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Art. 140 Codice della Strada

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96 provvedimenti

Omicidio colposo stradale: manovra improvvisa ed esito liberatorio
La Corte di Cassazione ha confermato l'assoluzione di un autotrasportatore accusato di omicidio colposo stradale a seguito di un violento sinistro notturno. L'incidente ha coinvolto un mezzo pesante e un'utilitaria. Il conducente dell'auto ha compiuto una manovra improvvisa e imprevedibile, sterzando a ridosso del mezzo pesante per imboccare uno svincolo. A seguito del conseguente urto laterale e del ribaltamento della vettura, l'automobilista, sprovvisto di cintura di sicurezza, è deceduto. I parenti della vittima hanno presentato ricorso sostenendo il superamento dei limiti di velocità da parte del camionista. Gli Ermellini hanno respinto l'impugnazione: la velocità del mezzo pesante risultava regolare e l'evento era del tutto inevitabile per la condotta repentina della vittima.
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Svolta a sinistra e sorpasso: il principio di affidamento stradale
Un automobilista svoltava a sinistra per accedere a un piazzale privato. Nello stesso momento, un motociclista sopraggiungeva a forte velocità superando le auto incolonnate contromano. Il centauro perdeva il controllo del mezzo, urtava l'auto e decedeva. I giudici di merito assolvevano l'automobilista, attribuendo l'incidente esclusivamente alla manovra azzardata della vittima. I familiari della vittima proponevano ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, affermando che il principio di affidamento nella circolazione stradale non tutela chi omette di controllare gli specchietti e non segnala tempestivamente la svolta. L'imprudenza altrui, se prevedibile, non cancella il concorso di colpa del conducente.
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Omicidio colposo stradale: colpa della vittima e condanna
Un automobilista effettuava una manovra vietata di cambio corsia, urtando un motociclista che procedeva a velocità elevata. A seguito dell'impatto, il centauro perdeva la vita. I giudici di merito condannavano il conducente per il reato di omicidio colposo stradale, riconoscendo comunque un concorso di colpa della vittima. L'imputato presentava ricorso in Cassazione eccependo la prescrizione del reato e lamentando una pena eccessiva. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Per questa fattispecie opera il raddoppio del termine massimo di prescrizione fino a quindici anni. Inoltre, i giudici hanno motivato adeguatamente l'entità della pena tenendo conto della gravità dell'evento e della condotta complessiva.
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Investimento di pedone: condanna per l’autista oltre i limiti
Un conducente di autobus è stato condannato per omicidio colposo a seguito dell'investimento di pedone che attraversava sulle strisce pedonali. L'imputato viaggiava a una velocità superiore al limite di 50 km/h e non adeguata alla scarsa visibilità causata da un altro mezzo in sosta. La difesa sosteneva l'imprevedibilità della condotta della vittima, scesa da un autobus e passata dietro di esso di corsa. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la responsabilità penale del conducente. I giudici hanno chiarito che l'imprudenza del pedone non esclude la colpa del guidatore se l'evento era prevedibile ed evitabile con una velocità moderata.
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Obbligo di precedenza: la colpa della moto non salva il camion
Un grave incidente stradale costa la vita a un motociclista, scontratosi con un autoarticolato che effettuava una manovra di immissione occupando l'intera carreggiata. I giudici di merito assolvono il conducente del camion, ritenendo che la vittima viaggiasse a velocità eccessiva e che il camionista non potesse vederla all'inizio della manovra. La Cassazione ribalta questa decisione, accogliendo il ricorso dei familiari della vittima. La Suprema Corte stabilisce che l'obbligo di precedenza e le cautele necessarie non si esauriscono all'inizio della manovra, ma devono essere mantenuti per tutta la sua durata. La colpa della vittima non cancella la responsabilità del conducente se questi non ha controllato costantemente la strada. La sentenza viene annullata con rinvio al giudice civile per rideterminare il risarcimento.
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Incidente stradale: condannato il camionista per la svolta fatale
Il conducente di un autocarro per i rifiuti è stato condannato per omicidio colposo a seguito di un incidente stradale in cui ha travolto e ucciso un ciclista durante una svolta a destra. La difesa sosteneva che il ciclista si trovasse nel punto cieco del mezzo, in condizioni di scarsa visibilità. Tuttavia, le perizie e una simulazione sul campo hanno dimostrato che l'autocarro aveva affiancato la bicicletta prima della manovra, rendendo il ciclista visibile negli specchietti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del conducente, confermando la condanna e ribadendo che non è possibile richiedere una nuova valutazione dei fatti in sede di legittimità.
