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Art. 1429 Codice Civile

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121 provvedimenti

Bene non conforme: la descrizione vincola il venditore
Un'acquirente acquista un bracciale descritto come 'oro e smalto' che si rivela essere d'argento placcato. La Cassazione stabilisce che la descrizione del prodotto è vincolante per il venditore. Un bene non conforme alla descrizione fornita al momento della vendita legittima le tutele del consumatore, poiché il venditore deve consegnare beni conformi al contratto. La Corte ha cassato la sentenza di merito che aveva rigettato la domanda dell'acquirente, ritenendo che il giudice di secondo grado avesse omesso di valutare un fatto decisivo: la discrepanza tra la composizione descritta e quella reale del gioiello.
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Agevolazione fiscale: quando scade il termine?
Una società ha richiesto un'agevolazione fiscale anni dopo la scadenza, adducendo incertezza normativa. La Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che una volta risolta l'incertezza, i termini ordinari riprendono a decorrere. La richiesta tardiva è stata quindi considerata una scelta discrezionale e non un errore sanabile.
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Remissione del debito: l’errore annulla la liberatoria?
Una società finanziaria emette per errore una remissione del debito a favore di un cliente per un finanziamento legato a un impianto fotovoltaico. Successivamente, cerca di revocarla adducendo un vizio del consenso. La Corte di Cassazione chiarisce che l'annullamento di un atto unilaterale per errore dipende dall'essenzialità e riconoscibilità dell'errore stesso, non dalla sua scusabilità. Il caso viene rinviato per una nuova valutazione basata su questi principi.
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Errore dichiarazione redditi: non sempre si può correggere
Un contribuente ha dichiarato ricavi maggiori per adeguarsi agli studi di settore, sostenendo poi che si trattasse di un errore dichiarazione redditi. La Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la scelta di adeguarsi è un'opzione vincolante e non un mero errore materiale correggibile, confermando così la legittimità della cartella di pagamento emessa a seguito di controllo automatizzato.
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Operatore qualificato: ricorso inammissibile
Una società ha citato in giudizio un istituto di credito in relazione a otto contratti di swap, lamentandone la nullità per vari motivi, tra cui la violazione degli obblighi informativi. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando come la dichiarazione di operatore qualificato sottoscritta dall'investitore lo oneri di provare che la banca fosse a conoscenza della sua reale inesperienza. L'inammissibilità è derivata anche dalla genericità e dalla mancata specificità dei motivi di ricorso.
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Patto di opzione: validità e valutazione dei fatti
Una società affittuaria di un'azienda esercitava il diritto di acquisto previsto da un patto di opzione. La società locatrice si opponeva, contestando la validità dell'opzione e l'inclusione di alcuni beni. I tribunali di primo e secondo grado davano ragione all'acquirente. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della venditrice, sottolineando che i motivi di ricorso non possono mirare a un riesame dei fatti già accertati dai giudici di merito, ma devono limitarsi a censure di legittimità.
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Dichiarazione integrativa: come correggere errori
Una società, a causa di incertezze normative su un beneficio fiscale per investimenti ambientali, presenta una dichiarazione integrativa in ritardo. L'Agenzia delle Entrate contesta la tardività. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della società, affermando che la dichiarazione dei redditi, quale dichiarazione di scienza, è sempre emendabile per correggere errori di fatto o di diritto, specialmente se causati da oggettiva incertezza normativa, per garantire il pagamento del giusto tributo.
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Emendabilità dichiarazione redditi: la Cassazione decide
Una società ha presentato in ritardo una dichiarazione integrativa per usufruire di un beneficio fiscale su un investimento ambientale, a causa di incertezze normative sulla cumulabilità degli incentivi. La Commissione Tributaria Regionale aveva respinto la richiesta per tardività. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, affermando il principio di generale emendabilità della dichiarazione dei redditi, anche oltre i termini, qualora il ritardo sia causato da un'oggettiva incertezza interpretativa della legge. La Corte ha riconosciuto il diritto del contribuente a correggere la propria posizione per non essere assoggettato a un prelievo fiscale superiore a quello dovuto.
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Vizio del consenso e l’annullamento del contratto
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di contratto preliminare di compravendita di un terreno, il cui valore era basato su una qualità (edificabilità) poi rivelatasi errata. La promissaria acquirente si era rifiutata di stipulare il definitivo, eccependo un vizio del consenso. La Corte ha cassato la sentenza d'appello, la quale aveva erroneamente limitato l'analisi della doglianza a una presunta violenza, omettendo di esaminare in modo completo e corretto la questione dell'errore e della presupposizione. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
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Contratto IRS: quando è nullo secondo la Cassazione
Una società manifatturiera ha citato in giudizio un istituto di credito per la nullità di un contratto IRS. Dopo decisioni contrastanti nei primi due gradi di giudizio, la Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale: un contratto IRS è nullo se l'investitore non viene messo in condizione di conoscere preventivamente gli elementi essenziali per valutare il rischio (alea), come i criteri di calcolo del Mark to Market, gli scenari probabilistici e i costi impliciti. La mancata trasparenza su questi punti determina sia una nullità strutturale del contratto per indeterminatezza dell'oggetto, sia una violazione degli obblighi informativi della banca. La Corte ha quindi cassato la sentenza d'appello e rinviato il caso per un nuovo esame.
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Discriminazione part-time: no a carriera più lenta
La Corte di Cassazione ha stabilito che negare a una lavoratrice part-time la stessa progressione di carriera prevista per i colleghi a tempo pieno costituisce una forma di discriminazione part-time. La sentenza analizzata chiarisce che la progressione di carriera rientra tra le "condizioni di impiego" tutelate dal principio di non discriminazione di derivazione europea. Di conseguenza, un'interpretazione del contratto collettivo che escluda i lavoratori part-time dagli avanzamenti di livello automatici, basandosi sulla presunzione di una minore professionalità acquisita, è illegittima. La Corte ha cassato la decisione precedente, affermando il diritto della lavoratrice al corretto inquadramento e alle relative differenze retributive.
