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Art. 142 d.lgs. 30 aprile 1992, n. 285

8 provvedimenti

Condotta imprevedibile pedone: esclusa la colpa
La Corte di Cassazione conferma l'assoluzione di un automobilista per l'omicidio colposo di due pedoni. La decisione si fonda sulla condotta imprevedibile del pedone, ritenuta causa esclusiva e inevitabile dell'incidente. Le vittime camminavano di notte su una strada extraurbana non illuminata, in un punto vietato ai pedoni e senza abbigliamento retroriflettente. Tale comportamento è stato giudicato eccezionale e atipico, tale da rendere irrilevanti l'eccesso di velocità e il tasso alcolemico del conducente, poiché l'impatto non avrebbe potuto essere evitato nemmeno rispettando le norme.
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Omicidio stradale: ricorso inammissibile in Cassazione
Un conducente, condannato per omicidio stradale a causa di un incidente mortale avvenuto per eccesso di velocità e guida in stato di ebbrezza, ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, poiché i motivi presentati erano una semplice ripetizione di quelli già respinti dalla Corte d'Appello, senza che venisse sollevato un vizio di travisamento della prova, necessario in caso di doppia sentenza conforme.
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Omicidio stradale: quando la velocità è colpa
Un automobilista, condannato per omicidio stradale a causa di una velocità di 163 km/h su un limite di 70, ha presentato ricorso in Cassazione. Sosteneva che la colpa fosse del motociclista deceduto e che l'incidente fosse inevitabile. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che l'eccesso di velocità è una causa determinante dell'evento. La condotta imprudente della vittima non esonera da responsabilità, poiché ogni guidatore deve prevedere e prevenire i pericoli. Rigettate anche le istanze sulla prescrizione e sulle attenuanti.
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Omicidio Stradale: Colpa del Conducente e Guasto Tecnico
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per omicidio stradale a carico di un camionista che aveva tamponato un'auto ferma al semaforo, causandone la morte della conducente. L'imputato sosteneva un possibile guasto ai freni, ma la Corte ha respinto il ricorso, sottolineando che il conducente ha il dovere di verificare l'efficienza del veicolo e che le sue stesse dichiarazioni spontanee, in cui ammetteva di non aver frenato, erano utilizzabili nel processo. La Corte ha ritenuto la colpa del conducente provata, sia per imprudenza generica che per la violazione di specifiche norme del codice della strada.
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Concorso di colpa: la Cassazione e l’omicidio stradale
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un camionista condannato per omicidio stradale. Nonostante il significativo concorso di colpa della vittima (velocità eccessiva e stato di ebbrezza), la responsabilità dell'imputato per la manovra imprudente che ha innescato l'incidente non viene meno. La sentenza sottolinea l'importanza del rigore procedurale nei ricorsi e l'autonomia tra pena principale e sanzioni accessorie.
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Rinnovazione dell’istruttoria: obbligo in Appello
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna per omicidio stradale emessa in appello, ribaltando una precedente assoluzione. La decisione si fonda sulla violazione dell'obbligo di rinnovazione dell'istruttoria: la Corte d'Appello aveva rivalutato la testimonianza di un consulente tecnico senza riesaminarlo, procedura invece obbligatoria per legge quando si intende modificare la valutazione di una prova dichiarativa per giungere a una condanna.
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Diritto di difesa: astensione avvocato e nuovo processo
Un automobilista è stato condannato per omicidio stradale. Il suo avvocato, dopo aver richiesto la discussione orale in appello, ha aderito a un'astensione di categoria (sciopero). La Corte d'Appello ha ignorato la richiesta di rinvio e ha confermato la condanna. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, affermando che la mancata posticipazione dell'udienza in questi casi costituisce una grave violazione del diritto di difesa e ha ordinato un nuovo processo d'appello.
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Omicidio stradale: Cassazione su velocità e concause
La Corte di Cassazione conferma la condanna per omicidio stradale a carico di un conducente che, guidando a velocità doppia rispetto al consentito, con patente scaduta e senza assicurazione, ha causato un incidente mortale. La Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che la condotta di guida gravemente imprudente è causa esclusiva dell'evento, escludendo che un presunto errato posizionamento del guard-rail potesse costituire una concausa idonea a mitigare la responsabilità.
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