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Art. 1497 Codice Civile

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132 provvedimenti

Vizio del bene venduto: risoluzione e garanzia
Un centro medico acquista un mammografo che si rivela eccessivamente rumoroso. La Corte di Cassazione conferma la risoluzione del contratto a causa di un grave vizio del bene venduto, ritenendo il macchinario inidoneo all'uso. Il venditore deve restituire il prezzo, ma la richiesta di risarcimento danni dell'acquirente viene respinta per mancanza di prove. L'importatore non è ritenuto responsabile.
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Buona fede contrattuale: rifiutare la riparazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 3184 del 2024, ha stabilito che l'acquirente di un macchinario difettoso viola il principio di buona fede contrattuale se rifiuta l'offerta del venditore di sostituire la componente difettosa, qualora tale soluzione sia idonea a risolvere il problema senza un apprezzabile sacrificio. Tale rifiuto ingiustificato impedisce di considerare inadempiente il venditore. La Corte ha inoltre chiarito che i vizi procedurali relativi a consulenze tecniche svolte all'estero senza rogatoria internazionale costituiscono una nullità relativa, sanabile se non eccepita tempestivamente.
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Cessione d’azienda: canna fumaria non a norma
La Corte di Cassazione ha confermato la risoluzione di un contratto di cessione d'azienda avente ad oggetto un'attività di ristorazione. La non conformità della canna fumaria è stata ritenuta un inadempimento grave, poiché incide su una qualità essenziale per l'esercizio dell'attività. La responsabilità del venditore sussiste anche se l'acquirente ha effettuato sopralluoghi, in virtù del dovere di buona fede. Le successive modifiche apportate dall'acquirente non eliminano la gravità dell'inadempimento originario.
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Garanzie cessione quote: prescrizione e vizi dei beni
Una società acquirente ha contestato il minor valore del magazzino di un'azienda vinicola acquisita tramite cessione di quote, a causa della scarsa qualità del vino. La Corte di Cassazione, ribaltando le decisioni precedenti, ha stabilito che le garanzie contrattuali sulla consistenza patrimoniale (c.d. business warranties) sono soggette alla prescrizione ordinaria decennale e non a quella breve di un anno prevista per la vendita di beni. Questo principio si applica anche quando il vizio riguarda un bene specifico, come il vino in magazzino, poiché l'oggetto della vendita sono le partecipazioni sociali e non i singoli beni.
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Agibilità immobile locato: obblighi del locatore
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una società conduttrice che aveva sospeso il pagamento dei canoni per la mancata consegna del certificato di agibilità. Secondo la Corte, in assenza di patti contrari o vizi strutturali dell'immobile, l'onere di ottenere i titoli amministrativi per l'esercizio dell'attività commerciale ricade sul conduttore, rendendo ingiustificata l'interruzione dei pagamenti.
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Vizi cessione d’azienda: quando non si ha diritto
La Corte di Cassazione ha stabilito che non tutti i difetti in una cessione d'azienda costituiscono un vizio che dà diritto alla riduzione del prezzo. Nel caso specifico, riguardante l'acquisto di un ramo d'azienda con case di riposo, la Corte ha rigettato le richieste dell'acquirente. È stato chiarito che la minor valutazione dell'avviamento, la mancanza di crediti promessi e i difetti strutturali facilmente riconoscibili non rientrano nella nozione di "vizio della cosa venduta" (art. 1490 c.c.), ma afferiscono ad altri rimedi legali, come la risoluzione per inadempimento o l'annullamento del contratto, che la parte non aveva richiesto. La sentenza sottolinea l'importanza di inquadrare correttamente l'azione legale in base alla natura dei vizi nella cessione d'azienda.
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Doppio della caparra: recesso per inadempimento
La Corte d'Appello di Cagliari, in sede di rinvio, ha condannato i promittenti venditori di quote societarie a restituire il doppio della caparra confirmatoria. La decisione si fonda sul grave inadempimento dei venditori, che avevano taciuto l'esistenza di vincoli e finanziamenti agevolati gravanti sulla società, legittimando così il recesso della parte acquirente e la sua richiesta di ottenere il doppio della caparra versata, per un totale di 200.000 euro.
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Nullità della CTU: quando si sana il vizio?
Una società venditrice di tessuti ricorre in Cassazione contro la risoluzione di un contratto per merce non conforme, lamentando la nullità della CTU. La Corte Suprema rigetta il ricorso, specificando che la nullità della CTU è relativa e si considera sanata se non viene formalmente eccepita nella prima difesa utile dopo il deposito della perizia. Una semplice richiesta di rinnovazione delle indagini non equivale a sollevare l'eccezione.
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Inadempimento preliminare: immobile senza qualità
Una coppia di acquirenti recede da un contratto preliminare poiché l'appartamento promesso risulta privo delle qualità essenziali per l'abitazione. La Corte di Cassazione conferma la decisione dei giudici di merito, ritenendo grave e legittimante il recesso l'inadempimento preliminare della venditrice. L'immobile, infatti, non era idoneo all'uso pattuito, integrando una violazione contrattuale di non scarsa importanza che giustifica la restituzione del doppio della caparra.
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Inadempimento grave: quando non c’è risoluzione
Un acquirente chiede la risoluzione del contratto per un divano difettoso. La Cassazione nega l'inadempimento grave perché il venditore si è subito attivato in buona fede per la sostituzione, ritenendo il ritardo non sufficiente a giustificare la fine del rapporto contrattuale.
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Vizi della cosa venduta: quando è aliud pro alio?
