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Art. 15, comma 2-bis, del d.lgs. n. 546 del 1992

15 provvedimenti

Sospensione termini impugnazione: i limiti temporali
L'appello di un contribuente è stato ritenuto tardivo perché il termine per impugnare è scaduto al di fuori della specifica finestra temporale prevista per la sospensione termini impugnazione. La Cassazione ha chiarito che, a prescindere dalla natura dell'atto impugnato, la sospensione opera solo se la scadenza naturale del termine cade in un preciso intervallo di date, confermando così la decisione di inammissibilità.
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Querela di falso: notifica e ricorso tardivo
Un contribuente ha impugnato degli avvisi di accertamento sostenendo la falsità delle firme sulle ricevute di notifica. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 24497/2024, ha rigettato il ricorso, stabilendo che la querela di falso per documenti del giudizio di merito non può essere proposta per la prima volta in sede di legittimità. Di conseguenza, la notifica è stata considerata valida e i ricorsi originari del contribuente sono stati dichiarati inammissibili per tardività.
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Accertamento induttivo: quando è legittimo?
Una società che gestisce un'attività di parrucchiere ha subito un accertamento induttivo per aver dichiarato redditi e perdite ritenuti incongrui rispetto agli elevati costi del personale. L'Agenzia delle Entrate ha ricostruito i ricavi basandosi su presunzioni di antieconomicità, una decisione confermata dai giudici di merito. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del contribuente, stabilendo che una persistente e palese antieconomicità nella gestione (dichiarare utili inferiori agli stipendi dei dipendenti) costituisce una presunzione grave, precisa e concordante che legittima la rettifica del reddito, anche in presenza di contabilità formalmente corretta.
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Motivo composito: inammissibile nel ricorso tributario
Un contribuente ha impugnato un avviso di liquidazione per un maggior valore accertato su un terreno edificabile. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, dichiarando inammissibili i principali motivi perché formulati come 'motivo composito', ovvero mescolando in un'unica censura vizi di violazione di legge e di motivazione. La Corte ha inoltre confermato il diritto dell'Agenzia delle Entrate a ottenere il rimborso delle spese legali anche se difesa da un proprio funzionario.
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Imposta unica scommesse: Cassazione e CTD
Un centro di trasmissione dati, agendo per conto di un bookmaker estero, ha contestato un avviso di accertamento relativo all'imposta unica scommesse. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che anche gli intermediari privi di concessione sono soggetti passivi del tributo. La pronuncia stabilisce la piena compatibilità della normativa con il diritto nazionale ed europeo, in particolare per i periodi d'imposta successivi al 2010, escludendo che si tratti di un'imposta sul volume d'affari vietata.
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Imposta unica scommesse: CTD responsabile in solido
Un gestore di un centro trasmissione dati (CTD) che raccoglieva scommesse per un bookmaker estero è stato ritenuto responsabile per il pagamento della imposta unica scommesse. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, confermando il principio della responsabilità solidale tra il gestore del CTD e il bookmaker. La Corte ha ribadito che l'imposta si applica a tutte le scommesse raccolte in Italia, indipendentemente dalla sede dell'operatore, basandosi su una giurisprudenza ormai consolidata.
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Fatture false: onere della prova e società cartiere
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30025/2025, ha rigettato il ricorso di una società e dei suoi soci contro avvisi di accertamento per l'utilizzo di fatture false emesse da una 'società cartiera'. La Corte ha confermato che, in caso di operazioni soggettivamente inesistenti, l'onere della prova sull'effettività delle prestazioni e sulla buona fede del contribuente spetta a quest'ultimo. È stato inoltre chiarito che le nuove norme sull'onere della prova (L. 130/2022) non sono retroattive e non modificano i principi consolidati in materia di fatture false.
