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Art. 14 commi 2-bis e 2-ter d.lgs. n. 159 del 2011

5 provvedimenti

Violazione sorveglianza speciale: il dolo generico
Un soggetto condannato per la violazione della sorveglianza speciale, per essersi allontanato nottetempo dalla propria abitazione, ha presentato ricorso in Cassazione. L'imputato sosteneva di essere stato costretto da una lite coniugale e che la sua pericolosità sociale avrebbe dovuto essere rivalutata. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che per configurare il reato è sufficiente il dolo generico, ovvero la consapevolezza di violare la prescrizione, rendendo irrilevanti i motivi personali. Ha inoltre chiarito che non sussistevano i presupposti di legge per una rivalutazione obbligatoria della pericolosità.
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Guida senza patente sorvegliato: non è più reato
Un soggetto in sorveglianza speciale, condannato per guida senza patente, vede la sua condanna annullata dalla Corte di Cassazione. La Corte ha applicato una recente sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato l'illegittimità della norma incriminatrice (art. 73 D.Lgs. 159/2011) quando la revoca della patente non dipende dalla misura di prevenzione. Si tratta di un'ipotesi di abolitio criminis: il fatto non è più previsto dalla legge come reato ma solo come illecito amministrativo. La decisione chiarisce un punto fondamentale sulla guida senza patente sorvegliato.
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Pericolosità sociale attuale: non basta la detenzione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto sottoposto a sorveglianza speciale. La Corte ha ribadito che un periodo di detenzione non è sufficiente a escludere la pericolosità sociale attuale, la quale deve essere valutata in concreto, considerando elementi come il ruolo apicale in associazioni criminali, i legami con la mafia e la gravità dei reati commessi. Il ricorso è stato respinto perché criticava la valutazione dei fatti, non una violazione di legge.
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Sorveglianza speciale: quando è legittima la violazione?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per violazione della sorveglianza speciale. La Corte ha confermato che la notifica via PEC al difensore è valida e che la detenzione cautelare non interrompe la misura di prevenzione, non richiedendo una nuova valutazione della pericolosità sociale alla scarcerazione.
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Pericolosità sociale: Cassazione annulla condanna
Un soggetto viene condannato per violazione della sorveglianza speciale. La Corte di Cassazione annulla la sentenza perché, dopo un periodo di detenzione, la misura non può essere riattivata senza una nuova e specifica valutazione della pericolosità sociale da parte del Tribunale competente. In assenza di tale verifica, la misura è inefficace e la sua violazione non costituisce reato.
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