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Art. 1590 Codice Civile

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118 provvedimenti

Danno manutentivo: onere della prova del locatore
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una società proprietaria contro una società conduttrice per un risarcimento danno manutentivo. La Corte ha ribadito che l'onere di provare il deterioramento dell'immobile spetta al locatore, il quale deve dimostrare lo stato del bene all'inizio della locazione e il peggioramento al momento della riconsegna. In caso di vendita dell'immobile, si presume che il prezzo di acquisto abbia già tenuto conto dello stato manutentivo, escludendo il diritto al risarcimento per il nuovo proprietario se non prova il contrario.
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Aumento canone locazione: valido per migliorie?
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha stabilito la legittimità di un aumento canone locazione commerciale in corso di contratto. La Corte ha chiarito che l'incremento è valido se connesso a significativi lavori di miglioria finanziati dal locatore che alterano l'equilibrio originario del rapporto, differenziandolo da un mero adeguamento ISTAT. Il ricorso della società conduttrice, che lamentava anche la mancata riduzione di una penale per ritardata riconsegna e il diritto di ritenzione, è stato interamente rigettato.
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Onere della prova locatore: danni e cauzione
Un locatore ha trattenuto il deposito cauzionale per presunti danni all'immobile. La Corte di Cassazione ha dichiarato il suo ricorso inammissibile, sottolineando che l'onere della prova del locatore non si limita a dimostrare il danno, ma include la necessità di provare una corretta contestazione al momento della riconsegna dell'immobile, supportata da richieste istruttorie specifiche e pertinenti.
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IMU leasing risolto: chi paga? La Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10421/2025, ha chiarito la responsabilità ai fini IMU in caso di contratto di leasing risolto con immobile occupato abusivamente. Una società di leasing aveva impugnato un avviso di accertamento IMU per un immobile non restituito dopo la risoluzione del contratto. La Corte ha respinto il ricorso, stabilendo che la soggettività passiva del tributo ricade sul proprietario (la società di leasing) e non sull'occupante, a meno che il proprietario non dimostri di aver sporto formale denuncia per l'occupazione abusiva. L'inerzia del proprietario nel tutelare il proprio diritto esclude la possibilità di esenzione dal tributo.
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Soggetto passivo IMU: chi paga dopo il leasing?
Una società di leasing ha contestato un avviso di accertamento IMU relativo a un immobile il cui contratto di leasing era stato risolto, ma che era rimasto occupato da un terzo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che per ottenere l'esenzione per occupazione abusiva, il proprietario deve dimostrare di aver agito tempestivamente con una denuncia. La mancata azione legale è stata interpretata come tolleranza, confermando che il proprietario è il soggetto passivo IMU.
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Prova della proprietà: onere cruciale nel fallimento
Una società ha richiesto la restituzione di beni mobili trovati nei locali di un'azienda fallita, dei quali era stata conduttrice. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando che l'onere della prova della proprietà dei beni ricade interamente sul richiedente. La Corte ha ritenuto irrilevante la questione sulla legittimità dell'occupazione dei locali, focalizzandosi esclusivamente sulla mancata dimostrazione della titolarità dei beni rivendicati, confermando la decisione del Tribunale.
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Interpretazione contratto locazione: la Cassazione decide
Una controversia sulla ripartizione dei costi di manutenzione di un immobile locato arriva in Cassazione. Il caso verte sull'interpretazione di una clausola contrattuale specifica. La Corte Suprema dichiara inammissibile il ricorso del locatore, stabilendo che non è sufficiente proporre una diversa interpretazione del contratto per contestare la decisione di merito. Questa ordinanza chiarisce i limiti del sindacato di legittimità sull'interpretazione contratto locazione.
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Onere della prova: chi paga i danni all’immobile?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11801/2025, interviene su un caso di locazione tra privati e un ente comunale. Al termine del contratto, i proprietari richiedevano un risarcimento per i danni all'immobile, adibito a scuola. La Corte ha stabilito un principio chiave sull'onere della prova: il locatore deve solo dimostrare il deterioramento del bene; spetta poi al conduttore (l'inquilino) provare che il danno deriva da un uso conforme al contratto o da cause a lui non imputabili. La sentenza d'appello, che aveva posto l'intero onere a carico dei proprietari, è stata annullata con rinvio.
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Indebito arricchimento PA: quando è inammissibile
Un Comune ha citato in giudizio una Provincia per indebito arricchimento, a causa dell'utilizzo di alcuni immobili scolastici senza un contratto valido o dopo la sua scadenza. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando le decisioni dei giudici di merito. Il principio chiave è la sussidiarietà dell'azione di arricchimento: non può essere esperita se il danneggiato dispone di altre azioni specifiche, come quella per il risarcimento del danno da ritardata restituzione o quella diretta contro il funzionario pubblico responsabile.
