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art. 160 Legge Fallimentare

20 provvedimenti

Inadempimento del professionista attestatore: credito negato in Cassazione
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un professionista che chiedeva il pagamento per una relazione di attestazione in un concordato preventivo. Il Tribunale aveva rigettato la sua richiesta, evidenziando l'inadempimento del professionista attestatore, la sua mancanza di indipendenza e le carenze del piano. La Suprema Corte ha confermato questa decisione. Ha ribadito che il credito del professionista non è dovuto se la sua prestazione non è funzionale alla procedura o se l'attestazione è inadeguata. La Corte ha quindi rigettato il ricorso del professionista, condannandolo al pagamento delle spese.
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Compenso professionista concordato preventivo: acconto prevale su richiesta
Un professionista ha richiesto il pagamento del suo compenso per attività svolte nell'ambito di un concordato preventivo per un gruppo di società, inclusa un'azienda in amministrazione straordinaria. Il professionista aveva predisposto una relazione e fornito assistenza. I giudici di merito hanno respinto la sua domanda, ritenendo che avesse già ricevuto un acconto superiore al valore effettivo delle prestazioni rese, considerate di scarsa utilità. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso del professionista. La sentenza ribadisce che il compenso professionista concordato preventivo deve corrispondere all'effettiva utilità del lavoro svolto e che gli acconti già versati vanno considerati.
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Efficacia probatoria delle buste paga: lavoratore vs fallimento
Una lavoratrice con qualifica di dirigente ha chiesto l'ammissione al passivo del fallimento della società datrice di lavoro per ottenere il pagamento di ferie non godute e dell'indennità supplementare di fine rapporto. Il Tribunale ha respinto la domanda, ritenendo le buste paga prive di data certa e inopponibili al fallimento. La Corte di Cassazione ha parzialmente accolto il ricorso, stabilendo che l'efficacia probatoria delle buste paga firmate o timbrate dal datore di lavoro è piena ai fini dell'accertamento del credito nel fallimento. La curatela non può limitarsi a una contestazione generica, ma deve fornire prove contrarie specifiche. Al contrario, la Corte ha confermato l'esclusione dell'indennità supplementare, poiché il licenziamento era coerente con la procedura di concordato preventivo già avviata.
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Imposta di registro su cessione d’azienda: Fisco sconfitto
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la tassazione applicata al trasferimento di due rami d'azienda effettuato in esecuzione di un concordato preventivo con assuntore. L'ufficio pretendeva di tassare autonomamente l'accollo dei debiti aziendali, ritenendolo una disposizione separata e più onerosa. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del fisco, stabilendo che l'imposta di registro su cessione d'azienda deve essere calcolata sul valore netto del compendio trasferito, ossia sulla differenza tra attivo e passivo. L'assunzione dei debiti da parte dell'assuntore non costituisce un atto autonomo, bensì un effetto naturale e necessario del concordato, escluso da tassazione separata ai sensi dell'articolo 21, comma 3, del Testo Unico dell'Imposta di Registro. Vince il contribuente.
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Revoca concordato preventivo: piano inaffidabile porta al fallimento
La Corte di Cassazione ha confermato la revoca ammissione concordato preventivo per una società di costruzioni, dichiarandone il fallimento. Il piano di salvataggio è stato giudicato inattendibile e giuridicamente infattibile a causa di numerose criticità: incertezza sui contratti, dati finanziari poco chiari, pagamenti non autorizzati e un'attestazione del professionista ritenuta incompleta. L'azienda ha presentato ricorso, ma la Suprema Corte lo ha dichiarato inammissibile per motivi procedurali, confermando che la mancanza di trasparenza e la scarsa affidabilità del piano giustificano pienamente il passaggio dalla procedura di concordato al fallimento.
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Fattibilità del piano concordatario: no se dipende da terzi
Un'azienda in crisi ha presentato un piano di concordato basato sulla vendita di un immobile di proprietà di una Banca. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici precedenti: il piano è inammissibile. Il principio sancito è che la fattibilità del piano concordatario non sussiste se il suo successo dipende interamente dalla volontà incerta e non obbligata di un soggetto terzo, in questo caso la Banca che non aveva dato il suo consenso alla vendita. Questa totale aleatorietà rende il piano manifestamente inadatto a soddisfare i creditori, giustificando la dichiarazione di fallimento dell'azienda.
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Fattibilità Concordato: Piano Salva-Azienda Annullato per Reati Omessi
La Corte di Cassazione conferma il fallimento di un'azienda, respingendo il suo piano di concordato. La decisione si basa sulla mancata fattibilità economica del concordato preventivo, viziato da una grave omissione: l'azienda non aveva informato i creditori dell'esistenza di un procedimento penale a carico dei suoi amministratori per reati ambientali. Questo processo comportava rischi economici enormi (sanzioni, sequestri, risarcimenti) non calcolati nel piano. Secondo la Corte, tale omissione ha reso il piano del tutto inaffidabile e ha impedito ai creditori di valutarne la convenienza in modo consapevole, minando alla base la sua realizzabilità.
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Cartella pagamento concordato: è legittima?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 34450/2025, ha stabilito che una cartella di pagamento notificata a un'impresa dopo la domanda di ammissione al concordato preventivo è legittima. Gli interessi moratori e gli aggi di riscossione maturati durante la procedura non sono illegittimi, ma semplicemente inopponibili alla procedura stessa. Questo significa che, pur non potendo essere riscossi nell'immediato, possono essere pretesi in caso di fallimento del concordato. Le sanzioni per violazioni anteriori alla procedura sono dovute per intero.
