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Art. 144 d.P.R. n. 115 del 2002

7 provvedimenti

Patrocinio a spese dello Stato: Le spese legali vanno allo Stato
La Corte di Cassazione ha corretto un errore materiale in una precedente ordinanza. L'omissione riguardava il Patrocinio a spese dello Stato. Quando una parte ammessa al Patrocinio a spese dello Stato vince una causa, e la parte soccombente (che non beneficia di tale aiuto) è condannata a pagare le spese processuali, il pagamento deve essere fatto direttamente allo Stato, non alla parte vincitrice. Questa precisazione è obbligatoria per legge. La Corte ha quindi integrato il dispositivo precedente per assicurare che le spese fossero correttamente indirizzate allo Stato, confermando un principio consolidato.
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Correzione errore materiale: spese legali all’Erario
La Corte di Cassazione ha disposto d'ufficio la correzione di un errore materiale in una sua precedente ordinanza. Inizialmente, aveva condannato una parte al pagamento delle spese legali in favore di una procedura fallimentare. Tuttavia, dato che la procedura era priva di fondi, la condanna doveva essere disposta in favore dell'Erario, come previsto dalla legge sul patrocinio a spese dello Stato. La Corte ha quindi rettificato il dispositivo, evidenziando l'importanza della correzione errore materiale per garantire la corretta applicazione delle norme sulle spese di giustizia.
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Responsabilità amministratore: Cassazione e ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'ex amministratrice contro la sentenza che ne affermava la responsabilità per mala gestio di una società fallita. L'ordinanza sottolinea che la carica formale comporta l'assunzione di responsabilità e che i motivi di ricorso devono essere specifici e non meramente ripetitivi delle difese dei gradi precedenti. La Corte ha respinto le eccezioni sulla prescrizione e sulla presunta estraneità ai fatti, confermando l'onere dell'amministratore di provare la correttezza del proprio operato.
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Ricorso in malafede: condanna dell’amministratore
Una società di costruzioni impugna la dichiarazione di apertura della liquidazione controllata, sostenendo che i debiti fossero inferiori alla soglia di legge. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, evidenziando la sua palese infondatezza. A causa del palese ricorso in malafede, la Corte ha condannato non solo la società, ma anche il suo legale rappresentante, in solido, al pagamento di tutte le spese legali.
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Notifica dichiarazione fallimento: le regole speciali
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imprenditore contro la dichiarazione di fallimento della sua società. L'ordinanza chiarisce che per la notifica della dichiarazione di fallimento valgono le regole speciali della legge fallimentare, che prevalgono su quelle ordinarie. Eventuali errori materiali nella datazione della sentenza o presunte irregolarità nella notifica presso la sede legale iscritta nel registro imprese non invalidano l'atto, data la responsabilità dell'imprenditore nel mantenere aggiornati i propri dati.
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Bilanci inattendibili e onere della prova fallimento
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha rigettato il ricorso di una società di costruzioni dichiarata fallita. La Corte ha stabilito che la presenza di bilanci inattendibili, desunta da plurimi indizi come il deposito tardivo e contemporaneo di più esercizi e le discrepanze con i dati fiscali, fa ricadere sull'imprenditore l'onere di dimostrare la propria solvibilità. La semplice produzione di documentazione contabile, senza specificarne la decisività, non è sufficiente a superare la presunzione di insolvenza.
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Onere della prova fallimento: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5003/2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società contro la propria dichiarazione di fallimento. Il caso verteva sull'onere della prova fallimento, ovvero sulla responsabilità di dimostrare di non possedere i requisiti per essere assoggettati alla procedura concorsuale. La società aveva prodotto bilanci non depositati e altra documentazione contabile ritenuta inattendibile sia dal Tribunale che dalla Corte d'Appello. La Cassazione ha ribadito che l'onere della prova grava sul debitore e che la valutazione sull'attendibilità dei documenti è un giudizio di merito non sindacabile in sede di legittimità, confermando così la decisione dei giudici precedenti.
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