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Restituzione ramo d’azienda: quando il rifiuto è lecito
Una società concedente rifiutava la restituzione di un ramo d'azienda per attività di ristorazione, adducendo danni significativi. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione d'appello favorevole alla concedente, poiché i giudici di merito avevano erroneamente basato la loro valutazione solo sui danni all'immobile, trascurando completamente quelli, più ingenti, relativi al compendio aziendale. La Suprema Corte ha stabilito che per giustificare il rifiuto della restituzione ramo d'azienda, la valutazione della gravità dell'inadempimento dell'affittuario deve essere completa e non parziale, rinviando il caso per un nuovo esame.
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Risoluzione contratto di locazione: guida completa
Un'impresa conduttrice, dopo aver lasciato un immobile commerciale, si oppone al pagamento di un'indennità per mancato preavviso, sostenendo che la risoluzione del contratto di locazione sia avvenuta per mutuo consenso. A prova di ciò, adduce la riconsegna delle chiavi e una dichiarazione di risoluzione che la società locatrice aveva presentato all'Agenzia delle Entrate. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei gradi precedenti, dichiara il ricorso inammissibile. Stabilisce che né la riconsegna delle chiavi (atto "neutro"), né la comunicazione al fisco (liberamente valutabile dal giudice e con finalità fiscali) costituiscono prove inequivocabili di un accordo risolutorio, ribadendo che la Corte non può riesaminare nel merito i fatti della causa.
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Onere della prova danni immobile: la decisione della Corte
Una società locatrice ha citato in giudizio la società conduttrice per danni all'immobile commerciale. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta, ma la Corte di Cassazione ha annullato tale decisione. Il motivo è stata la motivazione illogica e contraddittoria della sentenza d'appello riguardo alla clausola contrattuale sullo stato del bene, che ha inciso sull'errata attribuzione dell'onere della prova danni immobile. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Rischio locativo: quando il ricorso è inammissibile
Un conduttore di un immobile commerciale adibito a ristorazione, a seguito di un incendio, ha citato in giudizio la propria compagnia assicurativa per ottenere l'indennizzo previsto da una polizza per "rischio locativo". Le sue richieste sono state respinte sia in primo grado che in appello. La Corte di Cassazione ha dichiarato il successivo ricorso inammissibile, evidenziando gravi carenze procedurali. In particolare, il ricorrente non ha riportato nel suo atto le clausole essenziali del contratto di assicurazione, violando il principio di autosufficienza, e non ha contestato tutte le autonome ragioni giuridiche su cui si fondava la decisione d'appello.
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Recesso contratto di locazione: prova della ricezione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 16172/2025, ha rigettato il ricorso di una società conduttrice, stabilendo che il recesso dal contratto di locazione produce effetti solo se il conduttore fornisce la prova dell'avvenuta ricezione della comunicazione da parte del locatore. La Corte ha sottolineato che il recesso è un atto unilaterale recettizio e l'onere della prova grava su chi intende avvalersene. Di conseguenza, è stata confermata la condanna della conduttrice al risarcimento dei danni all'immobile.
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Danno da ritardo: colpa del locatore e riduzione
La Corte di Cassazione ha confermato la riduzione del risarcimento dovuto a un locatore per la tardiva riconsegna di un immobile commerciale. La decisione si fonda sul principio del concorso di colpa del locatore, il quale non ha agito con la dovuta diligenza per recuperare la disponibilità del bene, limitando così il danno risarcibile a una sola mensilità nonostante un'occupazione di tre anni. La Corte ha inoltre rigettato le censure sulla ripartizione delle spese di ripristino e sulla compensazione delle spese legali.
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Novazione contratto di locazione: la decisione
Una società immobiliare ha citato in giudizio un'amministrazione pubblica per il pagamento di canoni e spese relative a un immobile locato. Il cuore della disputa era stabilire se un accordo del 2009 costituisse una novazione del contratto di locazione precedente. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, confermando che l'accordo del 2009 era un contratto nuovo e distinto, e ha chiarito i limiti del sindacato di legittimità sull'interpretazione contrattuale del giudice di merito.
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Onere della prova e danno: il ricorso inammissibile
Un'impresa edile ha citato in giudizio i promissari acquirenti di un immobile per ottenere il risarcimento dei danni derivanti dall'asserita occupazione illegittima, a seguito della dichiarazione di nullità del contratto preliminare. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando le decisioni dei giudici di merito. La Suprema Corte ha ribadito che l'onere della prova del danno spetta a chi lo richiede, e la società ricorrente non è riuscita a dimostrare né l'effettiva occupazione dell'immobile, né l'esistenza di un concreto pregiudizio economico.
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Risarcimento danni locazione: cosa succede se non paghi?
Un tribunale ha condannato un inquilino al risarcimento danni locazione per aver lasciato un appartamento con gravi danneggiamenti, eccedenti la normale usura. Il giudice ha confermato il diritto del proprietario a trattenere il deposito cauzionale e ha ordinato al conduttore, rimasto assente in giudizio, di pagare la somma residua per le riparazioni. La decisione si fonda sulla presunzione di responsabilità del conduttore, il quale non ha fornito alcuna prova a sua discolpa.
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