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Art. 1453 Codice Civile

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1221 provvedimenti

Contratto preliminare: rifiuto del rogito legittimo
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un promittente venditore, confermando che il rifiuto della promissaria acquirente di stipulare l'atto definitivo di compravendita era legittimo. La causa principale del mancato accordo è stata individuata nell'inadempimento del venditore, che non aveva fornito i certificati di agibilità e la documentazione attestante la regolarità urbanistica dell'immobile entro la data prevista per il rogito. La Corte ha stabilito che, di fronte a tale inadempienza, il rifiuto dell'acquirente è giustificato, rendendo irrilevanti altre circostanze, come la successiva regolarizzazione dei documenti o le presunte difficoltà dell'acquirente nell'ottenere un mutuo. Una volta avviata l'azione di risoluzione del contratto preliminare, la possibilità di un adempimento tardivo è preclusa.
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Accesso agli atti assicurazione: limiti e obblighi
Un assicurato ha richiesto alla propria compagnia la denuncia di sinistro della controparte. Al rifiuto della compagnia, il caso è arrivato in Cassazione. La Corte ha stabilito che il diritto di accesso agli atti assicurazione è limitato ai soli documenti già in possesso della compagnia. Non sussiste un obbligo per l'assicuratore di ricercare e acquisire attivamente documenti da terzi per soddisfare la richiesta dell'assicurato.
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Risarcimento danno portabilità: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che la perdita del proprio numero telefonico storico a causa dell'inadempimento di un operatore dà diritto a un completo risarcimento del danno, sia patrimoniale che non patrimoniale. Annullando la decisione della Corte d'Appello, che aveva negato il risarcimento sulla base della disponibilità di mezzi di comunicazione alternativi, la Suprema Corte ha chiarito che il danno può essere provato anche tramite presunzioni e liquidato in via equitativa. La mancata portabilità del numero non è un semplice disagio, ma una lesione di un diritto che merita tutela.
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Contratto di appalto: quando prevale sulla vendita
Un'impresa acquista un capannone prefabbricato e in seguito lamenta dei vizi. La Corte di Cassazione chiarisce la distinzione tra contratto di vendita e contratto di appalto, fondamentale per stabilire i termini della garanzia. In questo caso, viene qualificato come contratto di appalto poiché l'obbligazione di "fare" (progettazione e montaggio) prevale su quella di "dare" (la fornitura dei materiali). Di conseguenza, la denuncia tardiva dei vizi da parte dell'acquirente ha comportato la perdita del diritto alla garanzia.
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Accesso atti assicurativi: limiti e sospetto di frode
A seguito di un sinistro, un'automobilista richiede alla propria assicurazione l'accesso alla denuncia-querela presentata dall'altro conducente. La compagnia nega l'accesso sospettando una frode. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione d'appello, stabilendo che il diritto di accesso agli atti assicurativi può essere legittimamente negato se riguarda accertamenti su comportamenti fraudolenti, come previsto dall'art. 146 del Codice delle Assicurazioni. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché non contestava la specifica motivazione (ratio decidendi) della sentenza impugnata.
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Produzione documenti appello: limiti e divieti
Un figlio ha contestato la vendita di una sua quota immobiliare, effettuata dal padre in qualità di suo rappresentante a favore della nuova moglie. L'attore sosteneva che la vendita fosse simulata. La Corte d'Appello ha respinto la domanda, ammettendo nuove prove documentali del pagamento del prezzo prodotte solo in secondo grado. La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza, ribadendo il rigoroso divieto di produzione documenti in appello, come stabilito dall'art. 345 c.p.c. dopo la riforma del 2012. I nuovi documenti sono ammissibili solo se la parte dimostra l'impossibilità di produrli prima per causa non imputabile. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Perdita di chance e obbligo di formazione aziendale
Un'azienda di trasporti non ha attivato un corso di formazione promesso a un dipendente, che di conseguenza ha superato il limite di età per ottenere una promozione. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna dell'azienda al risarcimento del danno per la perdita di chance, rigettando le giustificazioni della società, ritenute non provate. La sentenza sottolinea che l'impegno formativo del datore di lavoro è un obbligo il cui inadempimento genera responsabilità.
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Risoluzione giusta causa: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un agente contro la risoluzione per giusta causa del suo contratto. La decisione si fonda su vizi procedurali, come la violazione del principio della "doppia conforme" e la richiesta impropria di una nuova valutazione dei fatti, attività preclusa alla Suprema Corte. La Corte ha ribadito che il ricorso deve essere specifico e non può limitarsi a chiedere un riesame del merito della controversia già decisa conformemente nei primi due gradi di giudizio.
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Conferma d’ordine: quando perfeziona il contratto?
La Corte di Cassazione ha stabilito che, nelle compravendite commerciali tramite mediatore, la sottoscrizione della conferma d'ordine non costituisce l'accettazione di una proposta, ma la prova di un accordo verbale già raggiunto. Di conseguenza, una successiva revoca da parte del venditore è inefficace. La sentenza chiarisce che il contratto si era già perfezionato verbalmente, e la conferma d'ordine, in linea con gli usi commerciali, aveva solo una funzione ricognitiva. È stata inoltre confermata la validità della clausola arbitrale contenuta in tale documento.
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Agevolazione tariffaria: no al diritto acquisito
Ex dipendenti di una società energetica ricorrono in Cassazione contro la soppressione della storica agevolazione tariffaria sulle bollette. La Corte rigetta il ricorso, confermando che il beneficio non ha natura retributiva e non costituisce un diritto acquisito, legittimando quindi il recesso della società dal vincolo.
