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Art. 1456 Codice Civile

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312 provvedimenti

Risoluzione anticipata: quando la penale è dovuta
Una società si è opposta a un decreto ingiuntivo relativo a fatture insolute e a una penale per la risoluzione anticipata di un contratto di fornitura, lamentando l'inadempimento della controparte. Il Tribunale di Torino ha respinto l'opposizione, ritenendo le contestazioni del debitore troppo generiche e non provate. Ha inoltre confermato la legittimità della clausola di risoluzione anticipata e della relativa penale, condannando la società opponente al pagamento delle somme dovute e delle spese legali.
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Riservato dominio: riduzione della penale eccessiva
In una causa per inadempimento di un contratto preliminare di vendita di un chiosco con patto di riservato dominio, il Tribunale ha confermato la risoluzione del contratto a causa del mancato pagamento delle rate da parte dell'acquirente. Tuttavia, ha ridotto l'indennità che il venditore poteva trattenere dalle rate già pagate, ritenendo la clausola penale manifestamente eccessiva ai sensi dell'art. 1526 c.c. e bilanciando l'equità tra le parti. L'acquirente è stato condannato a restituire il bene e a pagare gli oneri tributari arretrati.
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Affitto ramo d’azienda: quando è simulazione?
La Corte d'Appello di Roma ha esaminato un caso di presunta simulazione di un contratto di affitto ramo d'azienda, che l'affittuario sosteneva essere una semplice locazione commerciale per ottenere una riduzione del canone. La Corte ha respinto l'appello, stabilendo che la presenza di elementi come l'avviamento, l'uso di autorizzazioni amministrative e di aree comuni qualifica il contratto come affitto d'azienda, giustificando un canone maggiore. La sentenza chiarisce che l'oggetto del contratto, inteso come complesso di beni organizzati per l'esercizio d'impresa, è il criterio decisivo per distinguere le due figure contrattuali.
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Ritardo pagamento canone: risoluzione del contratto
Una società locatrice ha richiesto la risoluzione di un contratto di locazione per il sistematico ritardo nel pagamento del canone da parte del conduttore. In primo grado, la domanda era stata respinta, attribuendo rilevanza al comportamento collaborativo del conduttore e a una mancanza del locatore. La Corte d'Appello ha riformato la decisione, stabilendo che il ritardo nel pagamento del canone, sebbene per pochi giorni ma reiterato nel tempo, costituisce un inadempimento grave che altera l'equilibrio contrattuale e giustifica la risoluzione del contratto. Le altre richieste economiche del locatore sono state respinte per carenza di prova.
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Abuso di dipendenza economica: prova e risarcimento
Una sentenza del Tribunale di Milano analizza un caso di presunto abuso di dipendenza economica di un'azienda produttrice multinazionale verso il suo distributore. Il Tribunale ha respinto la domanda di abuso per mancanza di prove, confermando la validità di un piano di rientro del debito. Tuttavia, ha condannato l'azienda produttrice a un risarcimento di 100.000 euro per aver violato il principio di buona fede, risolvendo il contratto in modo improvviso e senza un preavviso congruo, dopo aver tollerato i ritardi del distributore.
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Provvedimento d’urgenza: no se manca il periculum
Una società proprietaria di una stazione di servizio ha richiesto un provvedimento d'urgenza (ex art. 700 c.p.c.) per la restituzione immediata dell'impianto da parte del gestore, a seguito di un illecito commesso da un dipendente di quest'ultimo. Il Tribunale di Ancona ha rigettato il ricorso, stabilendo che non sussisteva il requisito del 'periculum in mora', ovvero il pericolo di un danno imminente e irreparabile. La decisione sottolinea che un episodio isolato in un rapporto commerciale di lunga data e un danno di natura puramente economica non sono sufficienti a giustificare una misura cautelare così incisiva.
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Condizione sospensiva mutuo: la buona fede del compratore
Una coppia si vede negare il mutuo per l'acquisto di una casa e chiede la restituzione della caparra. Il venditore si oppone, accusandoli di mala fede. La Corte d'Appello ribalta la decisione iniziale, affermando che il mancato avveramento della condizione sospensiva mutuo non era imputabile agli acquirenti, i quali avevano agito correttamente, e ordina la restituzione della caparra.
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Recesso dal contratto: la forma è vincolante
La Corte d'Appello di Genova ha confermato che il recesso dal contratto comunicato via email è inefficace se le parti avevano pattuito la forma scritta della raccomandata. Di conseguenza, la parte che ha tentato il recesso informale è stata condannata a pagare le penali previste, ovvero i canoni per l'intera annualità. La sentenza sottolinea l'importanza di rispettare le forme contrattuali e la gravità dell'inadempimento per poter richiedere la risoluzione.
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Clausola risolutiva espressa: guida alla cessione
Una società debitrice non rispetta i termini di pagamento di una transazione. Il creditore, una società di cartolarizzazione che aveva acquisito il credito, invoca la clausola risolutiva espressa presente nell'accordo originario. Il Tribunale di Torino conferma la risoluzione di diritto del contratto, stabilendo che il diritto di avvalersi della clausola si trasferisce al nuovo creditore insieme al credito stesso, in quanto accessorio. La domanda del debitore viene respinta.
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Clausola risolutiva espressa: contratto risolto
Un'impresa committente risolve un contratto di subappalto invocando la clausola risolutiva espressa per la mancata presentazione, da parte del subappaltatore, di una polizza assicurativa conforme. Il Tribunale di Torino conferma la legittimità della risoluzione, sottolineando che la presenza di tale clausola rende irrilevante la valutazione della gravità dell'inadempimento. Di conseguenza, il subappaltatore viene condannato alla restituzione degli acconti ricevuti in eccedenza rispetto al valore dei lavori eseguiti.
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Opposizione decreto ingiuntivo: quando è rigettata
Una società cliente si opponeva a un decreto ingiuntivo per il mancato pagamento di prestazioni professionali, eccependo la nullità del contratto e l'inadempimento del consulente. Il Tribunale ha rigettato l'opposizione, confermando la validità del contratto e la fondatezza del credito. A causa di un pagamento parziale avvenuto durante la causa, il decreto è stato revocato e sostituito da una sentenza di condanna per l'importo residuo, con addebito di tutte le spese legali al cliente.
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Risoluzione contratto affitto azienda: il caso giudiziario
Una società affittuaria di un'azienda non paga i canoni e le utenze, portando alla risoluzione contratto affitto azienda. Il Tribunale, in virtù di una clausola risolutiva espressa, ha confermato la cessazione del rapporto e condannato l'affittuaria al pagamento di ingenti somme a titolo di risarcimento del danno per mancata occupazione e utenze non corrisposte.
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