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Art. 153 Codice della Strada

5 provvedimenti

Omicidio stradale: assolto chi investe il pedone imprevedibile
Un pedone, vestito con abiti scuri, è stato investito e ucciso mentre attraversava improvvisamente una strada provinciale buia in aperta campagna. L'Automobilista, che viaggiava sotto il limite di velocità, è stata assolta dall'accusa di omicidio stradale. La Corte di Cassazione ha confermato l'assoluzione, dichiarando inammissibile il ricorso del familiare della vittima. I giudici hanno stabilito che l'incidente è stato causato esclusivamente dalla condotta imprevista e imprevedibile del pedone. Inoltre, l'uso dei fari abbaglianti non era obbligatorio né consentito, poiché avrebbe potuto abbagliare i veicoli provenienti dal senso opposto di marcia, violando il Codice della Strada.
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Omicidio stradale: assolto perché l’incidente era inevitabile
Un automobilista viene accusato di omicidio stradale per aver investito, di notte in autostrada, un'auto ferma sulla corsia di sorpasso a seguito di un precedente incidente, uccidendo il conducente. La Corte di Cassazione conferma l'assoluzione perché il fatto non costituisce reato. L'ostacolo, un'auto scura in un tratto non illuminato, era difficilmente visibile. L'imputato viaggiava con i fari anabbaglianti, come consentito dalla legge, che offrivano una visuale limitata. I giudici hanno stabilito che, anche rispettando il limite di velocità, l'impatto sarebbe stato inevitabile. Per la condanna per omicidio stradale non basta la prevedibilità dell'ostacolo, ma serve la prova della sua concreta evitabilità.
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Omicidio stradale: velocità inadeguata e causalità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un automobilista condannato per omicidio stradale. L'imputato aveva tamponato un'auto ferma sulla carreggiata a causa di un ostacolo, provocandone la morte del conducente. La Corte ha stabilito che la velocità tenuta dall'imputato, sebbene entro i limiti, era inadeguata alle pessime condizioni meteorologiche. Tale condotta è stata ritenuta la causa scatenante dell'evento, senza che la colpa concorrente della vittima (mancato uso della cintura di sicurezza) potesse interrompere il nesso causale.
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Concorso di colpa: tamponamento e velocità ridotta
Una sentenza della Corte d'Appello ha riformato una decisione di primo grado su un incidente stradale, introducendo il principio del concorso di colpa. Inizialmente, la responsabilità era stata attribuita interamente al conducente di un'auto che aveva tamponato un autoarticolato. La Corte ha invece stabilito una responsabilità del 70% per l'automobilista, a causa dell'eccesso di velocità, e del 30% per il conducente dell'autoarticolato, la cui marcia eccessivamente lenta e senza segnalazioni in galleria costituiva un ostacolo anomalo e pericoloso.
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Omicidio stradale: cintura di sicurezza e colpa
La Corte di Cassazione annulla una condanna per omicidio stradale, stabilendo che i giudici di merito devono valutare attentamente se l'omesso uso della cintura di sicurezza da parte della vittima abbia contribuito alla sua morte. La sentenza sottolinea l'importanza di una motivazione non superficiale sulla rilevanza causale della condotta della persona offesa.
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