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Art. 157 Codice di Procedura Civile — Anno 2025

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129 provvedimenti

Altri anni per Art. 157 Codice di Procedura Civile

Onere della prova estratti conto: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29908/2025, interviene sulla questione dell'onere della prova in un contenzioso bancario per la rideterminazione del saldo di conto corrente. Un cliente aveva citato in giudizio la propria banca per l'applicazione di interessi anatocistici. La Corte d'Appello aveva respinto la domanda del cliente per non aver prodotto tutti gli estratti conto. La Cassazione ha cassato tale decisione, stabilendo che in caso di documentazione incompleta, il ricalcolo del saldo deve partire dal primo saldo disponibile, anche se a debito del cliente. Grava su quest'ultimo l'onere di dimostrare l'eventuale illegittimità di tale saldo iniziale.
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Procura speciale nulla: ricorso inammissibile
Una società di costruzioni, condannata in appello per aver danneggiato infrastrutture di telecomunicazione, ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile a causa di una procura speciale nulla, dovuta all'incertezza e all'illeggibilità della firma del legale rappresentante. L'inammissibilità è stata confermata anche per la totale assenza dell'esposizione dei fatti di causa nel ricorso, un vizio formale che impedisce l'esame nel merito. La società ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese legali e a un risarcimento per lite temeraria.
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Risarcimento terzo trasportato: no con un solo veicolo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 26681/2025, ha negato il risarcimento diretto al terzo trasportato in un incidente stradale che ha coinvolto un solo veicolo. Il caso riguardava una passeggera di un motoveicolo ferita a seguito di una collisione con un cervo. La Corte ha stabilito che l'azione speciale prevista dall'art. 141 del Codice delle Assicurazioni richiede necessariamente il coinvolgimento di almeno due veicoli. In assenza di tale presupposto, il passeggero deve agire con l'azione ordinaria prevista dall'art. 144 dello stesso codice.
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Probatio Diabolica: la prova della proprietà è d’obbligo
In una disputa ereditaria su beni immobili, la Corte di Cassazione ha chiarito i limiti della cosiddetta probatio diabolica attenuata. La Corte ha stabilito che, anche quando la controparte non contesta la titolarità originaria del bene, chi agisce in rivendica per ottenere il rilascio di un immobile deve comunque produrre in giudizio il titolo di proprietà, come l'atto notarile di acquisto. La mancata produzione di tale prova fondamentale rende la domanda di rivendica non accoglibile. La sentenza ha quindi cassato la decisione d'appello, che aveva erroneamente esonerato i rivendicanti da tale onere probatorio.
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Liberazione fideiussore: l’onere della prova in banca
La Corte di Cassazione ha stabilito che per la liberazione fideiussore ai sensi dell'art. 1956 c.c., spetta al garante dimostrare la malafede della banca nel concedere ulteriore credito al debitore principale. Il semplice fatto che il garante sia uscito dalla compagine sociale della società debitrice non è sufficiente. L'ordinanza chiarisce inoltre l'inammissibilità delle eccezioni di nullità per violazione di norme antitrust se sollevate tardivamente e senza una rituale allegazione dei fatti nel corso del giudizio di merito.
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Nullità atto introduttivo: la Cassazione fa chiarezza
Un'Azienda Sanitaria Locale chiedeva la restituzione di somme a una cittadina, basando la domanda su una sentenza penale di prescrizione. Il Tribunale rigettava la domanda per genericità dell'atto introduttivo. La Corte d'Appello, invece, accoglieva il gravame, ritenendo che l'atto di appello avesse sanato la carenza iniziale. La cittadina ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando la violazione delle norme sulla nullità dell'atto introduttivo e sul divieto di domande nuove in appello. La Suprema Corte, ravvisando la rilevanza nomofilattica della questione, ha rimesso la causa alla pubblica udienza per un esame approfondito.
