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Art. 1484 Codice Civile

32 provvedimenti

Immobile con abusi: la risoluzione contratto preliminare non è automatica
Un acquirente ha stipulato un contratto preliminare per l'acquisto di un immobile, versando una caparra. Ha poi scoperto irregolarità urbanistiche, inclusa una dependance abusiva successivamente demolita. L'acquirente ha chiesto la risoluzione contratto preliminare e la restituzione delle somme. I giudici di merito hanno accolto la domanda, ritenendo grave l'inadempimento del venditore. La Cassazione ha cassato la sentenza, precisando che la risoluzione per evizione parziale non è automatica. Il giudice deve valutare se la parte mancante fosse essenziale per l'acquirente, ovvero se questi non avrebbe acquistato l'immobile senza quella specifica porzione.
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Regolamento di confini: estensione dei terreni e prova del danno
La proprietaria di un fondo ha promosso un'azione di regolamento di confini contro la società confinante, chiedendo la rimozione di una recinzione abusiva e il rilascio del terreno occupato. La società ha eccepito l'usucapione della striscia contesa e ha chiamato in garanzia i venditori per evizione parziale. I giudici di merito hanno accolto la linea di confine individuata dal perito d'ufficio, rigettando sia l'usucapione sia la richiesta di indennizzo verso i venditori per mancata prova del danno. La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi di entrambe le parti, confermando la piena validità della perizia tecnica. La Suprema Corte ha ribadito che la contestazione del perimetro e la richiesta di rilascio non trasformano la causa in una rivendicazione di proprietà.
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Abusi Edilizi: Vendita Immobile con Vincoli Nascosti o Conoscibili?
Un acquirente ha comprato un appartamento con abusi edilizi, per i quali il venditore aveva dichiarato una domanda di sanatoria in corso e garantito il pagamento degli oneri. Anni dopo, l'acquirente ha scoperto che la sanatoria era solo parziale e che l'immobile ricadeva in un'area con vincoli paesaggistici assoluti, rendendo gli abusi irsanabili. Ha demolito la parte abusiva e venduto l'immobile a un prezzo inferiore, chiedendo i danni. La Corte d'Appello aveva dato ragione all'acquirente. La Corte di Cassazione, invece, ha cassato la sentenza, stabilendo che i vincoli urbanistici generali sono di pubblica conoscenza. Pertanto, la responsabilità del venditore per la vendita immobile con abusi edilizi dipende dalla concreta conoscenza o conoscibilità di tali vincoli da parte dell'acquirente al momento del rogito. La causa torna in appello per una nuova valutazione.
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Immobile con Irregolarità Urbanistiche: la Cassazione dà ragione al Venditore
Un'Azienda ha acquistato un immobile e ha citato in giudizio il Venditore per ottenere un risarcimento a causa di **irregolarità urbanistiche immobile** e spese di ripristino. L'Azienda sosteneva di aver subito un'evizione limitativa. Il Venditore si è difeso affermando che l'Azienda era a conoscenza delle difformità prima dell'acquisto. I giudici di merito hanno respinto la domanda dell'Azienda, ritenendo provata la sua consapevolezza. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso dell'Azienda inammissibile, confermando che non si può chiedere una nuova valutazione dei fatti in sede di legittimità. L'Azienda ha perso e dovrà pagare le spese legali.
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Evizione parziale del terreno: risarcimento senza colpa
Un acquirente compra un fondo da più venditori, ma in seguito subisce l'evizione parziale del terreno per via di diritti altrui su una porzione dell'area. L'acquirente chiede il risarcimento del danno subito a tutti i venditori comproprietari. I giudici di secondo grado negano la tutela contro la maggior parte dei venditori perché l'acquirente aveva comunque realizzato il fabbricato previsto e non aveva formalmente chiesto la riduzione del prezzo. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del compratore. I giudici di legittimità stabiliscono che la perdita del bene attribuisce all'acquirente il diritto al risarcimento integrale del valore economico perso. Tale garanzia opera in modo oggettivo per la sola perdita subita, indipendentemente dalla colpa dei venditori o dalla tipologia di domanda proposta.
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Abusi edilizi compravendita: chi paga i danni?
