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art. 14 d.lgs. 6 settembre 2011, n. 159

7 provvedimenti

Sorveglianza speciale: il carcere non cancella gli obblighi
Un cittadino, sottoposto alla misura della sorveglianza speciale, è stato condannato per essere uscito di notte violando le prescrizioni. L'uomo si era difeso sostenendo che, dopo un periodo di custodia cautelare in carcere che aveva sospeso la misura, l'efficacia degli obblighi non fosse automaticamente ripresa in mancanza della redazione di un nuovo verbale di sottoposizione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la sorveglianza speciale riprende la sua efficacia automaticamente dal momento in cui cessa la detenzione. La redazione del verbale ha infatti una funzione di semplice documentazione e non costitutiva della misura, la cui vigenza originaria era già stata legalmente notificata all'interessato.
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Ricorso cassazione misure prevenzione: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso per cassazione misure di prevenzione contro un'ordinanza di sorveglianza speciale. La sentenza chiarisce che, in materia di prevenzione, l'appello in Cassazione è limitato alla sola violazione di legge, escludendo la possibilità di riesaminare nel merito la valutazione sulla pericolosità del soggetto. Un vizio di motivazione rileva solo se la stessa è totalmente assente o meramente apparente.
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Pericolosità sociale: la detenzione non la cancella
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 31942/2024, ha stabilito che un periodo di detenzione, anche superiore a due anni, non comporta automaticamente la cessazione della pericolosità sociale di un individuo. La Corte ha rigettato il ricorso di un soggetto sottoposto a sorveglianza speciale, chiarendo che la valutazione della pericolosità deve essere attuale e complessiva, tenendo conto non solo della detenzione subita ma anche di condotte successive, come il mantenimento di contatti con ambienti criminali, anche se l'interessato ha un lavoro stabile.
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Rivalutazione pericolosità sociale: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo sottoposto a sorveglianza speciale, che lamentava la mancata rivalutazione della sua pericolosità sociale a seguito di un periodo di detenzione. La Corte ha chiarito che tale rivalutazione è obbligatoria solo se trascorrono più di due anni tra l'emissione della misura di prevenzione e la sua esecuzione, condizione non verificatasi nel caso di specie, dove l'intervallo temporale e la durata della detenzione erano inferiori ai limiti di legge.
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Sorveglianza speciale: quando va rivalutata?
Un'ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce i presupposti per la rivalutazione della pericolosità sociale in caso di sospensione della sorveglianza speciale. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto che, violando le prescrizioni, sosteneva l'inefficacia della misura a seguito di una lunga sospensione. È stato stabilito che solo la detenzione per espiazione di una pena superiore a due anni, e non la custodia cautelare, impone una nuova verifica della pericolosità.
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Sorveglianza speciale: rivalutazione pericolosità
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8432/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per la violazione della sorveglianza speciale. La Corte ha chiarito che la rivalutazione della pericolosità sociale, a causa del tempo trascorso tra la delibera e l'esecuzione della misura, è obbligatoria solo se il ritardo è dovuto a una detenzione per pena superiore a due anni, e non per altre ragioni.
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Pericolosità sociale: obbligo di rivalutazione
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per violazione della sorveglianza speciale. La decisione si fonda sulla mancata dimostrazione, da parte dei giudici di merito, di aver effettuato la necessaria rivalutazione della pericolosità sociale dell'imputato dopo un lungo periodo di detenzione. Senza tale verifica, la misura di prevenzione non è efficace e la sua violazione non costituisce reato.
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