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Art. 1372 Codice Civile

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855 provvedimenti

Risoluzione consensuale locazione: annulla la prelazione?
Un'inquilina si è vista negare il diritto di riscatto di un immobile perché, nonostante la locatrice avesse inviato una disdetta alla prima scadenza (atto che avrebbe attivato la prelazione), le parti avevano successivamente stipulato un accordo di risoluzione consensuale locazione. La Corte di Cassazione ha stabilito che quest'ultimo accordo è diventato la causa effettiva della fine del contratto, facendo venir meno i presupposti per il diritto di prelazione, che è legato alla cessazione per volontà unilaterale del locatore.
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Responsabilità del committente: analisi Cassazione
La Corte di Cassazione analizza un complesso caso di responsabilità del committente a seguito di un devastante incendio in un magazzino. L'incendio, causato durante lavori di manutenzione del tetto commissionati da una società di gestione immobiliare, ha sollevato questioni sulla ripartizione della colpa tra l'impresa esecutrice, il committente e la cooperativa che gestiva il deposito. La Suprema Corte chiarisce che la responsabilità del committente non deriva dalla custodia dell'immobile (art. 2051 c.c.), ma da una colpa specifica (art. 2043 c.c.) per aver commissionato un'attività intrinsecamente pericolosa senza verificare le adeguate misure di sicurezza, pur essendo a conoscenza delle criticità dell'edificio (impianto antincendio inadeguato e sovraccarico di merci).
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Accordo compensi avvocato: la parola della Cassazione
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso complesso riguardante la determinazione dei compensi professionali di un avvocato. La controversia verteva sull'interpretazione di un accordo transattivo del 2015, che la Corte ha ritenuto onnicomprensivo per tutte le attività svolte fino a una certa data, respingendo le ulteriori pretese del legale. È stata inoltre esclusa l'applicazione retroattiva della legge sull'equo compenso, poiché il rapporto professionale si era concluso prima della sua entrata in vigore. La Corte ha rigettato sia il ricorso principale dell'avvocato sia quello incidentale della banca, confermando la decisione del Tribunale che aveva parzialmente accolto l'opposizione della banca al decreto ingiuntivo iniziale.
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Compenso professionale avvocato: accordi e tariffe
In una complessa disputa sul compenso professionale avvocato, la Corte di Cassazione interviene per chiarire l'interpretazione di accordi tariffari e di un patto liquidatorio tra un legale e un istituto di credito. La Corte ha stabilito che il rimborso forfettario delle spese generali è sempre dovuto, anche se non previsto nell'accordo, e che la legge sull'equo compenso non è retroattiva. Inoltre, ha precisato che se il compenso è legato all'effettivo recupero del credito da parte del cliente, spetta all'avvocato dimostrare che tale condizione si sia verificata. La precedente decisione è stata cassata con rinvio per una nuova valutazione su questi punti.
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Compenso professionale avvocato: i limiti del patto
Un'ordinanza della Corte di Cassazione affronta una complessa disputa sul compenso professionale di un avvocato nei confronti di un istituto di credito. La Corte ha rigettato sia il ricorso principale del legale sia quello incidentale della banca, confermando la decisione di merito. I giudici hanno stabilito la prevalenza di un accordo liquidatorio specifico sulle tariffe forensi, hanno chiarito i limiti dell'interpretazione contrattuale in sede di legittimità e hanno confermato la non retroattività della legge sull'equo compenso. È stato inoltre ritenuto legittimo il frazionamento del credito da parte dell'avvocato, data la pluralità di incarichi professionali distinti.
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Consorzio di urbanizzazione: obbligo di adesione
La Corte di Cassazione ha confermato che la clausola inserita in un contratto di compravendita immobiliare, che prevede l'adesione obbligatoria dell'acquirente a un consorzio di urbanizzazione per la gestione delle parti comuni, è pienamente legittima. Secondo la Corte, l'adesione si perfeziona automaticamente con l'acquisto dell'immobile, in base al consenso preventivo espresso dal consorzio nel proprio statuto. Di conseguenza, è stato negato il diritto dei proprietari di recedere dal consorzio per sottrarsi agli obblighi contributivi, equiparando la situazione a quella del condominio, dove non è permesso l'abbandono delle parti comuni.
