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Art. 1442 Codice Civile

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51 provvedimenti

Operatore qualificato: ricorso inammissibile
Una società ha citato in giudizio un istituto di credito in relazione a otto contratti di swap, lamentandone la nullità per vari motivi, tra cui la violazione degli obblighi informativi. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando come la dichiarazione di operatore qualificato sottoscritta dall'investitore lo oneri di provare che la banca fosse a conoscenza della sua reale inesperienza. L'inammissibilità è derivata anche dalla genericità e dalla mancata specificità dei motivi di ricorso.
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Dichiarazione integrativa: come correggere errori
Una società, a causa di incertezze normative su un beneficio fiscale per investimenti ambientali, presenta una dichiarazione integrativa in ritardo. L'Agenzia delle Entrate contesta la tardività. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della società, affermando che la dichiarazione dei redditi, quale dichiarazione di scienza, è sempre emendabile per correggere errori di fatto o di diritto, specialmente se causati da oggettiva incertezza normativa, per garantire il pagamento del giusto tributo.
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Emendabilità dichiarazione redditi: la Cassazione decide
Una società ha presentato in ritardo una dichiarazione integrativa per usufruire di un beneficio fiscale su un investimento ambientale, a causa di incertezze normative sulla cumulabilità degli incentivi. La Commissione Tributaria Regionale aveva respinto la richiesta per tardività. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, affermando il principio di generale emendabilità della dichiarazione dei redditi, anche oltre i termini, qualora il ritardo sia causato da un'oggettiva incertezza interpretativa della legge. La Corte ha riconosciuto il diritto del contribuente a correggere la propria posizione per non essere assoggettato a un prelievo fiscale superiore a quello dovuto.
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Calcolo TFS avvocati pubblici: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha rinviato a pubblica udienza la decisione su un caso cruciale per il calcolo TFS avvocati pubblici. La controversia riguarda l'inclusione degli onorari professionali nella base di calcolo dell'indennità di buonuscita di un legale di un ente pubblico. I giudici di merito avevano escluso tale possibilità, ma la Cassazione ha ritenuto la questione di tale rilevanza, anche alla luce di recenti sentenze della Corte Costituzionale, da meritare una trattazione più approfondita.
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Calcolo buonuscita avvocati pubblici: onorari inclusi?
Un ente pubblico previdenziale ha richiesto a un suo ex avvocato dipendente la restituzione di una parte della buonuscita, sostenendo che gli onorari professionali non dovessero essere inclusi nel calcolo. Dopo decisioni contrastanti nei primi due gradi di giudizio, la Corte di Cassazione, riconoscendo l'elevata importanza della questione e la necessità di valutare recenti sentenze della Corte Costituzionale, ha rinviato il caso a una pubblica udienza. La decisione finale stabilirà un principio fondamentale per il calcolo buonuscita avvocati pubblici.
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Responsabilità amministratori associazione: la Cassazione
La Corte di Cassazione interviene sulla responsabilità degli amministratori di un'associazione non riconosciuta. Gli eredi del presidente defunto, citati per mala gestio, avevano chiamato in causa gli altri consiglieri. La Corte ha stabilito che la chiamata in garanzia era ammissibile e che la sospensione della prescrizione si applica anche a tali enti, annullando la decisione precedente per difetto di motivazione sulla quantificazione del danno. Il caso riguarda la distrazione di un fondo mutualistico per investimenti immobiliari.
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Transazione TFR: quando copre anche il non detto
Un ex dipendente, dopo aver firmato un accordo di conciliazione giudiziale con il suo ex datore di lavoro, ha agito in giudizio per ottenere il pagamento del trattamento di fine rapporto (TFR). La Corte d'Appello ha dichiarato la sua domanda improponibile, ritenendo che la transazione TFR, definita "omnicomprensiva", precludesse qualsiasi ulteriore pretesa, anche se non esplicitamente menzionata. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso del lavoratore. La Suprema Corte ha sottolineato che l'interpretazione del giudice di merito, basata sulla volontà delle parti di chiudere ogni pendenza legata al rapporto di lavoro, era corretta e non sindacabile, evidenziando inoltre numerosi profili di inammissibilità nel ricorso presentato.
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Poteri rappresentante: limiti e contratti nulli
La Corte di Cassazione ha stabilito che i contratti stipulati dal legale rappresentante di un ente ecclesiastico, senza le necessarie autorizzazioni previste dal diritto canonico per atti di straordinaria amministrazione, sono inefficaci. Questa inefficacia è opponibile ai terzi, a prescindere dalla loro buona fede, in virtù della specifica disciplina (L. 222/1985). La Corte ha chiarito che non si applica il principio generale dell'apparenza del diritto. Inoltre, ha precisato che i documenti contabili, in cui il rappresentante riconosce di aver ricevuto somme, hanno valore di riconoscimento del debito, invertendo l'onere della prova sulla destinazione dei fondi.
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Clausola statutaria nulla: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, dichiarando inammissibile il ricorso di un'associazione di categoria. Al centro della disputa vi era una clausola statutaria nulla che impediva agli associati con contenziosi legali in corso contro l'ente di ricoprire cariche sociali. La Corte ha stabilito che tale clausola viola i principi costituzionali di democraticità, eguaglianza e il diritto alla difesa, poiché potrebbe essere usata in modo abusivo per sopprimere il dissenso interno.
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Quietanza di pagamento: non prova il saldo del prezzo
In una controversia su una compravendita immobiliare, la Corte di Cassazione ha stabilito che la quietanza di pagamento contenuta nell'atto pubblico non costituisce prova assoluta dell'avvenuto saldo. L'onere di dimostrare il pagamento grava sempre sull'acquirente, e la dichiarazione resa davanti al notaio può essere contestata dal venditore con ogni mezzo di prova, senza necessità di una querela di falso. La Corte ha quindi rigettato il ricorso degli acquirenti, confermando la decisione di merito che aveva riconosciuto il diritto del venditore al risarcimento per il mancato pagamento.
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Annullamento vendita immobile minore: la sentenza
Una figlia, divenuta maggiorenne, ottiene l'annullamento della vendita di un suo immobile, avvenuta quando era minore. Il padre, pur autorizzato dal Tribunale, non aveva depositato il ricavato su un conto vincolato come prescritto. Il Tribunale ha stabilito che la violazione delle modalità imposte equivale a mancanza di autorizzazione, rendendo il contratto annullabile per difetto di capacità legale.
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