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Art. 1467 Codice Civile

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65 provvedimenti

Riduzione canone locazione: la Cassazione e il Covid
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul caso di una società commerciale che richiedeva la riduzione del canone di locazione a causa delle chiusure imposte dall'emergenza Covid-19. La Corte ha stabilito che non esiste un diritto automatico a ottenere una riduzione giudiziale del canone. Il decreto "Cura Italia" esclude la responsabilità per inadempimento ma non crea un diritto alla rinegoziazione forzata. Il rimedio principale per l'eccessiva onerosità sopravvenuta resta la risoluzione del contratto, con la facoltà per il locatore di offrire una modifica per evitarla. La richiesta di riduzione del canone locazione del conduttore è stata quindi respinta.
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Onerosità sopravvenuta: quando il contratto resiste
La Corte di Cassazione ha stabilito che una significativa diminuzione del valore di un immobile, promesso in vendita tramite un contratto preliminare, non giustifica la risoluzione per onerosità sopravvenuta se le parti erano consapevoli di un lungo contenzioso che avrebbe ritardato la stipula del contratto definitivo. In questo caso, la svalutazione rientra nell'alea contrattuale normale, ovvero il rischio che le parti hanno implicitamente accettato. La lunga attesa rendeva prevedibile una possibile oscillazione del mercato, escludendo il carattere di evento straordinario e imprevedibile richiesto dalla legge per la risoluzione del contratto.
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Impossibilità sopravvenuta: matrimonio e Covid-19
La Corte d'Appello ha stabilito che l'annullamento di un ricevimento di nozze a causa delle restrizioni per il Covid-19 costituisce un caso di impossibilità sopravvenuta della prestazione, non di eccessiva onerosità. Di conseguenza, i futuri sposi hanno diritto alla restituzione integrale dell'acconto versato, poiché la data del ricevimento era un termine essenziale e l'offerta di un voucher o di un rinvio non soddisfa l'interesse originario delle parti. La sentenza ha riformato la decisione di primo grado, condannando la società organizzatrice al rimborso totale.
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Clausola risolutiva espressa: quando è grave inadempimento
Una società fornitrice di caffè ha ottenuto la risoluzione di un contratto a causa del mancato acquisto della quantità minima pattuita da parte di un cliente. La Corte d'Appello ha confermato la decisione di primo grado, stabilendo che l'inadempimento era già conclamato prima dell'emergenza Covid-19. La presenza di una clausola risolutiva espressa nel contratto, che qualificava specificamente tale mancanza come 'grave inadempimento', ha reso irrilevante ogni successiva valutazione sulla sua importanza, legittimando il recesso del fornitore.
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Transazione novativa: come annulla un contratto
Una società di leasing e un'impresa utilizzatrice, dopo la risoluzione di un contratto, stipulano una transazione novativa per la bonifica e vendita di un immobile. L'utilizzatrice cita in giudizio la società di leasing per inadempimento dell'accordo. Il Tribunale, riconoscendo l'effetto estintivo della transazione sul contratto originario, respinge tutte le doglianze relative al leasing. Basandosi su una perizia tecnica (CTU), il giudice calcola i costi che la società poteva legittimamente trattenere dal ricavato della vendita, condannandola a versare all'utilizzatrice la somma residua di € 881.927,85.
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