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Art. 1366 Codice Civile — Anno 2025

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361 provvedimenti

Altri anni per Art. 1366 Codice Civile

Contributi consortili: la motivazione è obbligatoria
Una contribuente ha impugnato due avvisi di pagamento relativi a contributi consortili. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito che annullava gli atti, uno per prescrizione e l'altro per difetto di motivazione. L'ordinanza ribadisce principi fondamentali sulla specificità dell'appello tributario e sull'obbligo per gli enti impositori di fornire motivazioni chiare, anche per i contributi consortili, per permettere al cittadino di comprendere la pretesa.
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Cessione di azienda: la responsabilità del cessionario
La Corte di Cassazione conferma che, in una cessione di azienda, l'acquirente è responsabile in solido per i debiti del venditore se questi risultano dalle scritture contabili obbligatorie. La sentenza chiarisce che anche le scritture ausiliarie, come i partitari, rientrano in tale nozione. Viene respinto il ricorso dell'acquirente, che contestava la validità delle prove contabili e cercava di rivalersi su un garante terzo, estraneo al rapporto di cessione.
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Sale and lease back: quando è nullo per violazione?
La Corte di Cassazione conferma la nullità di un contratto di sale and lease back utilizzato per eludere il divieto di patto commissorio. La sentenza chiarisce che la presenza di difficoltà economiche del venditore, la sproporzione tra il valore del bene e il prezzo, e l'uso del prezzo per estinguere debiti preesistenti verso una parte correlata al compratore sono indici di illiceità. La Corte ha inoltre ribadito che le domande di credito verso un fallimento devono essere proposte nella procedura concorsuale e non tramite domanda riconvenzionale in un giudizio ordinario.
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Clausola sociale: non opera se il contratto è impossibile
La Corte di Cassazione ha stabilito che la clausola sociale, che obbliga il nuovo appaltatore ad assumere il personale del precedente, non è efficace se l'esecuzione del contratto diventa impossibile. Nel caso specifico, il divieto di volo dovuto alla pandemia COVID-19 ha reso ineseguibile il servizio di catering aeroportuale, annullando così l'obbligo di assunzione e rigettando la richiesta di risarcimento danni della società uscente.
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Incarichi dirigenziali: motivazione e trasparenza
Un funzionario pubblico ha contestato l'assegnazione di due incarichi dirigenziali. La Corte di Cassazione, accogliendo parzialmente il suo ricorso, ha sancito un principio fondamentale: anche quando la Pubblica Amministrazione conferisce incarichi con atti di natura privatistica, deve rispettare i principi di correttezza, buona fede e trasparenza. La scelta non può essere arbitraria ma deve fondarsi su una valutazione comparativa e una motivazione congrua che renda palesi le ragioni della preferenza accordata a un candidato rispetto agli altri, pena l'illegittimità della selezione.
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Indennità opere concessionario: serve l’ok preventivo
In una lunga controversia tra un consorzio pubblico e una società concessionaria per la gestione di un acquedotto, la Corte di Cassazione ha esaminato la richiesta di indennità per opere realizzate dal concessionario. La Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'indennità opere concessionario è dovuta solo se l'autorizzazione del concedente è espressa e precedente all'esecuzione dei lavori. Inoltre, ha negato il compenso per servizi accessori in assenza di un'apposita convenzione e ha sottolineato l'importanza di una prova documentale rigorosa per quantificare il valore delle opere.
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Retribuzione di risultato medici: quando è dovuta?
Un gruppo di medici specialisti ha richiesto il pagamento della retribuzione di risultato, un compenso aggiuntivo legato al raggiungimento di obiettivi. La Corte di Cassazione ha rigettato la loro domanda, stabilendo che tale retribuzione non è dovuta in assenza di un accordo aziendale specifico, stipulato con le organizzazioni sindacali, che definisca obiettivi, indicatori e risorse. Questo accordo è un presupposto essenziale e non può essere sostituito da atti interni dell'azienda sanitaria.
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Retribuzione di risultato: quando è dovuta ai medici
