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Art. 140-bis Codice di Procedura Civile

15 provvedimenti

Definizione agevolata tributi locali: la Cassazione frena il Fisco
Una società immobiliare contesta un avviso di accertamento ICI, ma durante il processo in Cassazione chiede di accedere alla definizione agevolata dei tributi locali. La Corte Suprema, con un'ordinanza interlocutoria, non decide nel merito ma sospende il giudizio. Il motivo è che la legge prevede la possibilità di definizione agevolata per i tributi locali solo se l'ente territoriale, in questo caso il Comune, ha deliberato di aderire a tale procedura. La Corte ha quindi rinviato la causa per verificare se il Comune avesse effettivamente adottato la normativa necessaria, condizione indispensabile per poter applicare il beneficio richiesto dal contribuente.
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Definizione agevolata: lite tributaria sospesa in attesa del Comune
Un'Azienda Contribuente ha impugnato un avviso di accertamento fiscale emesso da un Comune. Giunta in Cassazione, l'azienda ha chiesto di accedere alla nuova **definizione agevolata delle liti tributarie** introdotta da una recente legge. La Corte Suprema ha però rilevato un dettaglio cruciale: per le controversie con gli enti locali, la legge richiede che sia l'ente stesso (il Comune) a decidere di applicare questa misura con un proprio atto formale. Poiché non era provato che il Comune avesse adottato tale delibera, la Corte non ha potuto né accogliere né respingere la richiesta. Ha quindi sospeso il processo, rinviando la causa per verificare se il Comune aderirà alla normativa, rendendo così possibile per l'azienda chiudere la lite con il fisco locale in modo agevolato.
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Rinvio per definizione agevolata: Causa ICI sospesa in Cassazione
Una società immobiliare contesta avvisi di accertamento ICI basati su una nuova rendita catastale applicata retroattivamente. Durante il giudizio in Cassazione, la società chiede di accedere a una sanatoria fiscale. La Corte non decide sulla questione della retroattività. Invece, rileva che la legge permette anche agli enti locali, come il Comune, di adottare proprie norme per la sanatoria. Poiché non è chiaro se il Comune lo abbia fatto, la Corte opta per un **rinvio a nuovo ruolo per definizione agevolata**. La causa viene quindi sospesa in attesa di verificare la possibilità di un accordo, lasciando l'esito finale incerto.
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Compensazione pecuniaria: sì anche senza check-in
La Corte di Cassazione, pur dichiarando estinto un giudizio per rinuncia, ha colto l'occasione per ribadire un principio fondamentale: il diritto alla compensazione pecuniaria per un volo in ritardo spetta ai passeggeri anche se non si presentano in aeroporto per l'imbarco all'orario originariamente previsto. La causa riguardava la richiesta di rimborso di due passeggeri per un ritardo superiore alle tre ore. La compagnia aerea si era difesa sostenendo che i viaggiatori non si erano presentati al check-in e che il ritardo era dovuto a circostanze eccezionali non provate. Il Tribunale aveva dato ragione ai passeggeri e la compagnia aveva fatto ricorso in Cassazione, salvo poi rinunciarvi.
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Estinzione giudizio di cassazione: effetti sulle spese
Una società di trasporti ha rinunciato al proprio ricorso in Cassazione contro una condanna a un risarcimento ridotto. La Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio di cassazione, chiarendo che in caso di rinuncia accettata non si procede alla liquidazione delle spese e non si applica l'obbligo del versamento del doppio contributo unificato.
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Compensazione pecuniaria volo: check-in non richiesto
Due passeggeri chiedevano la compensazione pecuniaria volo per un ritardo di cinque ore. La compagnia aerea si opponeva sostenendo che, essendo stati avvisati della riprogrammazione, i passeggeri non si erano presentati al check-in all'orario originale. Il Tribunale ha dato ragione ai passeggeri, affermando che il diritto alla compensazione pecuniaria volo dipende dal ritardo all'arrivo e non dalla presenza all'imbarco all'orario originario. Il procedimento in Cassazione si è estinto per rinuncia della compagnia aerea.
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Compensazione pecuniaria volo: diritto anche senza attesa
Un passeggero ha ottenuto la compensazione pecuniaria per volo in ritardo nonostante non avesse atteso in aeroporto, ma al resort. La Cassazione analizza il caso, confermando la decisione di merito che riteneva irrilevante la presenza in aeroporto ai fini del diritto alla compensazione pecuniaria volo, ma rigetta il ricorso incidentale del passeggero per le spese legali stragiudiziali non provate.