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Spese di lite Agenzia Entrate: quando sono dovute?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un contribuente contro un avviso di accertamento per una plusvalenza non dichiarata. La Corte ha confermato la spettanza delle spese di lite all'Agenzia delle Entrate anche quando si difende con propri funzionari, oltre a validare la notifica dell'appello, la sottoscrizione delegata dell'atto e la motivazione dell'accertamento. La sentenza ribadisce principi consolidati in materia di contenzioso tributario.
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Intervento ente creditore: legittimo anche senza chiamata
Un contribuente ha impugnato una cartella esattoriale per una tassa automobilistica, contestando la validità dell'intervento volontario dell'ente impositore nel processo, dato che non era stato chiamato in causa dall'agente della riscossione. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'intervento ente creditore è sempre legittimo, in quanto titolare della pretesa tributaria, a prescindere dalla chiamata in causa. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto.
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Società cancellata: notifica fiscale valida 5 anni
La Corte di Cassazione ha stabilito che la notifica di un avviso di accertamento fiscale a una società cancellata dal registro delle imprese è legittima se avviene entro cinque anni dalla cancellazione. In questo caso, un ex socio e liquidatore ha impugnato un accertamento IVA notificato dopo la cancellazione della società. La Corte ha rigettato il ricorso, applicando l'art. 28 del d.lgs. 175/2014, che introduce una 'finzione giuridica' di sopravvivenza della società ai soli fini fiscali, confermando che l'ex liquidatore mantiene la rappresentanza legale per ricevere gli atti e difendersi in giudizio.
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Sanzioni amministrative tributarie: la Cassazione chiarisce
Una società impugna una sanzione per acquisti senza fattura, lamentando vizi procedurali. La Cassazione respinge il ricorso, stabilendo che per le sanzioni amministrative tributarie non è necessario il contraddittorio preventivo. Chiarisce inoltre che la segnalazione da un ufficio diverso da quello competente non invalida l'atto e che l'onere della prova per giustificare un pagamento spetta al contribuente.
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Notifica PEC cartella esattoriale: la Cassazione fa chiarezza
Una società ha impugnato un'intimazione di pagamento, sostenendo l'invalidità della notifica PEC della cartella esattoriale perché trasmessa come semplice file .pdf non firmato digitalmente. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la notifica PEC cartella esattoriale è pienamente valida anche in formato .pdf, poiché il sistema stesso garantisce l'integrità e la provenienza del documento. La Corte ha inoltre respinto le doglianze sulla carenza di motivazione e su presunti vizi procedurali.
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Prescrizione crediti fiscali: la guida della Cassazione
Un contribuente ha impugnato diverse cartelle esattoriali per vizi di notifica e per la maturata prescrizione dei crediti fiscali. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 15864/2025, ha rigettato il ricorso, fornendo importanti chiarimenti. Ha ribadito che la prescrizione per i tributi erariali, una volta divenuto definitivo l'atto impositivo, è decennale. Al contrario, per sanzioni e interessi, il termine di prescrizione è quinquennale. La Corte ha inoltre considerato inammissibili o infondate le censure del contribuente relative ai vizi di notifica, confermando la validità degli atti interruttivi posti in essere dall'agente della riscossione.
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Imposta di Registro: esenzione per cause di basso valore
Un contribuente ha impugnato un avviso di liquidazione dell'imposta di registro relativo a un'ordinanza in una causa di valore inferiore a 1.000 euro. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che l'esenzione prevista dalla legge si applica a tutte le cause di modesto valore (fino a 1.033 euro), indipendentemente dal giudice o dal grado di giudizio, al fine di ridurre i costi della giustizia per i cittadini.
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Notifica cartella di pagamento: le regole della Cassazione
Un contribuente contesta una intimazione di pagamento, eccependo l'irregolare notifica della cartella di pagamento e la prescrizione dei crediti. La Corte di Cassazione accoglie parzialmente il ricorso, stabilendo la prescrizione quinquennale per sanzioni e interessi e precisando le formalità necessarie per la notifica a un familiare convivente, rinviando il caso a nuovo esame.
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