La Corte d'Appello ha ribaltato una sentenza di primo grado riguardante gravi abusi edilizi compravendita. Una società acquirente aveva scoperto che parte degli immobili acquistati era priva di titoli abilitativi necessari, poiché situati in un centro abitato già negli anni '40. La Corte ha condannato la venditrice al risarcimento dei costi di sanatoria e demolizione, confermando che la responsabilità del venditore sussiste anche se l'abuso è scoperto anni dopo il rogito.
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Garanzia per evizione: se il terreno è pubblico paga il venditore
Una società acquista un'area vicino al Lago di Garda credendola privata, ma l'Autorità di Bacino ne accerta la natura pubblica (demanio lacuale) e chiede un indennizzo per occupazione abusiva. La società chiama in causa gli eredi dei venditori chiedendo la garanzia per evizione. Il Tribunale Superiore delle Acque condanna la società a pagare l'indennizzo e riconosce solo in parte la garanzia. La Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso della società sul punto specifico, stabilisce che la garanzia per evizione obbliga i venditori a rimborsare all'acquirente anche tutte le spese legali sostenute per difendersi in giudizio contro l'ente pubblico. Vince la società acquirente, che ottiene il rimborso delle spese processuali dai venditori.
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Evizione parziale: guida pratica alla garanzia
La Corte d'Appello di Napoli ha affrontato un caso di evizione parziale riguardante un immobile le cui pertinenze, vendute come esclusive, sono risultate condominiali. La sentenza chiarisce che la riduzione del prezzo costituisce un debito di valuta, escludendo la rivalutazione automatica, pur confermando il diritto al risarcimento per la perdita di valore commerciale del bene.
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Diritto d’uso lastrico solare: quando è inesistente?
Il Tribunale ha accertato l'inesistenza di un diritto d'uso lastrico solare su una copertura di proprietà esclusiva, rigettando la tesi della terrazza a livello. Il venditore è stato condannato al risarcimento per evizione parziale, dovendo restituire parte del prezzo e manlevare il compratore dai costi di ripristino dei luoghi.
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Evizione parziale: l’acquirente finale non può citare il fallimento
Una società acquista un terreno da un'altra che lo aveva comprato a un'asta fallimentare. Successivamente, si scopre che parte del terreno era stata inclusa per errore nella vendita originale. L'acquirente finale subisce quindi una evizione parziale da vendita fallimentare e chiede i danni direttamente al Fallimento. La Corte di Cassazione respinge la richiesta, stabilendo un principio chiaro: il diritto al risarcimento per l'evizione spetta solo all'acquirente diretto dalla procedura fallimentare (l'aggiudicatario). L'acquirente finale può agire solo contro il proprio venditore diretto, non può 'saltare la catena' e rivolgersi al venditore originario. Vince quindi il Fallimento.
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Distanza costruzioni: quando un muro è opera?
Una recente sentenza della Cassazione chiarisce la disciplina della distanza costruzioni. Un muro di contenimento che supporta un terrapieno artificiale è considerato a tutti gli effetti una "costruzione" e deve rispettare le distanze legali dal confine. La Corte ha stabilito che l'azione di demolizione va intentata contro l'attuale proprietario, il quale è però tutelato da una garanzia nei confronti del venditore che ha realizzato l'opera illecita.
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Riscatto agrario: requisiti soggettivi e prova
La Corte di Cassazione chiarisce le condizioni per esercitare il riscatto agrario, confermando che il diritto spetta al singolo coltivatore diretto, anche se socio di una società agricola familiare, purché sia provato che coltivi personalmente il fondo. La presenza di un affittuario sul terreno oggetto di vendita non osta al riscatto se la sua attività agricola non è stabile e continuativa. L'acquirente che subisce il riscatto non può chiedere la restituzione del prezzo al venditore, ma solo il risarcimento del danno per evizione, previa dimostrazione della colpa.
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Prova usucapione: coltivare non basta, serve di più
Un soggetto sosteneva di aver acquisito per usucapione una porzione di terreno basandosi sulla sua coltivazione per oltre vent'anni. Dopo una decisione favorevole in secondo grado, la Corte di Cassazione ha annullato la sentenza, stabilendo che per la prova usucapione non è sufficiente la semplice coltivazione. È indispensabile dimostrare atti concreti che manifestino un'opposizione al diritto del proprietario, ovvero un possesso esercitato con l'animo e le azioni di un vero titolare del diritto. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione basata su questi principi.