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Canone demaniale: calcolo e pertinenze commerciali
La Corte di Cassazione conferma la legittimità del calcolo del canone demaniale basato su valori OMI commerciali per un'area ristorante-bar all'interno di uno stabilimento balneare. Il ricorso della società concessionaria è stato respinto perché i motivi sono stati giudicati inammissibili, in quanto miravano a un riesame dei fatti o erano stati formulati in modo proceduralmente errato, mescolando diverse censure.
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Errore notifica appello: le conseguenze sull’esito
Un contribuente, a seguito di un contenzioso tributario, ha commesso un errore nella notifica dell'appello, indirizzandolo all'Agenzia delle Entrate - Riscossione anziché all'Agenzia delle Entrate, parte del giudizio di primo grado. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. L'errore ha reso la notifica inesistente e, essendo decorso il termine per impugnare, ha causato il passaggio in giudicato della sentenza di primo grado sfavorevole al contribuente.
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Maggiorazione figurativa: no al computo nel privato
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 26755/2025, ha stabilito che la maggiorazione figurativa per il servizio prestato in Aeronautica militare non può essere computata nella posizione assicurativa costituita presso l'INPS. La Suprema Corte ha chiarito che, in caso di passaggio dal regime speciale a quello generale senza aver maturato il diritto a pensione, si considera solo il "servizio effettivo" e non quello "utile", che include gli aumenti convenzionali. Questa interpretazione, avallata anche dalla Corte Costituzionale, bilancia la tutela previdenziale con la sostenibilità del sistema.
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Prova esecuzione lavori: la Cassazione decide
Una società appaltatrice ha citato in giudizio un ente pubblico per il pagamento di lavori di manutenzione. In assenza del certificato formale, ha offerto fatture e testimonianze. I tribunali di merito hanno respinto la richiesta per carenza di prova esecuzione lavori. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che l'onere della prova grava sull'appaltatore e che non è possibile introdurre nuove questioni in sede di legittimità.
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Principio dell’assorbimento: limiti per il TFR
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso degli eredi di un lavoratore il cui rapporto di lavoro quasi quarantennale con una casa di cura è stato riqualificato come subordinato. Pur applicando il principio dell'assorbimento per le differenze retributive, la Corte ha stabilito che le somme pagate in eccesso rispetto ai minimi contrattuali non possono assorbire il Trattamento di Fine Rapporto (TFR). Il TFR, infatti, ha natura di retribuzione differita e matura solo alla cessazione del rapporto, pertanto non può essere compensato con le eccedenze corrisposte durante lo svolgimento del rapporto stesso. La sentenza di merito è stata cassata su questo punto specifico.
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Preclusioni istruttorie: limiti del giudice in appello
In una causa per risarcimento danni da mancato godimento di un immobile in comproprietà, la Cassazione ha annullato la sentenza d'appello. La Corte ha stabilito che le preclusioni istruttorie, come la tardiva produzione di documenti in primo grado, non possono essere rilevate d'ufficio per la prima volta dal giudice d'appello. Se il giudice di primo grado ha esaminato le prove tardive senza obiezioni di parte, il potere di rilevarne l'inammissibilità si è esaurito in quella fase del giudizio.
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Nullità CTU: quando va eccepita secondo la Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società fornitrice di gas, condannata a risarcire un'azienda metalmeccanica per i danni derivanti da un ritardo nell'allacciamento alla rete del metano. Il punto centrale della decisione riguarda la nullità della CTU. La Corte ha stabilito che l'acquisizione di documenti da parte del consulente tecnico, che la parte attrice avrebbe dovuto produrre, costituisce una nullità relativa. Tale nullità deve essere eccepita nella prima difesa utile, altrimenti si considera sanata. Poiché la società ricorrente era rimasta contumace in primo grado, ha perso il diritto di sollevare la questione in appello, rendendo le risultanze della consulenza pienamente utilizzabili.
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Competenza opposizione precetto: vale l’intero credito
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 11371/2025, ha ribadito un principio fondamentale in materia di competenza nell'opposizione a precetto. Analizzando un caso di opposizione all'esecuzione ex art. 615 c.p.c., la Corte ha stabilito che, per determinare il giudice competente (Tribunale o Giudice di Pace), si deve considerare il valore totale del credito indicato nell'atto di precetto e non solo l'importo parziale effettivamente contestato dal debitore. Di conseguenza, ha rigettato il ricorso di un legale che sosteneva la competenza del Giudice di Pace basandosi sulla somma inferiore contestata, confermando la competenza del Tribunale.
