e il rinvio
La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha rinviato a nuovo ruolo una causa riguardante la natura di un credito prededucibile. Il caso verteva su un credito restitutorio sorto a favore di una società dopo aver pagato una somma in base a un decreto ingiuntivo, successivamente annullato in parte. Il debitore era nel frattempo fallito. Il Tribunale aveva negato la prededucibilità, legando il credito al contratto originario pre-fallimentare. La Cassazione, accogliendo l'istanza del ricorrente, ha deciso di posticipare la trattazione per riunirla a un altro ricorso pendente tra le stesse parti e di analogo contenuto, senza decidere nel merito della questione.
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Ricorso inammissibile: no appello per ordini interinali
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile contro un decreto della Corte d'Appello. Il decreto aveva bloccato il pagamento degli stipendi da parte di una società con beni sotto sequestro penale e in concordato preventivo. La Cassazione ha stabilito che il provvedimento non era definitivo né decisorio su diritti soggettivi, ma un atto interinale di gestione procedurale, e quindi non impugnabile.
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Omesso versamento contributi: no scusa il concordato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un amministratore per omesso versamento contributi previdenziali, chiarendo che la presentazione di una domanda di concordato preventivo non costituisce di per sé una causa di giustificazione. La responsabilità penale viene meno solo in presenza di un esplicito provvedimento del tribunale che vieti il pagamento. Inoltre, la crisi di liquidità aziendale non è considerata una causa di forza maggiore idonea a escludere il reato.
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