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Responsabilità amministratore condominio per convocazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza 29878/2019, ha stabilito che un precedente giudizio di annullamento di una delibera assembleare per errata convocazione non determina automaticamente la responsabilità esclusiva dell'amministratore. La Corte ha chiarito che l'assemblea condominiale ha il dovere di verificare la regolarità degli avvisi di convocazione. Un'eventuale omissione di tale controllo può configurare un concorso di colpa del condominio, riducendo o escludendo la responsabilità dell'amministratore. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Sconto in fattura: contratto verbale e onere della prova
Il Tribunale di Firenze ha revocato due decreti ingiuntivi emessi a favore di un'impresa edile. La controversia riguardava dei lavori di ristrutturazione per i quali i committenti sostenevano di aver pattuito verbalmente uno "sconto in fattura" del 50%, mai applicato dall'impresa. Basandosi su prove testimoniali, in particolare quella di un direttore di banca, il giudice ha ritenuto provato l'accordo verbale. Ha inoltre constatato l'inadempimento dell'impresa, che aveva abbandonato il cantiere, e l'ha condannata a risarcire parte dei danni subiti dai committenti. La sentenza chiarisce la validità dei patti verbali nel contratto di appalto e l'onere della prova in caso di opposizione a decreto ingiuntivo.
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Patto di non cessione: opponibilità al cessionario
Una società, dopo aver acquistato un pacchetto di crediti, ha intentato un'azione revocatoria contro i debitori. Il Tribunale di Milano ha respinto la domanda, ritenendo il credito manifestamente pretestuoso. La decisione si basa sull'esistenza di un patto di non cessione, non scritto ma desumibile dal contesto di una complessa operazione di ristrutturazione aziendale. Secondo il giudice, il cessionario era a conoscenza di tale accordo, rendendolo a lui opponibile e viziando l'intera operazione creditoria.
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Contratto di gestione: qualificazione e risarcimento
La Corte di Cassazione conferma la condanna al risarcimento del danno per una società che aveva interrotto illegittimamente un contratto di gestione di un impianto di carburanti. La sentenza analizza la qualificazione del rapporto come collaborazione coordinata e continuativa e stabilisce i criteri per il calcolo del danno da mancato guadagno, rigettando i motivi di ricorso basati su presunta incompetenza e vizi di motivazione.
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Clausola risolutiva espressa: quando è grave inadempimento
Una società fornitrice di caffè ha ottenuto la risoluzione di un contratto a causa del mancato acquisto della quantità minima pattuita da parte di un cliente. La Corte d'Appello ha confermato la decisione di primo grado, stabilendo che l'inadempimento era già conclamato prima dell'emergenza Covid-19. La presenza di una clausola risolutiva espressa nel contratto, che qualificava specificamente tale mancanza come 'grave inadempimento', ha reso irrilevante ogni successiva valutazione sulla sua importanza, legittimando il recesso del fornitore.
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Rinuncia tacita nel lavoro: la Cassazione decide
Con la sentenza n. 7590/2019, la Cassazione Civile, Sez. Lavoro, affronta il tema della rinuncia tacita ai diritti derivanti da contratti a termine. Il caso riguarda una lavoratrice che, dopo anni di contratti a termine e un lungo periodo di inattività, ha accettato un'assunzione a tempo indeterminato dalla stessa azienda. La Corte ha stabilito che la combinazione del lungo tempo trascorso e l'accettazione del nuovo contratto stabile costituisce un comportamento concludente, interpretabile come una rinuncia tacita alla richiesta di continuità del rapporto di lavoro precedente. Gli altri motivi di ricorso sono stati dichiarati inammissibili per vizi procedurali.
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Principio di non contestazione e caduta in casa
La Corte d'Appello di Firenze ha riformato una sentenza di primo grado, affermando la responsabilità del proprietario di un immobile per la caduta di un'anziana parente. La decisione si fonda sul principio di non contestazione, poiché il proprietario, pur costituendosi in giudizio, non aveva specificamente contestato la dinamica dell'incidente (caduta su scala bagnata) descritta dalla danneggiata, limitandosi a contestare l'ammontare del danno richiesto. Di conseguenza, i fatti si sono ritenuti provati. La Corte ha invece dichiarato inammissibile la domanda degli eredi contro la compagnia assicurativa del proprietario, non essendo prevista un'azione diretta.
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Lettera d’intenti: vincolante per terzi? Analisi
In una complessa vicenda su un progetto energetico, il Tribunale ha stabilito che una lettera d'intenti non è vincolante per una società creata appositamente per realizzare il progetto, ma che non l'ha mai sottoscritta. La sentenza ha inoltre dichiarato risolto un contratto di superficie collegato, applicando il principio di 'presupposizione', poiché lo scopo originario (il funzionamento dell'impianto) era venuto meno. Infine, ha regolato le pretese economiche incrociate tra le parti.
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Impugnazione lodo arbitrale e ordine pubblico: i limiti
Una sentenza della Corte d'Appello di Roma stabilisce i limiti dell'impugnazione lodo arbitrale per contrarietà all'ordine pubblico. Il caso riguardava un appello contro un lodo che aveva dichiarato un credito prescritto. La Corte ha ritenuto l'appello inammissibile, specificando che le norme sulla prescrizione attengono all'ordine pubblico 'interno' e la loro violazione non giustifica l'annullamento del lodo, riservato a violazioni di principi fondamentali ('ordine pubblico internazionale').
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