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Art. 1417 Codice Civile

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210 provvedimenti

Risoluzione e caparra: la Cassazione chiarisce
In un caso di contratto preliminare immobiliare, la Corte di Cassazione chiarisce la distinzione tra risoluzione e caparra. La Corte ha stabilito che una parte che chiede la risoluzione del contratto e il risarcimento dei danni non può ottenere anche il doppio della caparra, rimedio previsto per il diverso istituto del recesso. Viene inoltre ribadito che la prova della simulazione del prezzo tra le parti richiede un atto scritto.
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Prova della simulazione: limiti del ricorso in Cassazione
Un'erede impugna la vendita di un immobile effettuata dal nipote della defunta, sostenendo la mancanza di prova della simulazione. I giudici di merito rigettano la domanda e la Corte di Cassazione conferma la decisione, dichiarando i motivi di ricorso inammissibili. La sentenza chiarisce i limiti del sindacato della Suprema Corte sulla valutazione delle prove, il funzionamento della regola della "doppia conforme" e l'inammissibilità di nuove eccezioni e prove in appello.
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Simulazione contratto: prova libera per il mandante
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di simulazione contratto relativo a un preliminare di vendita immobiliare. La Corte ha stabilito che il mandante, all'oscuro dell'accordo simulatorio posto in essere dal suo rappresentante, deve essere considerato un "terzo". Di conseguenza, egli ha diritto di provare la simulazione con ogni mezzo, incluse le presunzioni, senza i limiti probatori previsti per le parti contraenti. La Corte ha quindi rigettato il ricorso, confermando la decisione di merito che aveva dichiarato la simulazione del contratto sulla base di prove indiziarie.
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Retribuzione convenzionale: prova e oneri del datore
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'azienda, confermando la decisione di merito che riconosceva il diritto di alcuni lavoratori a differenze retributive. Il caso verteva sulla prassi di corrispondere una retribuzione convenzionale superiore a quella risultante in busta paga, con pagamenti parzialmente in nero. La Corte ha stabilito che la prova di tale accordo può basarsi su presunzioni e testimonianze, anche di altri lavoratori coinvolti in cause connesse. In assenza di un provato patto di conglobamento, la maggiore retribuzione si intende dovuta per la sola prestazione ordinaria, gravando sul datore di lavoro l'onere di dimostrare il contrario.
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Patto commissorio: quando la prova testimoniale non basta
Una coppia vende un immobile per estinguere un pignoramento, ma in seguito sostiene che la vendita simulasse un prestito con patto commissorio. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando le decisioni dei giudici di merito. La Corte ha ritenuto che, nonostante la prova testimoniale sia teoricamente ammissibile per dimostrare l'illiceità di un contratto, in questo caso la richiesta non era supportata da un quadro probatorio sufficientemente solido, rendendo la valutazione dei giudici di merito insindacabile.
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Ricorso inammissibile: l’obbligo di esposizione chiara
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile a causa di una esposizione dei fatti frammentaria, incompleta e oscura. La decisione sottolinea come il mancato rispetto del requisito di chiarezza previsto dall'art. 366 c.p.c. impedisca alla Corte di esaminare nel merito le censure, ribadendo che il ricorso deve essere autosufficiente e permettere una piena comprensione della controversia senza dover consultare altri atti.
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Simulazione assoluta: vendita fittizia e onere prova
Una banca ha ottenuto la dichiarazione di nullità di una compravendita immobiliare tra il proprio debitore e un'altra società, provando la simulazione assoluta dell'atto. La Corte d'Appello ha confermato la decisione, valorizzando come prove presuntive le modalità anomale di pagamento, la sproporzione del prezzo e la rinuncia all'ipoteca legale, ponendo a carico dell'acquirente l'onere di dimostrare l'effettivo pagamento.
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Riconoscimento di debito: il valore di un assegno
In un caso di locazione, il Tribunale di Torino ha chiarito il valore probatorio di un assegno impagato, qualificandolo come riconoscimento di debito. La sentenza ha stabilito che l'emissione di un assegno per l'importo richiesto dal locatore (canoni e spese) sposta sul conduttore l'onere di provare l'inesistenza del debito. Al contempo, ha ordinato la restituzione del deposito cauzionale, poiché il locatore non ha fornito prova sufficiente dei danni all'immobile. Il debito del conduttore è stato quindi rideterminato sottraendo l'importo della cauzione.
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Simulazione contratto preliminare: la decisione
La Corte d'Appello conferma la nullità di un contratto preliminare di vendita, ritenendolo un'operazione fittizia. La decisione si fonda sulla prova per indizi della simulazione del contratto preliminare, orchestrata tra due società con forti legami per sottrarre fondi alla società acquirente, ormai insolvente e prossima al fallimento. Elementi decisivi sono stati l'insolvenza dell'acquirente, i legami tra gli amministratori e le anomalie nei pagamenti della caparra.
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Simulazione vendita immobiliare: nullità e donazione
Due sorelle hanno impugnato con successo una vendita immobiliare conclusa decenni prima dal loro padre a favore del cognato. Il Tribunale di Roma ha accertato la simulazione vendita immobiliare, dichiarando nullo sia l'atto di compravendita sia la donazione dissimulata per vizio di forma. Di conseguenza, l'immobile è stato considerato come mai uscito dal patrimonio del defunto, rientrando nell'asse ereditario. La sproporzione del prezzo e le dichiarazioni nel testamento del padre sono state prove decisive.
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