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Art. 151 Codice della Crisi d'Impresa

11 provvedimenti

Prova Credito Fallimento: Fatture respinte, il curatore è terzo
Un'azienda fornitrice ha tentato di recuperare un credito di oltre 500.000 euro da un cliente fallito, basando la richiesta solo sulle proprie fatture. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, stabilendo un principio chiave sulla prova del credito nel fallimento: le fatture, da sole, non bastano. Il curatore fallimentare non è un successore dell'azienda, ma un soggetto terzo che tutela tutti i creditori. Pertanto, le normali regole sulla validità delle scritture contabili tra imprese non si applicano. Il creditore ha perso perché non ha fornito prove più solide, come contratti o documenti di trasporto firmati.
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Fideiussore consumatore: competenza e foro esclusivo
Una società assicuratrice ha agito contro il garante di un'azienda agricola presso il tribunale di residenza del garante. Quest'ultimo ha eccepito l'incompetenza territoriale, indicando un diverso foro previsto dal contratto. La Corte di Cassazione ha stabilito che il garante va qualificato come fideiussore consumatore e che, di conseguenza, la clausola sul foro esclusivo è nulla. Poiché la società aveva correttamente avviato la causa presso il foro del consumatore, quest'ultimo non può avvalersi della clausola nulla per spostare la competenza.
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Privilegio fondiario: sì alla liquidazione controllata
Una società finanziaria, creditrice in forza di un mutuo fondiario, avviava un'espropriazione immobiliare contro un debitore. Successivamente, quest'ultimo veniva ammesso alla procedura di liquidazione controllata per sovraindebitamento. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 22914/2024, ha stabilito un principio di diritto fondamentale: il "privilegio fondiario" previsto dall'art. 41 del Testo Unico Bancario, che consente al creditore di proseguire l'azione esecutiva individuale, si applica non solo alla liquidazione giudiziale (l'ex fallimento) ma anche alla liquidazione controllata. La decisione si fonda sull'interpretazione del rinvio normativo operato dal Codice della Crisi, che estende l'intera disciplina, incluse le eccezioni, alla procedura minore.
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Notifica cartella fallimento: legittima per la Cassazione
La Corte di Cassazione ha stabilito la legittimità della notifica di una cartella di pagamento a una società già dichiarata fallita. L'ordinanza chiarisce che tale atto non costituisce un'azione esecutiva vietata, ma un atto prodromico di accertamento del credito tributario, la cui cognizione spetta al giudice tributario. La Corte ha inoltre cassato la sentenza di secondo grado per 'motivazione apparente', in quanto si era limitata a richiamare la decisione di primo grado senza analizzare criticamente i motivi d'appello. La corretta procedura prevede quindi la notifica cartella fallimento per accertare il debito, seguita dall'insinuazione al passivo.
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Notifica cartella fallimento: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che la notifica di una cartella di pagamento a una società già dichiarata fallita è legittima. Tale atto non costituisce un'azione esecutiva vietata, ma è necessario per accertare il credito tributario prima di poterlo insinuare al passivo fallimentare. La Corte ha inoltre annullato la sentenza di secondo grado per 'motivazione apparente', poiché si era limitata a richiamare la decisione precedente senza argomentare nel merito delle censure sollevate.
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Notifica cartella fallimento: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito la piena legittimità della notifica di una cartella di pagamento a una società dopo la dichiarazione di fallimento. La Corte chiarisce che tale atto non costituisce un'azione esecutiva, vietata dalla legge fallimentare, ma un atto di accertamento prodromico e necessario per la successiva insinuazione del credito nel passivo fallimentare. La sentenza impugnata è stata inoltre cassata per 'motivazione apparente', poiché si era limitata a richiamare la decisione di primo grado senza argomentare.
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Debiti tributari e insolvenza: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione (Ord. 25571/2024) chiarisce la gestione dei debiti tributari e insolvenza. I crediti fiscali sorti prima della procedura concorsuale devono essere accertati e le sanzioni sono dovute se il termine di pagamento è scaduto prima dell'apertura della procedura. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva erroneamente diviso la responsabilità tra la società 'in bonis' e la procedura.
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Accertamento tributario e fallimento: la Cassazione
Una società in stato di fallimento ha impugnato un accertamento fiscale relativo a quote di ammortamento e costi non inerenti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo principi fondamentali sull'accertamento tributario in caso di fallimento. In particolare, ha confermato che la giurisdizione per l'accertamento dei crediti tributari rimane in capo al giudice tributario anche durante la procedura concorsuale. Inoltre, ha ribadito l'ampio potere del giudice d'appello di riesaminare nel merito l'intera pretesa fiscale, superando le valutazioni del primo grado.
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Giudicato esterno: limiti in procedura fallimentare
Una società creditrice si è vista respingere la domanda di ammissione al passivo fallimentare per un credito derivante da penali per ritardo, a causa di un successivo accordo ritenuto una rinuncia tacita. La Corte di Cassazione, affrontando la questione di un 'giudicato esterno' favorevole al creditore emerso in un altro processo, ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito che l'accertamento del passivo è una procedura esclusiva e autonoma, e le decisioni dei giudici ordinari non vincolano automaticamente il tribunale fallimentare, proteggendo così l'integrità del concorso tra creditori.
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Domanda tardiva: la Cassazione sui termini perentori
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un istituto di credito che aveva presentato una domanda tardiva di ammissione al passivo in una procedura di liquidazione controllata. La Corte ha stabilito che, anche in questa procedura, tutti i debiti si considerano scaduti al momento della sua apertura, rendendo il ritardo del creditore non giustificabile e la domanda inammissibile.
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Giudicato civile e confisca: il credito è intoccabile
Un professionista e il suo studio legale si sono visti negare l'ammissione del loro credito, pur confermato da decreti ingiuntivi definitivi, nello stato passivo di una società sottoposta a confisca di prevenzione. Il tribunale aveva messo in dubbio il credito stesso. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo un principio fondamentale: nel contesto di giudicato civile e confisca, il giudice della prevenzione non può riesaminare l'esistenza e l'ammontare di un credito già accertato con sentenza civile passata in giudicato. Il suo compito si limita a verificare la buona fede del creditore e la non strumentalità del credito rispetto all'attività illecita.
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