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Lesioni personali stradali: condannato chi investe sulle strisce
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'automobilista condannata per il reato di lesioni personali stradali gravi. L'imputata aveva investito un pedone sulle strisce pedonali, sostenendo che la condotta della vittima fosse imprevedibile. I giudici hanno ribadito che il conducente deve sempre mantenere la massima prudenza e un controllo costante del veicolo, soprattutto vicino agli attraversamenti pedonali. L'automobilista può essere esente da responsabilità solo se il comportamento del pedone costituisce una causa eccezionale e del tutto imprevedibile. Inoltre, la Suprema Corte ha chiarito che l'introduzione della procedibilità a querela per questo reato non rileva se il ricorso è originariamente inammissibile, poiché tale vizio impedisce al giudice di valutare la mancanza della querela. Di conseguenza, la condanna dell'automobilista è stata confermata.
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Lesioni stradali gravi: la fuga alcolica conferma la condanna
Il caso riguarda un automobilista condannato per il reato di lesioni stradali gravi, aggravato dalla fuga. Il conducente, sotto l'effetto dell'alcol, ha investito di notte un pedone che camminava a bordo strada con il proprio cane, causandogli gravi fratture, per poi allontanarsi senza prestare soccorso. La difesa ha sostenuto l'ipotesi di una caduta autonoma della vittima e l'assenza di dolo nella fuga, sostenendo che l'uomo non si fosse accorto dell'impatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la condanna inflitta nei gradi precedenti. I giudici di legittimità hanno rilevato che i motivi di ricorso erano generici e ripetitivi di questioni di fatto già ampiamente esaminate e risolte nei precedenti gradi di giudizio, in presenza di una coerente doppia conforme ricostruzione dei fatti.
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Caso fortuito incidente stradale: condannato l’autista distratto
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per omicidio colposo e lesioni colpose nei confronti di un autista professionista. L'uomo, alla guida di un'auto con passeggeri, si era distratto perdendo il controllo del mezzo su asfalto bagnato e finendo contro il guardrail, causando la morte di un passeggero e il ferimento di altri due. La difesa invocava il caso fortuito incidente stradale, sostenendo che la velocità fosse entro i limiti. I giudici hanno invece escluso il caso fortuito incidente stradale, stabilendo che la sbandata è derivata da una fatale distrazione e da una manovra correttiva improvvisa. La Cassazione ha ribadito che il conducente deve sempre regolare la velocità in base alle condizioni concrete della strada, dichiarando inammissibile il ricorso dell'autista.
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Omicidio stradale: condannato il camionista alterato alla guida
Il Conducente di un autocarro, viaggiando a velocità eccessiva sotto l'effetto di cannabinoidi durante una notte piovosa, ha tamponato un'autovettura ferma sulla carreggiata per un guasto. L'impatto ha causato la proiezione e la morte di una passeggera, precipitata da un viadotto. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per omicidio stradale, dichiarando inammissibile il ricorso del conducente. I giudici hanno chiarito che il principio di affidamento non esclude la responsabilità se la condotta imprudente altrui è prevedibile. Nel caso specifico, una velocità moderata e l'assenza di alterazione psicofisica avrebbero permesso al conducente di evitare l'ostacolo sterzando sulla sinistra, data la presenza di tre corsie di marcia.
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Omicidio colposo: la svolta col trattore costa la condanna
Un tragico incidente stradale ha causato la morte di un motociclista, scontratosi con un trattore che svoltava a sinistra. Il Conducente del trattore è stato condannato per il reato di Omicidio colposo stradale. La difesa ha presentato ricorso in Cassazione, lamentando l'errata indicazione delle norme del Codice della Strada nell'imputazione e contestando la ricostruzione della visibilità del mezzo. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'errata indicazione degli articoli di legge non annulla l'accusa se il fatto è descritto chiaramente. Inoltre, la Cassazione non può rivalutare i fatti già accertati nei precedenti gradi di giudizio se la motivazione è logica e coerente. Il Conducente del trattore perde la causa e la condanna a otto mesi di reclusione viene confermata definitivamente.
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Omicidio stradale: la responsabilità del conducente
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di omicidio stradale focalizzandosi sulla prevedibilità del comportamento della vittima. Nonostante l'eventuale colpa del pedone o di terzi, il conducente è ritenuto responsabile se procedeva a velocità inadeguata, rendendo l'incidente evitabile tramite una condotta diligente.
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Omicidio stradale: no alla colpa automatica per lo slittamento
Il caso riguarda un tragico incidente in cui Il Conducente perde il controllo dell'auto in curva, ribaltandosi e causando la morte del passeggero. I giudici di merito condannano Il Conducente per il reato di omicidio stradale, ritenendo che la velocità, pur entro i limiti, fosse inadeguata. La Corte di Cassazione annulla la condanna, stabilendo che non basta il semplice verificarsi del sinistro per dichiarare la colpevolezza. I giudici avrebbero dovuto accertare in concreto quale regola cautelare fosse stata violata e se l'evento fosse prevedibile ed evitabile, anziché basarsi su una mera causalità materiale. La sentenza viene quindi annullata con rinvio per un nuovo giudizio.
