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Art. 14, comma 2-bis, d.lgs. n. 159 del 2011

5 provvedimenti

Sorveglianza speciale: detenzione e corsi di recupero
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un soggetto sottoposto a sorveglianza speciale, chiarendo principi fondamentali. Ha stabilito che la custodia cautelare in corso non attenua la pericolosità sociale, anzi la conferma, a differenza della detenzione in esecuzione di pena. Inoltre, ha qualificato l'obbligo di partecipare a corsi di recupero sulla violenza di genere non come trattamento sanitario coattivo, ma come una prescrizione rieducativa. Infine, ha ribadito che anche le prescrizioni standard devono essere motivate caso per caso, respingendo dubbi di costituzionalità.
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Sorveglianza speciale: quando non si rivaluta?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 36069/2024, ha stabilito che la misura di prevenzione della sorveglianza speciale, se sospesa per un lungo periodo di custodia cautelare, riprende la sua efficacia alla cessazione della custodia senza che sia necessaria una nuova valutazione della pericolosità sociale del soggetto. Questo principio differenzia la custodia cautelare dall'espiazione di una pena detentiva ultra-biennale, per la quale invece la legge prevede tale rivalutazione. La Corte ha quindi confermato la condanna per guida con patente revocata di un individuo sottoposto a tale misura.
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Sorveglianza speciale: quando è efficace la misura?
La Corte di Cassazione conferma la condanna di un individuo per violazione degli obblighi della sorveglianza speciale. La sentenza chiarisce che la misura di prevenzione riprende la sua efficacia dal momento della scarcerazione, essendo sufficiente la notifica del provvedimento originario, senza la necessità di un nuovo verbale di sottoposizione. La Corte ha ritenuto che la consegna del libretto precettivo al momento della scarcerazione fosse prova sufficiente della conoscenza degli obblighi da parte del soggetto, respingendo le tesi difensive sulla presunta inefficacia della misura.
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Sorveglianza speciale: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un soggetto sottoposto a sorveglianza speciale con divieto di soggiorno. La Corte ribadisce che, in materia di misure di prevenzione, il ricorso è consentito solo per violazione di legge e non per contestare il merito della decisione, come l'opportunità del divieto. Viene inoltre chiarito che non vi è conflitto tra la sorveglianza speciale e gli arresti domiciliari, poiché l'esecuzione della prima è sospesa durante la vigenza della seconda.
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Sorveglianza speciale: limiti del ricorso in Cassazione
Un soggetto sottoposto a sorveglianza speciale impugnava l'aggravamento della misura, sostenendo la non attualità della sua pericolosità sociale dato il suo stato di detenzione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che in sede di legittimità non si possono sollevare vizi di motivazione, ma solo violazioni di legge. Inoltre, ha distinto le procedure applicabili a seconda che la detenzione sia cautelare o in esecuzione di pena, sottolineando l'inammissibilità del ricorso anche per mancanza di interesse.
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