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Art. 1371 Codice Civile

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334 provvedimenti

Cessione ramo d’azienda: debiti esclusi e limiti
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti del trasferimento di passività in una cessione di ramo d'azienda bancario. Un cliente aveva citato in giudizio un istituto di credito per somme indebitamente trattenute da una banca poi posta in liquidazione, il cui ramo d'azienda era stato acquisito dal nuovo istituto. La Suprema Corte ha respinto il ricorso, stabilendo che i debiti relativi a rapporti estinti anni prima della cessione non si trasferiscono all'acquirente, anche se oggetto di una causa pendente. Il criterio decisivo non è la pendenza della lite, ma l'effettiva 'inerenza e funzionalità' del rapporto all'esercizio dell'impresa bancaria ceduta, requisito che un rapporto esaurito non può soddisfare.
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Cessione ramo d’azienda: il diritto del lavoratore
La Corte di Cassazione conferma il diritto di alcuni lavoratori, inizialmente esclusi, a passare alle dipendenze della società acquirente in una cessione ramo d'azienda. La sentenza stabilisce che il criterio decisivo è il nesso funzionale e inscindibile tra le mansioni svolte dal lavoratore e il ramo ceduto, a prescindere dalla loro inclusione formale nell'accordo di cessione. Viene respinto il ricorso dell'azienda, che non è riuscita a provare l'estraneità dei lavoratori al ramo trasferito.
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Abuso di posizione dominante: Cassazione e risarcimento
Una società di telecomunicazioni ha perso il diritto al risarcimento per abuso di posizione dominante da parte di un concorrente. La Cassazione ha confermato la decisione d'appello, ritenendo inammissibile il ricorso. La corte ha stabilito che, nonostante l'illecito, non era stata fornita prova adeguata del danno subito, in particolare per l'impossibilità di determinare il prezzo 'interno' discriminatorio e per vizi procedurali nella richiesta di quantificazione del danno.
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Recesso contratto preliminare: vincolo non dichiarato
La Corte di Cassazione conferma la legittimità del recesso dal contratto preliminare da parte del promissario acquirente. La causa è la mancata comunicazione da parte del venditore di un vincolo storico-artistico sull'immobile, un'omissione considerata grave inadempimento, nonostante il venditore avesse garantito l'assenza di oneri. La Corte ha stabilito che tale condotta viola l'obbligo di buona fede e giustifica la richiesta di restituzione del doppio della caparra.
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Responsabilità della SIM: illeciti del promotore
Un risparmiatore ha citato in giudizio una Società di Intermediazione Mobiliare (SIM) per la truffa subita dal suo promotore finanziario. La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità della SIM, ritenendo che il legame tra le mansioni del promotore e l'illecito non fosse stato interrotto dalla condotta del cliente, pur se poco avveduta. Per escludere la responsabilità della SIM è necessaria la prova di una collusione o di una consapevole acquiescenza del cliente alla violazione delle regole, non essendo sufficiente la semplice negligenza.
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Poteri rappresentante: limiti e contratti nulli
La Corte di Cassazione ha stabilito che i contratti stipulati dal legale rappresentante di un ente ecclesiastico, senza le necessarie autorizzazioni previste dal diritto canonico per atti di straordinaria amministrazione, sono inefficaci. Questa inefficacia è opponibile ai terzi, a prescindere dalla loro buona fede, in virtù della specifica disciplina (L. 222/1985). La Corte ha chiarito che non si applica il principio generale dell'apparenza del diritto. Inoltre, ha precisato che i documenti contabili, in cui il rappresentante riconosce di aver ricevuto somme, hanno valore di riconoscimento del debito, invertendo l'onere della prova sulla destinazione dei fondi.
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Rinnovo tacito contratto: la Cassazione decide
Una società contesta il pagamento di una penale, sostenendo la scadenza di un contratto di fornitura senza un valido rinnovo tacito contratto. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso, confermando le decisioni dei giudici di merito. La Corte chiarisce che, di fronte a clausole ambigue, l'interpretazione deve valorizzare lo scopo pratico dell'accordo e il principio di conservazione, validando così il rinnovo tacito e la relativa clausola penale.