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Omicidio stradale: condanna anche se la vittima correva
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per omicidio stradale a carico di un automobilista che, effettuando un sorpasso vietato oltre la striscia continua, ha urtato un motociclista che sopraggiungeva ad altissima velocità. Nonostante la vittima procedesse a oltre 125 km/h, la Corte ha stabilito che tale condotta imprudente non interrompe il nesso di causa. L'automobilista avrebbe dovuto verificare la presenza di altri veicoli prima di svoltare, rispettando le regole stradali. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato, confermando la sua responsabilità penale, pur con un concorso di colpa della vittima stimato al 60%.
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Lesioni personali stradali: condannato chi guida distratto
Il Conducente di un veicolo è stato condannato per il reato di lesioni personali stradali dopo aver travolto due donne che stavano per attraversare la strada. Il Conducente ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che le vittime fossero sbucate all'improvviso e che la propria velocità fosse entro i limiti consentiti nel centro abitato. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il rispetto del limite di velocità non esclude la responsabilità penale se il guidatore non presta la dovuta attenzione. Nel caso specifico, i filmati hanno dimostrato l'assenza di qualsiasi manovra di emergenza, confermando la colpa esclusiva del guidatore.
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Danni da fauna selvatica: scontro con capriolo senza risarcimento
Un motociclista ha subito lesioni e danni al proprio mezzo a causa dell'impatto con un capriolo che ha attraversato improvvisamente la strada. Il danneggiato ha citato in giudizio l'Ente Regionale per ottenere il risarcimento dei danni da fauna selvatica. Sebbene i giudici di merito avessero accolto la domanda, la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'ente pubblico. La Suprema Corte ha stabilito che, per ottenere il risarcimento, il conducente non può limitarsi a dimostrare l'avvenuto impatto con l'animale. Egli deve fornire la prova positiva e completa della dinamica dell'incidente e della propria condotta di guida diligente, superando la presunzione di colpa a suo carico. La sentenza è stata quindi cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Omicidio stradale colposo: sorpasso folle, condanna confermata
Un automobilista viene condannato per omicidio stradale colposo dopo aver causato un incidente mortale durante un sorpasso vietato e ad alta velocità. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, respingendo la tesi difensiva che attribuiva una parte della colpa alla vittima per un lieve stato di ebbrezza. I giudici hanno stabilito un principio fondamentale: la condotta imprudente della vittima non interrompe il nesso di causalità se non è eccezionale e imprevedibile. La manovra sconsiderata dell'imputato è stata ritenuta la causa unica e determinante della tragedia, rendendo irrilevante il comportamento marginalmente scorretto dell'altro conducente.
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Omicidio Stradale: Concorso di Colpa non esclude la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per omicidio stradale di un automobilista che, invadendo l'opposta corsia, aveva causato un frontale mortale. La Corte ha stabilito un principio fondamentale: il concorso di colpa dell'altro conducente, che ha eseguito una manovra di emergenza errata, non è sufficiente a escludere la responsabilità penale di chi ha originato la situazione di pericolo. La condotta imprudente della vittima può al massimo valere come circostanza attenuante, portando a una riduzione della pena, ma non all'assoluzione. L'appello dell'imputato è stato quindi dichiarato inammissibile.
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Omicidio colposo in retromarcia: investe pedone, condanna certa
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per omicidio colposo in retromarcia a carico di una conducente che, durante la manovra, aveva investito un'anziana pedone. La vittima era caduta a terra, morendo in seguito alle lesioni. I giudici hanno stabilito che la retromarcia è una manovra ad altissimo rischio che impone al guidatore un obbligo di massima prudenza. Non è sufficiente usare gli specchietti, ma è necessario un monitoraggio costante e completo dell'area retrostante. La condotta del pedone, sebbene non impeccabile, non è stata ritenuta così imprevedibile da escludere la colpa dell'automobilista, che avrebbe dovuto e potuto evitare l'impatto.
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Investimento pedone in retromarcia: colpa anche fuori strisce
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un automobilista per lesioni stradali. L'uomo aveva investito un'anziana signora durante una manovra di retromarcia per parcheggiare. La vittima attraversava la strada fuori dalle strisce pedonali. Secondo i giudici, l'investimento pedone in retromarcia comporta una responsabilità quasi totale del conducente. La manovra è così pericolosa da richiedere un monitoraggio costante e attentissimo dell'area posteriore. Il comportamento del pedone, sebbene imprudente, non era abbastanza imprevedibile da interrompere il nesso di causalità e liberare l'automobilista dalla sua colpa. La condanna è quindi definitiva.
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