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Cessione di azienda: quali contratti si trasferiscono?
Una società, successore in seguito a una cessione di azienda, ha agito contro il venditore originario di alcuni terreni per evizione parziale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che i contratti di compravendita immobiliare non si trasferiscono automaticamente con la cessione di azienda ai sensi dell'art. 2558 c.c., a differenza dei contratti funzionali all'esercizio dell'impresa. La garanzia per evizione non è stata quindi trasferita al successore.
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Vendita di bene consorziale: la garanzia per evizione
Un acquirente cita in giudizio i vicini per negare loro diritti su una strada che aveva comprato, ma il tribunale la dichiara "consorziale", ovvero di proprietà comune. La Cassazione, pur confermando la natura comune del bene, stabilisce che l'acquirente ha diritto alla garanzia per evizione da parte del venditore, il quale aveva venduto il bene come se fosse di sua esclusiva proprietà.
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Cessione del credito: limiti e poteri del cessionario
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti del cessionario di un credito. In un caso relativo a un contratto preliminare di compravendita di quote societarie, la Corte ha stabilito che la cessione del credito alla restituzione della caparra non conferisce al cessionario la legittimazione a chiedere la risoluzione del contratto per inadempimento. Tale azione rimane di competenza esclusiva del cedente, titolare della posizione contrattuale. La sentenza ha quindi dichiarato inammissibile il ricorso del cessionario su questo punto, distinguendo nettamente tra cessione del credito e cessione del contratto.
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Servitù coattiva: il potenziale edificabile prevale
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 6027/2024, ha chiarito due principi fondamentali in materia di diritto immobiliare. In primo luogo, ha stabilito che per la costituzione di una servitù coattiva di passaggio su un fondo intercluso, si deve tener conto del suo potenziale sviluppo futuro (in questo caso, edificabile), e non solo del suo stato attuale (agricolo o incolto). La Corte d'Appello aveva errato nel limitare la servitù a un uso agricolo, ignorando la richiesta originaria finalizzata all'urbanizzazione. In secondo luogo, la Corte ha precisato che la garanzia per evizione a carico del venditore non si applica per servitù coattive costituite dopo la vendita, poiché la causa dell'evizione (la costituzione della servitù) non preesisteva al contratto. Di conseguenza, la sentenza d'appello è stata cassata con rinvio.
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Qualitas fundi: vendita e servitù inesistente
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un complesso caso immobiliare riguardante la vendita di una torre storica. I venditori avevano dichiarato la presenza di una servitù di passaggio su un fondo vicino, che si è poi rivelata inesistente. La Corte ha stabilito che tale situazione non costituisce evizione, bensì una mancanza di 'qualitas fundi', ovvero una qualità promessa dell'immobile. Tuttavia, nel giudizio di rinvio, la Corte d'Appello ha interpretato il contratto di vendita e ha concluso che non vi era stata una promessa specifica e formale della servitù, ma solo una descrizione dello stato di fatto dell'accesso. Di conseguenza, ha rigettato la domanda di risarcimento del compratore. La Cassazione ha confermato questa decisione, sottolineando la corretta interpretazione del contratto da parte del giudice di merito e l'assenza di un affidamento legittimo del compratore.
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Prova della proprietà: il rigore in Cassazione
La Corte di Cassazione rigetta il ricorso di due proprietari che rivendicavano la proprietà esclusiva di un pianerottolo. La Corte conferma la decisione dei giudici di merito, ribadendo che la prova della proprietà in un'azione di rivendicazione deve essere rigorosa e non può basarsi sulla sola dichiarazione del precedente venditore o su presunzioni, essendo necessario un titolo di proprietà valido ed esplicito.
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Distanze tra costruzioni: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione interviene in un caso di vicinato riguardante le distanze tra costruzioni, aperture e sopraelevazioni. Con ordinanza, ha cassato la decisione d'appello, stabilendo due principi fondamentali: 1) una veduta aperta a distanza illegale va rimossa anche in presenza di un muro divisorio intermedio; 2) il giudice deve sempre pronunciarsi sulla richiesta di regolarizzare le luci non conformi, pena l'omessa pronuncia. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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