LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 160 legge fall.

7 provvedimenti

Giudice del rinvio: i limiti dopo la Cassazione
La Corte di Cassazione, con ordinanza n. 33346/2023, ha stabilito i precisi limiti dei poteri del giudice del rinvio. Nel caso di specie, una Corte d'Appello, a cui era stata rimessa una causa solo per decidere sull'obbligo di un accantonamento finanziario, aveva erroneamente riesaminato la fattibilità dell'intero piano di concordato, rigettandolo. La Cassazione ha annullato questa decisione, affermando che il giudice del rinvio è vincolato dal principio di diritto e non può rimettere in discussione aspetti della causa già coperti da una decisione definitiva della stessa Corte Suprema.
Continua »
Soglia minima concordato: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 21336/2024, ha confermato che la proposta di concordato preventivo liquidatorio deve garantire inderogabilmente il pagamento di almeno il 20% ai creditori chirografari. La Corte ha rigettato il ricorso di un consorzio la cui proposta, offrendo solo il 14%, era stata dichiarata inammissibile, portando alla dichiarazione di fallimento. È stato chiarito che la soglia minima concordato è un presupposto di ammissibilità della domanda, che non può essere sanato da successive argomentazioni, come la presunta prescrizione di alcuni debiti. La decisione ribadisce la rigidità di tale requisito a tutela dei creditori.
Continua »
Fallimento senza risoluzione: la Cassazione decide
Una società in concordato preventivo liquidatorio viene dichiarata fallita per l'incapacità di adempiere al piano, a causa di mancate vendite e nuovi debiti. La Corte d'Appello revoca il fallimento, ma la Corte di Cassazione cassa la decisione. Il principio affermato è che il fallimento senza risoluzione formale del concordato è legittimo quando emerge o persiste uno stato di insolvenza che impedisce l'esecuzione del piano, come l'incapacità di pagare i debiti prededucibili sorti durante la procedura.
Continua »
Fallimento dopo concordato: sì senza risoluzione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 15851/2024, ha stabilito un principio cruciale in materia di diritto fallimentare. Ha chiarito che è possibile dichiarare il fallimento di un'impresa, precedentemente ammessa a concordato preventivo omologato, che non adempia agli obblighi concordatari. Tale dichiarazione non richiede la preventiva risoluzione del concordato stesso. L'inadempimento del piano concordatario manifesta la persistenza dello stato di insolvenza e legittima una nuova istanza di fallimento. Questa decisione ribalta la precedente interpretazione di una corte d'appello, sottolineando che la risoluzione del concordato e la dichiarazione di fallimento dopo concordato sono due rimedi distinti e non consequenziali.
Continua »
Responsabilità dei sindaci: quando si perde il compenso
La Corte di Cassazione ha stabilito che il compenso dei sindaci di una società poi fallita può essere legittimamente negato se la curatela fallimentare dimostra il loro inadempimento ai doveri di vigilanza. In un caso riguardante la mancata richiesta di autofallimento in una situazione di grave crisi, la Corte ha chiarito che, a fronte dell'allegazione di specifici inadempimenti da parte della curatela, spetta ai sindaci (creditori) provare di aver adempiuto correttamente ai propri obblighi. La sentenza sottolinea la natura attiva del dovere di vigilanza, che non si esaurisce in adempimenti formali ma richiede un intervento concreto per prevenire l'aggravarsi del dissesto, confermando così la stretta connessione tra la responsabilità dei sindaci e il loro diritto al compenso.
Continua »
Mandato professionale: prova e interpretazione del giudice
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 430/2024, ha chiarito importanti principi sull'interpretazione della domanda giudiziale e sulla distinzione tra mandato professionale e procura alle liti. Il caso riguardava la richiesta di compenso di tre avvocati nei confronti di una società che aveva agito come assuntrice in un concordato preventivo, poi revocato. I giudici di merito avevano rigettato la domanda, qualificandola come obbligazione derivante dal concordato e venuta meno con la sua revoca. La Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che la Corte d'Appello aveva erroneamente interpretato la domanda iniziale (causa petendi), che si fondava fin dall'origine su un autonomo mandato professionale conferito dalla società agli avvocati, e non solo sul suo ruolo di assuntrice. La Corte ha quindi cassato la sentenza e rinviato la causa per un nuovo esame.
Continua »
Fattibilità del piano: limiti al controllo del giudice
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 19467/2019, ha rigettato il ricorso della curatela fallimentare contro una decisione della Corte d'Appello che aveva ammesso un'azienda farmaceutica a un concordato preventivo con continuità aziendale. La Corte ha ribadito che il controllo del giudice sulla fattibilità del piano non deve sconfinare in una valutazione di merito sulla convenienza economica, riservata ai creditori. Il sindacato giudiziale si limita a verificare la non manifesta inettitudine del piano a raggiungere gli obiettivi, controllandone la coerenza logica e la plausibilità delle assunzioni, senza sostituirsi all'imprenditore nelle scelte strategiche.
Continua »