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Art. 1434 Codice Civile

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25 provvedimenti

Rinuncia estorta: Cassazione sulla violenza morale
Una società paga una somma aggiuntiva allo Stato per acquistare un bene demaniale e firma una dichiarazione. I giudici di merito ravvisano una rinuncia estorta sotto minaccia. La Cassazione, con ordinanza 5810/2024, annulla la decisione, chiarendo che condizionare la stipula di un contratto al pagamento di somme ritenute dovute non costituisce di per sé violenza morale, ma legittimo esercizio di un diritto. La dichiarazione va interpretata come riconoscimento di debito e non come rinuncia.
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Annullamento contratto per violenza: la Cassazione
La Corte di Cassazione conferma l'annullamento di un contratto di compravendita immobiliare a causa di violenza psicologica e minacce subite da una donna da parte del suo ex convivente. La Suprema Corte ha ritenuto inammissibile il ricorso dell'uomo, ribadendo che la valutazione delle prove, come la testimonianza della sorella della vittima, spetta al giudice di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità se la motivazione è logica e coerente. La decisione si fonda sulla dimostrazione del nesso causale tra le minacce e la stipula del contratto, rendendo l'atto annullabile.
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Responsabilità spedizioniere doganale: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che lo spedizioniere doganale, quando agisce come rappresentante indiretto, è responsabile in solido con l'importatore per il pagamento dei dazi. Questa responsabilità non è oggettiva: l'operatore può essere esonerato solo se dimostra di aver agito con la massima diligenza professionale, verificando attivamente le informazioni fornite. La sentenza chiarisce che la semplice corretta presentazione formale dei documenti non è sufficiente a escludere la colpa, ribaltando una decisione di merito e rinviando il caso per una nuova valutazione basata su questi principi.
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Legittimazione processuale del fallito: la Cassazione
A seguito di un ricorso presentato da alcuni garanti e da una società, poi fallita, contro una condanna al pagamento, la Corte di Appello aveva negato la legittimazione ad agire alla società fallita, poiché la Curatela non si era costituita in giudizio. La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha rilevato la complessità della questione sulla legittimazione processuale del fallito. In particolare, si chiede se il fallito possa impugnare una sentenza per tutelarsi da future pretese, anche in caso di disinteresse del curatore. Per l'importanza nomofilattica della questione, ha rinviato la causa alla pubblica udienza per una decisione approfondita.
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Espromissione e risanamento: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso riguardante la validità di un contratto di espromissione stipulato da due soci per garantire il debito residuo della loro società verso una banca. L'accordo era collegato all'adesione della banca a un piano di risanamento, che implicava una rinuncia parziale al credito. I soci avevano sostenuto la nullità dell'espromissione per mancanza di causa. La Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la decisione della Corte d'Appello. Ha stabilito che l'accordo era valido, interpretandolo come un'espromissione liberatoria finalizzata a garantire l'integrale soddisfacimento del creditore. I motivi di ricorso sono stati giudicati inammissibili per genericità e per la pretesa di un riesame del merito, non consentito in sede di legittimità.
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