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Compensazione crediti: quando la contestazione è valida
Una società costruttrice ha agito in giudizio per recuperare un pagamento non dovuto. La controparte ha eccepito una compensazione crediti basata su un'altra fattura. La Cassazione ha confermato la decisione d'appello che respingeva l'eccezione, poiché il controcredito era già stato estinto da un accordo transattivo con una società terza collegata. La sentenza chiarisce i requisiti per una valida contestazione processuale e i limiti del sindacato della Suprema Corte sulla valutazione dei fatti.
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Cessione del credito: patto esclude la garanzia?
Una società cessionaria di crediti agiva contro la cedente, lamentando che uno dei crediti acquistati era parzialmente inesistente a causa di un incasso precedente alla cessione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la decisione d'appello. La Corte ha stabilito che la clausola del contratto di cessione del credito, che escludeva revisioni del prezzo per 'divergenze interpretative' sulla quantificazione del credito, era valida e prevaleva sulla garanzia legale dell'esistenza del credito (art. 1266 c.c.). La controversia sull'imputazione del pagamento pregresso è stata qualificata come una di tali divergenze, legittimando l'esclusione della responsabilità della cedente.
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Ricorso inammissibile: valutazione fatti del giudice
Un gruppo di lavoratori ha presentato ricorso in Cassazione per far dichiarare la responsabilità solidale di una seconda società nel loro rapporto di lavoro. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, poiché le censure mosse miravano a una nuova valutazione dei fatti, attività preclusa nel giudizio di legittimità. Di conseguenza, anche il ricorso incidentale tardivo della società datrice di lavoro è stato dichiarato inefficace.
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Appalto di servizi di trasporto: la guida completa
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di una grande società committente al pagamento delle differenze retributive di un lavoratore, dipendente di una cooperativa subappaltatrice. La sentenza chiarisce che quando un contratto, pur formalmente di trasporto, prevede una serie continuativa e organizzata di prestazioni accessorie, si configura un appalto di servizi di trasporto. Questa qualificazione estende la responsabilità solidale del committente ai crediti del lavoratore, anche se non è il suo datore di lavoro diretto.
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Separazione patrimoniale: la Cassazione chiarisce
Una società di gestione del risparmio (SGR) si opponeva a un'esecuzione forzata, sostenendo che il debito non fosse suo ma del fondo gestito, in virtù del principio di separazione patrimoniale. La Corte di Cassazione, pur dichiarando la cessazione della materia del contendere per l'annullamento del titolo esecutivo in un altro giudizio, ha analizzato il caso secondo il principio della soccombenza virtuale. Ha stabilito che l'opposizione sarebbe stata rigettata, poiché il titolo esecutivo condannava in modo inequivocabile la SGR a titolo personale e non quale gestore del fondo, impedendo un'interpretazione esterna del provvedimento.
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Massa vestiario: è retribuzione o strumento di lavoro?
La Corte di Appello di Firenze, in sede di rinvio dalla Cassazione, ha stabilito che l'equivalente monetario della divisa aziendale, o massa vestiario, non costituisce retribuzione e non deve essere incluso nel calcolo del TFR. La sentenza chiarisce che la divisa, imposta per esigenze di riconoscibilità e immagine aziendale e il cui costo è interamente a carico del datore di lavoro, va qualificata come mero strumento di lavoro e non come un benefit per il dipendente, ribaltando le precedenti decisioni di merito.
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Coobbligato o fideiussore? La differenza in un mutuo
La Corte d'Appello di Venezia conferma che la firma di un contratto di finanziamento come "coobbligato" non esclude la qualifica di fideiussore. La sentenza stabilisce che il termine definisce solo la solidarietà passiva, ma la natura del rapporto è quella di una garanzia fideiussoria. Di conseguenza, la banca che non agisce entro sei mesi dalla scadenza del debito perde il diritto di rivalersi sul garante, confermando la distinzione tra coobbligato e fideiussore.
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