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Legittimazione passiva: Causa errata, sentenza inutile
Un lavoratore ha citato in giudizio il suo ex datore di lavoro per ottenere il riconoscimento di un diritto retributivo da far valere nei confronti dell'attuale amministrazione presso cui era stato trasferito. La Corte di Cassazione ha dichiarato la domanda inammissibile per difetto di legittimazione passiva, poiché l'azione legale era stata intentata contro il soggetto sbagliato, rendendo la potenziale sentenza priva di effetti giuridici.
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Legittimazione passiva: azione contro ex datore di lavoro
Due ex dipendenti citano in giudizio il loro precedente datore di lavoro, un ente in liquidazione, per ottenere il riconoscimento di un assegno personale da far valere presso le nuove amministrazioni di destinazione. La Cassazione dichiara l'azione inammissibile per difetto di legittimazione passiva, poiché l'azione doveva essere intentata contro i nuovi datori di lavoro, unici titolari del rapporto.
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Legittimazione passiva: Cassazione chiude il caso
Un lavoratore, dopo essere stato trasferito a una nuova amministrazione pubblica, ha citato in giudizio il suo ex datore di lavoro per ottenere un assegno personale. La Corte di Cassazione ha dichiarato la domanda inammissibile per difetto di legittimazione passiva, poiché l'azione legale è stata intentata contro un soggetto non più titolare del rapporto di lavoro. La sentenza è stata quindi annullata senza rinvio, chiudendo definitivamente la controversia.
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Assegno ad personam: no al personale ‘richiamato’
Un ex militare di un ente pubblico, precedentemente in servizio in base a richiami militari, ha chiesto il riconoscimento di un assegno ad personam dopo il passaggio al ruolo civile. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La decisione si fonda su un precedente giudicato amministrativo che aveva escluso la natura di lavoro subordinato del servizio prestato. La Corte ha inoltre chiarito che la normativa sull'assegno ad personam è riservata al solo personale in servizio continuativo a tempo indeterminato, escludendo quindi il personale 'richiamato'.
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Assegno ad personam: no per il personale riservista
Un ex militare riservista, transitato nei ruoli civili di un nuovo ente a seguito di una riorganizzazione, ha richiesto il mantenimento del suo precedente e più elevato trattamento retributivo tramite un assegno ad personam. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La decisione si fonda su tre punti chiave: l'esistenza di un precedente giudicato amministrativo che aveva già definito la natura non subordinata del servizio del riservista; la corretta interpretazione della normativa di settore che riserva l'assegno al solo personale in servizio continuativo; e vizi procedurali nel ricorso. La Corte ha quindi confermato la legittimità del diverso trattamento economico.
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Assegno ad personam: spetta al personale richiamato?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 30419/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un ex militare della Croce Rossa che chiedeva il riconoscimento dell'assegno ad personam dopo il transito nel ruolo civile. La decisione si fonda su un precedente giudicato amministrativo che aveva già escluso la natura di lavoro subordinato del servizio prestato, e sulla corretta interpretazione della normativa, che riserva tale beneficio economico solo al personale in servizio continuativo e non a quello richiamato.
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Assegno ad personam: no al mantenimento stipendio
Un ex militare "riservista", passato a un ruolo civile durante la riorganizzazione di un ente pubblico, si è visto ridurre lo stipendio e ha richiesto un assegno ad personam per colmare la differenza. La Corte di Cassazione ha dichiarato il suo ricorso inammissibile, principalmente a causa di una precedente sentenza definitiva del giudice amministrativo che aveva già escluso la natura di lavoro subordinato del suo precedente servizio. La Corte ha inoltre specificato che la legge in questione garantiva il mantenimento dello stipendio solo al personale di ruolo a tempo indeterminato.
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Retribuzione dirigente scolastico: la Cassazione decide
Un dirigente scolastico in servizio all'estero ha citato in giudizio il Ministero dell'Istruzione per ottenere il pagamento della parte variabile della retribuzione di posizione. Mentre i tribunali di primo e secondo grado avevano accolto la richiesta, la Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione. Sulla base di uno specifico Contratto Collettivo Nazionale, la Corte ha stabilito che la retribuzione dirigente scolastico all'estero era limitata alla sola componente fissa, escludendo quella variabile per il periodo in questione.
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