Un acquirente cita in giudizio un'azienda di arredamento per la difformità di una camera da letto. La Cassazione chiarisce la distinzione tra 'aliud pro alio' e semplice mancanza di qualità, ritenendo che se il bene assolve alla sua funzione principale, non si tratta di 'aliud pro alio'. Di conseguenza, si applicano i termini di prescrizione più brevi per i vizi della cosa venduta, e nel caso di specie, l'azione dell'acquirente è stata dichiarata prescritta.
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Mutamento della domanda: quando non si può cambiare
Una società fornitrice di carburante ha visto annullare la sentenza a lei sfavorevole dalla Corte di Cassazione. La società acquirente aveva contestato la fornitura basandosi su difetti emersi in corso di causa, diversi da quelli inizialmente lamentati. La Corte ha stabilito che tale comportamento costituisce un inammissibile mutamento della domanda, poiché introduce un nuovo tema di indagine non presente nell'atto iniziale, ledendo il diritto di difesa della controparte. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello.
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Qualità promessa del bene: onere della prova in giudizio
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione della Corte d'Appello in una controversia sulla compravendita di un macchinario. La società acquirente non è riuscita a soddisfare l'onere della prova riguardo a una specifica qualità tecnica che sosteneva fosse stata promessa. La Suprema Corte ha ribadito che la valutazione delle prove spetta al giudice di merito e che i motivi di ricorso devono essere specifici e non possono mirare a un riesame dei fatti.
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Inadempimento contratto preliminare: quando è grave?
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di inadempimento di un contratto preliminare per la vendita di quote di una società immobiliare. La promissaria acquirente si era rifiutata di stipulare il definitivo, lamentando vari inadempimenti della controparte, tra cui la mancata cancellazione di un'ipoteca. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando le decisioni dei giudici di merito. È stato stabilito che l'inadempimento più grave, tale da giustificare il recesso della parte venditrice e la ritenzione della caparra, era quello della parte acquirente, che si era rifiutata di pagare la quasi totalità del prezzo a fronte di presunte mancanze della controparte ritenute di scarsa rilevanza.
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Finzione avveramento condizione: quando si applica?
La Corte di Cassazione ha chiarito i limiti della finzione di avveramento della condizione in un contratto di cessione di quote sociali. Il pagamento del saldo era subordinato all'ottenimento di autorizzazioni ambientali da parte della società le cui quote erano state cedute. Poiché la condizione non si è verificata, il venditore ha agito in giudizio sostenendo che l'inerzia degli acquirenti avesse impedito l'avveramento. La Corte ha respinto il ricorso, specificando che la finzione di avveramento della condizione richiede una condotta dolosa o colposa e non una semplice inerzia, a meno che non esista un obbligo specifico di agire, che in questo caso non gravava sugli acquirenti ma sulla società target.
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Documenti in appello: quando sono decisivi?
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza d'appello che aveva respinto la richiesta di nullità di una compravendita immobiliare. La Corte ha stabilito che i giudici di secondo grado hanno errato nel non considerare nuovi documenti in appello, provenienti dalla Regione, che attestavano la grave abusività dell'immobile. Tali documenti, secondo la Suprema Corte, avevano un carattere potenzialmente decisivo e dovevano essere attentamente esaminati, in quanto idonei a modificare l'esito della controversia.
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Cessione contratto di leasing: chi può agire?
Un utilizzatore aveva stipulato un contratto di leasing per un'auto di lusso rivelatasi difettosa. Dopo aver intentato causa, ha ceduto il contratto a un terzo. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito che a seguito della cessione del contratto di leasing, l'utilizzatore originario perde la legittimazione ad agire per la risoluzione, poiché l'intera posizione contrattuale, con diritti e doveri, si trasferisce al nuovo soggetto (cessionario). La Corte ha inoltre rigettato le doglianze sulla nullità del contratto per omessa indicazione del TAEG e del diritto di recesso, ritenendole infondate.
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Vizi Urbanistici: annullata la sentenza d’appello
Una società di costruzioni acquista un terreno con permesso di costruire, ma scopre vizi urbanistici nel progetto originario che impediscono di realizzare delle varianti. La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza d'appello che aveva dato torto alla società, rilevando una grave contraddizione nella motivazione del giudice. Il caso è stato rinviato per una nuova decisione che dovrà tenere conto della responsabilità delle venditrici per i difetti del progetto ceduto.
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Mancanza qualità promesse: la Cassazione sui vizi
Una società acquista macchinari industriali che si rivelano privi di una funzione chiave. Dopo un lungo iter giudiziario, la Corte di Cassazione nega la risoluzione del contratto, qualificando il difetto come una mancanza qualità promesse di non grave entità, che giustifica solo una riduzione del prezzo e il risarcimento. La sentenza stabilisce anche un importante principio sulla ripartizione delle spese legali: l'acquirente, parzialmente vittorioso, non deve pagare le spese dei terzi chiamati in causa dal venditore.
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Riduzione del prezzo: l’appello e il giudicato interno
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'impresa di arredamenti contro la decisione della Corte d'Appello che aveva concesso a una cliente una significativa riduzione del prezzo per vizi e difetti nella fornitura di arredi per un salone. La Suprema Corte ha chiarito importanti principi procedurali, specificando che l'accoglimento nel merito di un appello implica il rigetto implicito dell'eccezione di inammissibilità e che l'impugnazione riapre la cognizione sull'intera questione controversa, impedendo la formazione di un giudicato interno su singole argomentazioni.
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