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Art. 149 Codice della Strada

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28 provvedimenti

Mancanza di querela: condanna annullata per lesioni
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per lesioni stradali gravi. Nonostante i fatti fossero accertati, la recente Riforma Cartabia ha reso il reato procedibile solo su querela della persona offesa. Poiché nel fascicolo non era presente alcuna querela, e i termini per presentarla erano scaduti, la Corte ha dichiarato l'estinzione del reato per mancanza di querela, annullando la sentenza senza rinvio.
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Concorso di colpa: tamponamento e velocità ridotta
Una sentenza della Corte d'Appello ha riformato una decisione di primo grado su un incidente stradale, introducendo il principio del concorso di colpa. Inizialmente, la responsabilità era stata attribuita interamente al conducente di un'auto che aveva tamponato un autoarticolato. La Corte ha invece stabilito una responsabilità del 70% per l'automobilista, a causa dell'eccesso di velocità, e del 30% per il conducente dell'autoarticolato, la cui marcia eccessivamente lenta e senza segnalazioni in galleria costituiva un ostacolo anomalo e pericoloso.
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Responsabilità sinistro stradale: svolta e prova
Un conducente, ritenuto responsabile per un incidente avvenuto durante una sua svolta a sinistra, ricorre in Cassazione. Lamenta un'errata applicazione delle norme sulla responsabilità sinistro stradale e vizi procedurali. La Corte rigetta il ricorso, confermando che chi effettua manovre pericolose deve provare di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno, e chi eccepisce vizi procedurali deve farlo tempestivamente nel grado di giudizio in cui si verificano.
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Ricorso inammissibile: quando è generico e reiterativo
La Cassazione dichiara un ricorso inammissibile per un caso di omicidio colposo stradale. I motivi sono stati giudicati generici e reiterativi, e la prescrizione non era maturata grazie al raddoppio dei termini. L'imputato sosteneva che un'altra persona fosse alla guida, ma le prove e la sua condotta processuale indicavano il contrario.
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Omicidio stradale cooperazione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per omicidio stradale in cooperazione a carico di due automobilisti. Il primo per aver trasportato un carico sporgente e non assicurato, il secondo per averlo tamponato, causando lo spostamento del carico che ha colpito mortalmente un passeggero. La sentenza chiarisce i principi di prevedibilità dell'evento e la responsabilità concorrente in caso di violazione delle norme sulla circolazione stradale, evidenziando come l'omicidio stradale cooperazione si configuri anche quando le condotte colpose sono diverse ma convergenti nel causare l'evento letale.
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Valutazione prove: il rapporto dei CC batte i testi?
Un motociclista contesta la decisione che lo ritiene unico responsabile di un sinistro, lamentando che la Corte d'Appello abbia privilegiato il rapporto dei Carabinieri rispetto alle testimonianze. La Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, ribadendo l'ampio potere del giudice nella valutazione delle prove e nel ricostruire i fatti, anche discostandosi dalle dichiarazioni testimoniali se ritenute meno attendibili di altri elementi oggettivi.
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Omicidio stradale: la sanzione accessoria
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un automobilista condannato per omicidio stradale a seguito di un tamponamento a catena che ha causato la morte della figlia. La Corte chiarisce i criteri per la determinazione della sanzione accessoria della sospensione della patente, affermando che non ci si deve basare solo sull'entità del danno (la morte), ma anche sulla gravità delle violazioni commesse. Viene inoltre confermata l'irrilevanza dell'accertamento della velocità di un terzo veicolo, il cui impatto è stato ritenuto inevitabile data la brevissima sequenza temporale degli eventi.
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Omicidio stradale: cintura di sicurezza e colpa
La Corte di Cassazione annulla una condanna per omicidio stradale, stabilendo che i giudici di merito devono valutare attentamente se l'omesso uso della cintura di sicurezza da parte della vittima abbia contribuito alla sua morte. La sentenza sottolinea l'importanza di una motivazione non superficiale sulla rilevanza causale della condotta della persona offesa.
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