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Concordato preventivo 20%: no rinvio se infattibile
La Corte di Cassazione conferma la dichiarazione di fallimento di una società. Il suo piano di concordato preventivo 20% è stato rigettato perché non in grado di 'assicurare' il pagamento minimo ai creditori chirografari, data l'enorme massa di debiti privilegiati. La Corte ha stabilito che non esiste un diritto a ottenere un rinvio per modificare una proposta palesemente inammissibile e infattibile fin dall'origine.
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Iscrizione a ruolo straordinario: legittima in concordato
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'Amministrazione Finanziaria può legittimamente procedere con l'iscrizione a ruolo straordinario e notificare la relativa cartella di pagamento anche a una società ammessa alla procedura di concordato preventivo. La Corte ha chiarito che tale procedura non elimina di per sé il pericolo per la riscossione del credito tributario. La cartella, in questo contesto, non è un atto esecutivo (vietato dalla legge fallimentare), ma il titolo necessario per l'ente creditore per insinuarsi al passivo della procedura concorsuale e tutelare le proprie ragioni.
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Compensazione crediti fiscali: Cassazione chiarisce
Una società in liquidazione, dopo un concordato fallimentare, chiede un rimborso IVA. L'Agenzia delle Entrate si oppone, eccependo la compensazione crediti fiscali con un vecchio debito IRES. La Corte di Cassazione, con sentenza n. 22153/2024, annulla la decisione dei giudici di merito. Stabilisce che l'eccezione di compensazione è ammissibile anche senza l'insinuazione del credito al passivo fallimentare e che, in caso di procedure concorsuali consecutive, la data di inizio dell'insolvenza retroagisce a quella della prima domanda di concordato. Il caso è stato rinviato per accertare la corretta data di insorgenza dei rispettivi crediti e debiti.
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Credito prededucibile: quando non è ammesso
La Corte di Cassazione ha negato il riconoscimento di un credito prededucibile a un professionista per l'assistenza in una procedura di concordato preventivo. La Corte ha stabilito che la rinuncia alla domanda di concordato da parte della società, prima del decreto di ammissione, interrompe il nesso di funzionalità necessario, rendendo il credito non prededucibile nel successivo fallimento.
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Compenso professionale: quando è negato per negligenza
Un professionista ha richiesto l'ammissione al passivo fallimentare per un credito di 300.000 euro relativo a una consulenza per un concordato preventivo. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda, negando il compenso professionale a causa della grave negligenza e dell'inutilità della prestazione resa. La Corte ha stabilito che un'attività professionale talmente viziata da non essere funzionale allo scopo del cliente equivale a un inadempimento totale, legittimando il committente (o il curatore fallimentare) a rifiutare il pagamento.
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Relazione attestatore: quando è insufficiente?
La Corte di Cassazione ha confermato il fallimento di una società, respingendo il suo ricorso. La decisione si fonda sull'inadeguatezza della relazione attestatore presentata a supporto della domanda di concordato preventivo. I giudici hanno ritenuto il documento vago, generico e privo di un'analisi approfondita sulla concreta fattibilità del piano, considerandolo una ragione sufficiente e autonoma per rigettare le doglianze dell'impresa.
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Fattibilità giuridica: no al concordato con beni sequestrati
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità di una proposta di concordato preventivo a causa della mancanza di fattibilità giuridica. Il caso riguardava una società i cui beni aziendali erano stati sottoposti a sequestro preventivo penale. La Corte ha stabilito che la valutazione della fattibilità va condotta al momento della presentazione della domanda, e un piano basato sulla futura e incerta liberazione dei beni è inattuabile. Anche il successivo dissequestro a favore della curatela fallimentare non sana l'originaria inammissibilità, poiché i beni restano destinati alla procedura fallimentare e non a quella concordataria.
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Credito d’imposta TFR: quando chiedere il rimborso?
Una società edile in concordato preventivo ha chiesto il rimborso di un credito d'imposta TFR, non potendolo compensare. La Cassazione chiarisce che il termine per la richiesta decorre da quando l'INPS interviene per pagare i TFR, cassando la decisione di merito che aveva fissato un termine diverso.
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Deficit informativo: inammissibile il concordato
Una società di costruzioni ha visto respingere il proprio ricorso contro la dichiarazione di fallimento. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, i quali avevano ritenuto inammissibile la domanda di concordato preventivo a causa di un grave deficit informativo riguardo a un'importante posizione debitoria. La Suprema Corte ha stabilito che, essendo la decisione fondata su più ragioni autonome, il fallimento del motivo di ricorso relativo al deficit informativo era sufficiente a rendere inammissibile l'intera impugnazione.
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Bancarotta preferenziale: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un amministratore condannato per bancarotta preferenziale, documentale semplice e aggravamento del dissesto. La sentenza chiarisce che per configurare il reato di bancarotta preferenziale è sufficiente il dolo specifico, ovvero la volontà di favorire un creditore a scapito degli altri, accettando il rischio di danneggiare la massa creditoria, specialmente se i pagamenti sono diretti a società riconducibili alla stessa famiglia dell'imprenditore.
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Concordato in continuità e nomina del liquidatore
La Cassazione chiarisce che in un concordato in continuità misto, se il piano aziendale è vago sulle modalità di vendita dei beni non essenziali, il tribunale può legittimamente nominare un liquidatore giudiziale per garantire una procedura competitiva e tutelare i creditori, applicando in via sussidiaria l'art. 182 della Legge Fallimentare.
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Termine impugnazione sovraindebitamento: quando scatta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso in una procedura di crisi da sovraindebitamento perché presentato oltre i termini. La decisione stabilisce un principio fondamentale: il termine impugnazione sovraindebitamento decorre dalla comunicazione del provvedimento completo via PEC da parte della cancelleria, e non da una successiva notifica. Il caso riguardava un piano del consumatore respinto perché prevedeva un pagamento ultrannuale per creditori privilegiati.
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