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Inadempimento locazione: quando è colpa del conduttore?
Una società conduttrice di un immobile a uso commerciale non pagava il canone, adducendo un problema bancario non imputabile a sé. Tuttavia, il ritardo si protraeva per otto mesi, accumulando una morosità pari a tre trimestralità. La Corte di Cassazione ha confermato la risoluzione del contratto per grave inadempimento locazione, sottolineando che la prolungata inerzia del conduttore nel risolvere il problema e saldare il debito costituisce una colpa che giustifica la fine del rapporto contrattuale.
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Risarcimento locatore: cosa succede se l’inquilino va via?
Un locatore ha citato in giudizio un conduttore per i canoni futuri dopo che quest'ultimo, inadempiente, ha restituito l'immobile prima della scadenza. La Corte di Cassazione ha stabilito che il diritto al risarcimento del locatore per il mancato guadagno sussiste, ma è subordinato alla prova, da parte del proprietario, di essersi attivato tempestivamente per trovare un nuovo inquilino. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione basata su questo principio.
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Recesso conduttore: i motivi non sono sempre gravi
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha rigettato il ricorso di un conduttore che aveva esercitato il recesso anticipato da un contratto di locazione commerciale adibito a farmacia. La Corte ha stabilito che la volontà di espandere la propria attività, pur essendo un'esigenza imprenditoriale, non costituisce un "grave motivo" che legittima il recesso conduttore. Tale decisione deve fondarsi su eventi imprevisti, oggettivi e non dipendenti dalla volontà dell'imprenditore. Di conseguenza, il recesso è stato dichiarato inefficace e il conduttore condannato al pagamento dei canoni fino alla data in cui l'immobile è stato nuovamente locato.
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Messa in mora del datore: quando è dovuta la paga?
La Corte di Cassazione ha stabilito che, anche a fronte di una sentenza che accerta l'esistenza di un rapporto di lavoro, i dipendenti non hanno diritto alla retribuzione per i periodi non lavorati se non hanno formalmente offerto la propria prestazione lavorativa. Senza una specifica messa in mora del datore, viene a mancare il presupposto per il diritto allo stipendio. Di conseguenza, le lavoratrici sono state condannate a restituire le somme precedentemente ricevute.
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Responsabilità solidale appaltatore: la guida
La Cassazione chiarisce la portata della responsabilità solidale appaltatore. In un caso di vizi in un'opera pubblica dovuti a concause (progettista, geologo, stazione appaltante), l'assicurazione dell'appaltatore deve coprire l'intero importo del risarcimento a cui è condannato, non solo la sua quota di colpa. L'assicuratore potrà poi rivalersi sugli altri corresponsabili.
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Giudicato interno: appello inammissibile se tardivo
L'appello di un comune in una controversia su un appalto pubblico è stato respinto. La Corte di Cassazione lo ha dichiarato inammissibile poiché le questioni sollevate erano coperte da un "giudicato interno", formatosi dopo che una precedente sentenza non definitiva sulla responsabilità non era stata impugnata con successo. Il caso evidenzia l'effetto preclusivo delle sentenze non definitive.
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Indennità di occupazione: non si usa la clausola penale
La Corte di Cassazione chiarisce la netta distinzione tra clausola penale e indennità di occupazione. In un caso di contratto preliminare risolto per inadempimento del venditore, la Corte ha stabilito che la penale, prevista per un'ipotesi di inadempimento del compratore, non può essere usata come criterio per quantificare l'indennità dovuta dal compratore per aver detenuto l'immobile. La sentenza cassa la decisione d'appello che aveva erroneamente applicato tale criterio, riaffermando che i due istituti hanno funzioni giuridiche diverse e non sovrapponibili.
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Onere della prova inadempimento: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 25910/2025, ha chiarito la ripartizione dell'onere della prova inadempimento in un caso di risoluzione contrattuale. Una professionista ha citato in giudizio una struttura alberghiera per interruzione illegittima del rapporto, ma la società ha eccepito un grave inadempimento della stessa, consistente in incassi non dichiarati. La Corte ha rigettato il ricorso della professionista, confermando che chi subisce l'eccezione di inadempimento deve provare di aver adempiuto correttamente alla propria obbligazione.
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Legittimazione attiva e pignoramento: chi può agire?
La Corte di Cassazione ha stabilito che il debitore, proprietario di quote societarie sottoposte a pignoramento, conserva la legittimazione attiva per agire in giudizio per la risoluzione del contratto di vendita di tali quote. La Corte distingue tra i diritti reali sul bene pignorato, gestiti dal custode, e i diritti personali derivanti dal contratto, che restano in capo al debitore. Il ricorso delle società acquirenti, che contestavano tale legittimazione, è stato dichiarato inammissibile per vizi procedurali e infondatezza nel merito.
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Diritto di superficie: nullo con canone irrisorio?
La Corte di Cassazione ha stabilito che un contratto di diritto di superficie non è nullo solo perché il canone annuo è notevolmente inferiore al valore di mercato. La nullità si verifica solo se il corrispettivo è puramente simbolico o inesistente. Nel caso esaminato, una società aveva concesso un terreno per 40 anni a fronte di un canone esiguo, con l'obbligo finale di riacquistare l'immobile costruito al valore di mercato. La Corte ha ritenuto che la società concedente avesse accettato il rischio di vedere edificata un'opera di grande valore (un eliporto), poiché il contratto non poneva limiti. Pertanto, le richieste di nullità e di risoluzione per eccessiva onerosità sono state respinte.
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