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Sentenza inesistente: non fa prova dei fatti
La Corte di Cassazione ha stabilito che una sentenza inesistente, emessa nei confronti di una società già cancellata dal registro delle imprese, non può essere utilizzata come prova per considerare 'incontroversi' i fatti in un successivo giudizio. Il caso riguardava una richiesta di manleva da parte di un'impresa appaltatrice verso gli ex soci di una subappaltatrice, basata su una precedente condanna pronunciata contro la società ormai estinta. La Suprema Corte ha cassato la decisione d'appello, che aveva erroneamente ritenuto la sentenza inesistente valida ai fini della ricostruzione dei fatti, e ha rinviato il caso per un nuovo esame del merito senza poter fare affidamento su tale provvedimento.
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Querela di falso su fotocopia: La Cassazione chiarisce
Un azionista proponeva una querela di falso contestando la propria firma su un atto di trasferimento di azioni, di cui era disponibile solo una fotocopia. Dopo aver perso in primo e secondo grado, e vista respinta l'impugnazione in Cassazione, tentava la via della revocazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso per revocazione inammissibile, ribadendo che tale rimedio non può essere utilizzato per rimettere in discussione la valutazione delle prove fatta dal giudice di merito. La decisione chiarisce che il procedimento di querela di falso può svolgersi anche su una copia, la cui efficacia probatoria è liberamente apprezzata dal giudice.
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ATP in periodo feriale: Cassazione sulla nullità
La Corte di Cassazione interviene su un caso di vizi occulti in una motobarca, oggetto di una Consulenza Tecnica Preventiva (ATP). L'ordinanza stabilisce che un'ATP svolta durante il periodo feriale, senza una formale dichiarazione di urgenza, è affetta da nullità insanabile. Di conseguenza, la Corte d'appello ha errato nel confermare una condanna al risarcimento basata sulle risultanze di tale atto nullo. La sentenza è stata cassata con rinvio per una nuova valutazione che non tenga conto della consulenza invalida.
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Sopraelevazione immobile: quando scatta l’indennità
Una società costruttrice, dopo aver edificato un palazzo, ha trasformato i locali tecnici sul lastrico solare in due nuovi appartamenti. I proprietari originari del terreno avevano citato in giudizio la società in virtù di una clausola contrattuale che prevedeva una compensazione in caso di sopraelevazione. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni dei giudici di merito, rigettando il ricorso della società. È stato stabilito che la trasformazione costituisce a tutti gli effetti una sopraelevazione, facendo scattare il diritto all'indennità di sopraelevazione per gli altri condomini, e che la clausola contrattuale non era nulla.
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Indeterminatezza dell’oggetto: quando un contratto è nullo
La Corte di Cassazione ha confermato la nullità di una scrittura privata del 1987 per indeterminatezza dell'oggetto. L'accordo prevedeva il trasferimento di un immobile come compenso per un'attività di mediazione, ma non specificava in modo univoco il bene. La Corte ha ritenuto che la generica indicazione dell'immobile non fosse sufficiente a soddisfare i requisiti di legge, rendendo l'accordo nullo. È stato inoltre respinto il motivo di ricorso relativo alla presunta errata valutazione di una consulenza tecnica, in quanto le critiche sollevate non sono state ritenute decisive.
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Composizione collegio giudicante: nullità sentenza
Una società costruttrice si opponeva a un decreto ingiuntivo per la fornitura di macchinari. Dopo la condanna in Appello, ricorreva in Cassazione lamentando un vizio procedurale. La Suprema Corte ha annullato la sentenza d'appello perché la composizione del collegio giudicante era mutata tra l'udienza di discussione e la deliberazione della decisione, violando il principio di immutabilità del giudice e causando la nullità insanabile del provvedimento. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello.
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