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Art. 14 D.lgs. n. 251 del 2007

7 provvedimenti

Protezione sussidiaria: no al diniego basato su dati obsoleti
Un cittadino straniero ha impugnato il diniego della sua domanda di protezione internazionale. Il Tribunale di Palermo ha respinto la richiesta escludendo la protezione sussidiaria sulla base di informazioni geopolitiche generiche e non aggiornate sul Paese d'origine. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del cittadino. I giudici di legittimità hanno stabilito che il tribunale viola il dovere di cooperazione istruttoria se valuta il rischio di violenze o conflitti armati utilizzando fonti informative obsolete o non pertinenti rispetto a quelle più recenti fornite dal richiedente. La sentenza impugnata è stata quindi cassata con rinvio per un nuovo esame della situazione di pericolo nel Paese di provenienza.
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Protezione umanitaria: un lavoro temporaneo non evita il rimpatrio
Il Richiedente, cittadino del Gambia, ha impugnato la decisione della Corte d'Appello che negava la protezione sussidiaria e la protezione umanitaria. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che non sussistono minacce gravi nel Paese d'origine, basandosi su fonti internazionali aggiornate. Inoltre, per la protezione umanitaria, è necessario un effettivo radicamento sociale e lavorativo in Italia. Nel caso specifico, il cittadino straniero ha dimostrato solo un contratto di lavoro a tempo determinato di pochi mesi, senza legami familiari o stabilità abitativa. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato, confermando il diniego delle tutele richieste.
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Audizione del richiedente asilo: quando il giudice pu” evitarla
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino straniero contro il diniego della protezione sussidiaria e umanitaria. Il ricorrente lamentava, tra l'altro, la mancata audizione del richiedente asilo da parte del giudice d'appello. La Suprema Corte ha chiarito che non sussiste alcun obbligo di procedere all'audizione del richiedente asilo qualora il giudice ritenga il racconto intrinsecamente inattendibile e contraddittorio, rendendo superfluo l'adempimento. Inoltre, la valutazione sulla credibilità del richiedente spetta esclusivamente al giudice di merito ed è insindacabile in sede di legittimità. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con conferma del provvedimento di diniego.
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Protezione sussidiaria: il lavoro non cancella il rimpatrio
Il caso riguarda un cittadino straniero che ha richiesto il riconoscimento della protezione sussidiaria e umanitaria. La Corte d'appello ha respinto la domanda, ritenendo che il richiedente avesse rinunciato alla protezione sussidiaria e che il contratto di lavoro a tempo determinato non bastasse a dimostrare una situazione di vulnerabilità personale. Il richiedente ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che le censure rivolte a motivazioni espresse solo per completezza (ad abundantiam) dalla Corte d'appello non possono essere impugnate. Inoltre, la semplice esistenza di un rapporto di lavoro non è sufficiente a garantire la protezione se non viene descritta e provata la specifica situazione di pericolo o vulnerabilità legata alla regione di provenienza del richiedente.
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Protezione umanitaria: quando il ricorso generico viene bocciato
Il Richiedente Asilo ha proposto ricorso per cassazione contro la decisione della Corte d'appello che gli aveva negato la protezione sussidiaria e la protezione umanitaria. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il primo motivo, relativo a un'omessa pronuncia su un'eccezione di rito, è stato respinto poiché tale vizio riguarda solo questioni di merito. Il secondo motivo, sulla protezione sussidiaria, non ha contestato la reale motivazione del giudice d'appello circa la mancanza di attualità del pericolo. Infine, la richiesta di protezione umanitaria è stata ritenuta inammissibile per difetto di specificità, non avendo il ricorrente descritto le proprie effettive condizioni di vulnerabilità personale. Di conseguenza, il Richiedente Asilo perde il ricorso e viene condannato al raddoppio del contributo unificato.
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Protezione internazionale: il racconto della setta non convince
Un cittadino nigeriano ha richiesto il riconoscimento della protezione internazionale, sostenendo di essere fuggito dal proprio paese a causa delle minacce di una setta locale e della situazione di violenza nel suo territorio. Il Tribunale ha respinto la domanda ritenendo il racconto non credibile e smentito dalle informazioni ufficiali sul paese d'origine. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del cittadino straniero, confermando che la valutazione sulla credibilità del richiedente e sulla situazione di pericolo interno costituisce un accertamento di fatto riservato esclusivamente al giudice di merito. Tale giudizio non può essere riesaminato in sede di legittimità se supportato da una motivazione logica e coerente.
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Protezione internazionale e credibilità del racconto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino straniero contro il diniego della protezione internazionale. Il Tribunale aveva ritenuto il racconto del richiedente non credibile e privo di riscontri su una situazione di violenza generalizzata nel Paese d'origine. La Suprema Corte ha confermato che, in caso di inattendibilità del racconto, non sussiste l'obbligo di approfondimento istruttorio d'ufficio. Inoltre, è stata ribadita l'impossibilità di applicare direttamente il diritto d'asilo costituzionale, essendo questo già pienamente attuato dalle leggi vigenti. Il provvedimento sottolinea l'importanza della coerenza narrativa per ottenere la protezione internazionale.
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