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Art. 1463 Codice Civile

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111 provvedimenti

Soppressione incarico dirigenziale: quando è legittima?
Un dirigente, assunto esternamente da un Ministero con contratto a tempo determinato, è stato licenziato prima della scadenza a seguito di una riorganizzazione amministrativa. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento, stabilendo che la soppressione dell'incarico dirigenziale derivante da una riorganizzazione configura un'ipotesi di impossibilità sopravvenuta della prestazione. Questo giustifica la risoluzione anticipata del contratto, senza che la Pubblica Amministrazione sia tenuta a tentare un ricollocamento attraverso procedure diverse da quelle di selezione pubblica.
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Risoluzione contratto investimento: la restituzione
La Corte di Cassazione chiarisce le regole sulla restituzione a seguito della risoluzione contratto investimento per inadempimento dell'intermediario. In caso di mancata informativa sui rischi, l'investitore deve restituire non solo i titoli ma anche tutte le cedole percepite, in quanto prestazioni contrattuali. La buona fede non rileva per trattenere le cedole, ma solo per la decorrenza degli interessi legali sulla somma da restituire. La Suprema Corte stabilisce un principio di equilibrio per evitare arricchimenti ingiustificati.
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Estinzione del giudizio: rinuncia al ricorso in Cassazione
Una società di telecomunicazioni aveva impugnato in Cassazione la sentenza della Corte d'Appello che, riformando la decisione di primo grado, aveva risolto un contratto di affiliazione commerciale e l'aveva condannata al risarcimento danni. Anche la controparte aveva proposto ricorso incidentale. Prima della decisione, entrambe le parti hanno rinunciato ai rispettivi ricorsi. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio, compensando integralmente le spese legali e chiarendo che il raddoppio del contributo unificato non è dovuto in caso di rinuncia.
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Restituzione frutti: Obblighi della banca e del cliente
Un istituto di credito è stato condannato a risarcire un investitore per la mancata adeguata informazione su obbligazioni ad alto rischio. L'appello della banca è stato respinto dalla Corte di Cassazione, che ha colto l'occasione per chiarire le regole sulla restituzione frutti (cedole e riparti). La Corte ha stabilito che, sebbene l'investitore debba restituire i guadagni percepiti, la banca deve corrispondere gli interessi sul capitale dal giorno del pagamento originario, per evitare ingiustificati arricchimenti. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile anche perché la banca non ha contestato una delle ragioni autonome della decisione, ovvero la mancata prova dell'importo esatto dei frutti percepiti dal cliente.
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Presupposizione: la Cassazione sui requisiti
Una società commerciale recede da un contratto preliminare di affitto di ramo d'azienda in un centro commerciale a causa della mancata apertura di un grande supermercato, considerata una presupposizione dell'accordo. La Corte di Cassazione, con ordinanza n. 4970/2025, ha cassato con rinvio la sentenza d'appello che aveva dato ragione alla società commerciale. La Suprema Corte ha ritenuto fondato il motivo di ricorso relativo alla carenza del requisito di 'obiettività' della presupposizione, specificando che la motivazione della corte di merito era stata insufficiente nello stabilire che l'evento presupposto fosse realmente indipendente dalla volontà delle parti contrattuali.
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Indennità ferie non godute: spetta al dirigente?
Un ex dirigente ha citato in giudizio la sua precedente azienda, un'importante emittente radiotelevisiva, per ottenere il pagamento dell'indennità sostitutiva per le ferie non godute. La Corte di Cassazione ha confermato il diritto del lavoratore a ricevere tale indennità, stabilendo un principio fondamentale: per negare il compenso, non è sufficiente che il dirigente abbia un'ampia autonomia, ma l'azienda deve provare che egli possedeva un'assoluta e incondizionata discrezionalità nel decidere e programmare le proprie ferie. La Corte ha inoltre ribadito che il termine di prescrizione per questo diritto decorre solo dalla cessazione del rapporto di lavoro.
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Sospensione unilaterale rapporto di lavoro e contributi
Un ente previdenziale ha richiesto il pagamento di contributi insoluti a un ente di formazione fallito, che aveva sospeso i dipendenti dopo la revoca del suo accreditamento. La Cassazione ha stabilito che la sospensione unilaterale del rapporto di lavoro è illegittima se l'azienda non prova un'impossibilità assoluta e non a lei imputabile di ricevere la prestazione lavorativa. La perdita di un accreditamento per colpa dell'azienda rientra nel normale rischio d'impresa e non giustifica la sospensione, mantenendo vivo l'obbligo di versare i contributi.
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Sospensione unilaterale rapporto: obblighi contributivi
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di sospensione unilaterale rapporto di lavoro, il datore di lavoro rimane obbligato al versamento dei contributi previdenziali. Tale obbligo viene meno solo se l'azienda dimostra che la sospensione deriva da un'impossibilità assoluta della prestazione lavorativa, non imputabile a propria negligenza. Nel caso specifico, un ente di formazione, a seguito della revoca dell'accreditamento regionale, aveva sospeso i dipendenti. La Corte ha chiarito che la semplice revoca non basta a giustificare la sospensione, ma occorre verificare se essa sia stata causata da irregolarità gestionali dell'ente stesso. Il caso è stato rinviato al Tribunale per un nuovo esame.
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Onere della prova pagamento: la Cassazione chiarisce
Una società subappaltatrice cita in giudizio la committente per il mancato pagamento di fatture. La committente si difende sostenendo di aver già pagato, senza però fornire alcuna prova. I giudici di primo e secondo grado danno torto alla creditrice, applicando erroneamente il principio di non contestazione. La Corte di Cassazione, con questa ordinanza, cassa la sentenza, ribadendo un principio fondamentale: l'onere della prova del pagamento spetta sempre al debitore. Il creditore deve solo allegare l'inadempimento, non provare di non aver ricevuto il pagamento.
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Contratto autonomo di garanzia: la guida completa
Una società e i suoi garanti si sono opposti a un decreto ingiuntivo relativo a un contratto di leasing. Il Tribunale di Firenze ha respinto l'opposizione, confermando il decreto. La sentenza ha qualificato la garanzia prestata come un contratto autonomo di garanzia, data la presenza di clausole come "a prima richiesta". Tale qualificazione impedisce al garante di sollevare eccezioni relative al rapporto principale (es. vizi del bene o sua indisponibilità), obbligandolo al pagamento. La corte ha inoltre escluso che i garanti, soci e amministratori della società debitrice, potessero essere considerati 'consumatori'.
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Impossibilità sopravvenuta: matrimonio e Covid-19
La Corte d'Appello ha stabilito che l'annullamento di un ricevimento di nozze a causa delle restrizioni per il Covid-19 costituisce un caso di impossibilità sopravvenuta della prestazione, non di eccessiva onerosità. Di conseguenza, i futuri sposi hanno diritto alla restituzione integrale dell'acconto versato, poiché la data del ricevimento era un termine essenziale e l'offerta di un voucher o di un rinvio non soddisfa l'interesse originario delle parti. La sentenza ha riformato la decisione di primo grado, condannando la società organizzatrice al rimborso totale.
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