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Calcolo TFS avvocati pubblici: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha rinviato a pubblica udienza la decisione su un caso cruciale per il calcolo TFS avvocati pubblici. La controversia riguarda l'inclusione degli onorari professionali nella base di calcolo dell'indennità di buonuscita di un legale di un ente pubblico. I giudici di merito avevano escluso tale possibilità, ma la Cassazione ha ritenuto la questione di tale rilevanza, anche alla luce di recenti sentenze della Corte Costituzionale, da meritare una trattazione più approfondita.
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Calcolo buonuscita avvocati pubblici: onorari inclusi?
Un ente pubblico previdenziale ha richiesto a un suo ex avvocato dipendente la restituzione di una parte della buonuscita, sostenendo che gli onorari professionali non dovessero essere inclusi nel calcolo. Dopo decisioni contrastanti nei primi due gradi di giudizio, la Corte di Cassazione, riconoscendo l'elevata importanza della questione e la necessità di valutare recenti sentenze della Corte Costituzionale, ha rinviato il caso a una pubblica udienza. La decisione finale stabilirà un principio fondamentale per il calcolo buonuscita avvocati pubblici.
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Dichiarazione integrativa: sempre possibile per errori
La Corte di Cassazione ha stabilito che un contribuente può presentare una dichiarazione integrativa per richiedere un'agevolazione fiscale, anche dopo la scadenza dei termini, se l'omissione originaria era dovuta a un'obiettiva incertezza normativa. Nel caso specifico, una società energetica non aveva richiesto il beneficio "Tremonti ambiente" a causa di dubbi sulla sua cumulabilità con altri incentivi. Successivamente, ha presentato una dichiarazione integrativa. La Corte ha accolto il ricorso, affermando che la dichiarazione dei redditi è generalmente emendabile per correggere errori di fatto o di diritto. Inoltre, ha chiarito che il diritto all'agevolazione sorge al momento della realizzazione dell'investimento e non viene meno a causa della successiva abrogazione della norma, se l'investimento era già stato effettuato.
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Retribuzione indebita: la P.A. deve recuperare
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha confermato la condanna di una segretaria comunale alla restituzione di somme percepite in eccesso a titolo di maggiorazione della retribuzione. L'errore derivava da un'errata interpretazione del contratto collettivo da parte del Comune. La Corte ha ribadito che, nel settore pubblico, la retribuzione indebita deve sempre essere restituita, non potendo il dipendente vantare un diritto quesito o invocare il legittimo affidamento, anche se in buona fede.
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Onere probatorio: la Cassazione chiarisce i limiti
La Corte di Cassazione conferma la decisione d'appello che riduceva le differenze retributive dovute agli eredi di un lavoratore. La sentenza sottolinea che, in caso di incertezza probatoria sull'orario di lavoro, l'onere probatorio grava su chi agisce in giudizio. La Corte ha respinto i motivi di ricorso basati su presunte confessioni, errata applicazione dell'onere della prova e vizi di calcolo, ribadendo i limiti del proprio sindacato di legittimità.
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Transazione TFR: quando copre anche il non detto
Un ex dipendente, dopo aver firmato un accordo di conciliazione giudiziale con il suo ex datore di lavoro, ha agito in giudizio per ottenere il pagamento del trattamento di fine rapporto (TFR). La Corte d'Appello ha dichiarato la sua domanda improponibile, ritenendo che la transazione TFR, definita "omnicomprensiva", precludesse qualsiasi ulteriore pretesa, anche se non esplicitamente menzionata. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso del lavoratore. La Suprema Corte ha sottolineato che l'interpretazione del giudice di merito, basata sulla volontà delle parti di chiudere ogni pendenza legata al rapporto di lavoro, era corretta e non sindacabile, evidenziando inoltre numerosi profili di inammissibilità nel ricorso presentato.
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Dichiarazione integrativa: sì alla modifica tardiva
Una società si è vista negare un'agevolazione fiscale ambientale perché richiesta tramite una dichiarazione integrativa successiva. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società, stabilendo due principi fondamentali. Primo, la dichiarazione dei redditi può sempre essere modificata per correggere errori, inclusi quelli derivanti da un'oggettiva incertezza normativa che ha indotto il contribuente a non richiedere inizialmente il beneficio. Secondo, il diritto all'agevolazione sorge al momento dell'effettuazione dell'investimento, non con la successiva richiesta, salvaguardando così i diritti del contribuente anche in caso di abrogazione della norma di favore.
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Sale and lease back: quando è valido e non nullo?
Una società immobiliare ha impugnato un'operazione di sale and lease back, sostenendo che mascherasse un patto commissorio vietato. I giudici di primo e secondo grado hanno respinto la richiesta, non riscontrando gli indizi di illiceità come un debito preesistente o la sproporzione del prezzo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che non può riesaminare i fatti e applicando il principio della "doppia conforme", dato che le due sentenze di merito erano giunte alla stessa conclusione con lo stesso percorso logico.
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Dichiarazione integrativa: si può sempre correggere
Una società energetica si è vista negare un'agevolazione fiscale per investimenti ambientali perché richiesta tramite una dichiarazione integrativa. La Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando il principio di generale emendabilità della dichiarazione per correggere errori, soprattutto se l'omissione iniziale era dovuta a incertezza normativa sulla cumulabilità dei benefici. Il diritto all'agevolazione sorge con l'investimento, non con la dichiarazione.
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