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Art. 142 Codice della Crisi d'Impresa

8 provvedimenti

Concorso morale in bancarotta: padre assolto, figlia no
Un imprenditore fallito e sua figlia vengono accusati di bancarotta fraudolenta. La figlia aveva trasferito a sé stessa le quote di una società del padre, sottraendole ai creditori. L'imprenditore era accusato di concorso morale in bancarotta fraudolenta, pur non avendo compiuto alcuna azione materiale. La Corte di Cassazione ha annullato la condanna per entrambi. Secondo i giudici, non esistevano prove concrete della partecipazione del padre. Le semplici supposizioni sul suo interesse o sul suo presunto aiuto informativo alla figlia non erano sufficienti a fondare una condanna penale, che richiede la certezza della colpevolezza. Mancando la prova del coinvolgimento del soggetto fallito (intraneus), il reato non può sussistere nemmeno per chi ha agito materialmente (extraneus).
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Distrazione delle spese e fallimento del cliente
La Corte di Cassazione ha accolto l'istanza di correzione di un errore materiale riguardante l'omessa distrazione delle spese in favore del difensore antistatario. Il caso nasce da un giudizio tributario dove la società contribuente, pur essendo fallita, aveva resistito in Cassazione a causa dell'inerzia del curatore. La Corte ha stabilito che la distrazione delle spese non rientra tra i crediti concorsuali, poiché attiene al rapporto diretto tra il legale e la parte assistita, rendendo così necessaria la rettifica del dispositivo originale.
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Crediti controversi e confisca: no all’ammissione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società che chiedeva l'ammissione di un suo credito allo stato passivo di un consorzio sottoposto a confisca di prevenzione. La Corte ha stabilito che i crediti controversi, privi del requisito della certezza documentale anteriore al sequestro, non possono essere ammessi. Viene inoltre chiarito che il potere del giudice della prevenzione è di mera verifica documentale e non di accertamento nel merito, a differenza di quanto avviene in ambito fallimentare. L'eccezione di incompatibilità del giudice è stata respinta perché non sollevata tempestivamente.
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Legittimazione società fallita: l’inerzia del curatore
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 21333/2024, ha stabilito che la 'mera inerzia' del curatore fallimentare è sufficiente a far sorgere la legittimazione processuale straordinaria della società fallita, e quindi dei suoi ex amministratori, a impugnare un avviso di accertamento. Tuttavia, la mancata notifica dell'atto impositivo alla società fallita, ma solo al curatore, non comporta la nullità o la decadenza del potere accertativo, bensì la semplice inefficacia e inopponibilità dell'atto nei confronti della società stessa fino a quando non ne venga a conoscenza.
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Credito verso beni confiscati: i limiti alla prova
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto che chiedeva l'ammissione di un credito verso beni confiscati a una società. La decisione si fonda sulla mancanza di legittimazione del ricorrente, poiché i documenti non lo identificavano chiaramente come creditore. La Corte ha ribadito che, nelle procedure di prevenzione, il giudice ha un potere di mera verifica documentale e non può accertare l'esistenza di un credito in assenza di prove scritte con data certa anteriore al sequestro.
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Estradizione e bancarotta: la decisione della Cassazione
La Corte di Cassazione conferma la decisione di estradare un cittadino italiano verso il Principato di Monaco per il reato di bancarotta. La sentenza chiarisce due principi fondamentali in materia di estradizione e bancarotta: il giudice italiano non deve compiere un'autonoma valutazione delle prove, ma solo verificare che lo Stato richiedente abbia operato ragionevolmente; inoltre, la 'liquidazione giudiziale' italiana è assimilabile alle procedure di insolvenza estere ai fini della doppia incriminabilità.
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Legittimazione del fallito: quando può agire in giudizio
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato una sentenza tributaria favorevole a una società, poi fallita. La Cassazione ha stabilito che la legittimazione del fallito a proseguire il giudizio è subordinata alla prova della 'mera inerzia' del curatore fallimentare. La corte territoriale aveva errato nel non accertare tale condizione, portando alla cassazione della sentenza con rinvio.
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Oneri condominiali pignoramento: no prededuzione
Un condominio ha richiesto che i suoi crediti per oneri condominiali, maturati dopo il pignoramento di un'unità immobiliare, fossero pagati in prededuzione, ovvero prima del credito ipotecario di una banca. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, chiarendo che l'istituto della prededuzione è applicabile solo alle procedure concorsuali (come il fallimento) e non alle esecuzioni forzate individuali. In quest'ultimo caso, gli oneri condominiali pignoramento possono essere considerati spese di giustizia con privilegio solo se indispensabili per la conservazione materiale del bene, a vantaggio di tutti i creditori.
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