Un gruppo di medici specialisti ha richiesto a un'azienda sanitaria il pagamento della retribuzione di risultato. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, chiarendo che tale compenso non è un diritto automatico. Per ottenerlo, è indispensabile un accordo preventivo tra l'azienda e le organizzazioni sindacali che definisca obiettivi, modalità di valutazione e risorse. In assenza di tale accordo, la retribuzione di risultato non può essere erogata.
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Retribuzione di risultato: quando spetta ai medici?
Un gruppo di medici specialisti ha richiesto a un'azienda sanitaria il pagamento della retribuzione di risultato. La Corte di Cassazione ha respinto la domanda, stabilendo che tale compenso non è un diritto automatico ma richiede l'esistenza di specifici accordi sindacali preventivi che definiscano obiettivi, indicatori e fondi. In assenza di questa procedura contrattuale, il diritto alla retribuzione di risultato non sorge.
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Retribuzione di risultato: quando spetta ai medici?
Un gruppo di medici specialisti ha richiesto il pagamento della retribuzione di risultato. La Corte di Cassazione ha respinto la domanda, stabilendo che tale compenso non è un diritto automatico. È indispensabile che vi sia un accordo preventivo tra l'azienda sanitaria e i sindacati per definire gli obiettivi, gli indicatori di valutazione e le risorse economiche dedicate, come previsto dall'art. 39 dell'Accordo Collettivo Nazionale. In assenza di tale procedura, la retribuzione non è dovuta.
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Compenso professionale: quando è dovuto senza fondi
Una società committente nega il saldo del compenso professionale a uno studio di architettura dopo la perdita di un finanziamento pubblico, causata da un'informativa antimafia poi annullata. La Corte di Cassazione conferma la condanna al pagamento, stabilendo che il diritto al compenso sorge quando il progetto è idoneo a ottenere i fondi, a prescindere da eventi successivi imputabili al cliente. La perdita del finanziamento, non dipendendo da vizi progettuali, non esonera il committente dal suo obbligo contrattuale.
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Collegamento negoziale: l’analisi del comportamento
La Corte di Cassazione chiarisce l'importanza del collegamento negoziale nell'interpretazione dei contratti. Un'analisi letterale non basta: è necessario valutare il comportamento complessivo delle parti e la finalità economica dell'operazione. Il caso riguardava un preliminare di vendita di quote sociali e un contestuale contratto di comodato per un immobile. La Corte ha cassato la sentenza di merito per non aver correttamente qualificato un pagamento come canone di locazione anziché caparra, nonostante il nomen iuris utilizzato, e per aver negato un'indennità di occupazione con motivazioni incomprensibili.
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Interpretazione contratto: limiti del ricorso in Cassazione
Una società edile ricorre in Cassazione contestando l'interpretazione contratto fornita dalla Corte d'Appello riguardo a una serie di accordi per la costruzione di un opificio. La Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, ribadendo un principio fondamentale: il giudizio di legittimità non può trasformarsi in un terzo grado di merito. Se l'interpretazione data dal giudice è plausibile e motivata, non può essere messa in discussione, anche se fossero possibili altre letture del testo contrattuale.
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Prescrizione rimesse solutorie: onere della prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12954/2025, chiarisce il regime della prescrizione delle rimesse bancarie. In assenza di un'apertura di credito formalizzata, i versamenti su un conto con saldo passivo sono considerati 'solutori', ovvero pagamenti di un debito. Di conseguenza, il termine di prescrizione decennale per la richiesta di restituzione da parte del cliente decorre da ogni singola operazione e non dalla chiusura del conto. La Corte ha inoltre ribadito che l'onere di provare la natura meramente 'ripristinatoria' delle rimesse (e quindi l'esistenza di un fido) grava sul correntista. Il ricorso della società è stato rigettato per infondatezza e inammissibilità di alcuni motivi per difetto di autosufficienza.
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Impugnazione penali contrattuali: limiti in Cassazione
Un'impresa fornitrice di prodotti alimentari a scuole ha contestato le penali applicate da un ente pubblico per presunte non conformità. La società ha impugnato la decisione, mettendo in discussione l'interpretazione del contratto e le modalità di verifica. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso principale inammissibile, ribadendo che non può rivalutare i fatti né l'interpretazione contrattuale del giudice di merito. La decisione chiarisce i rigidi limiti dell'impugnazione penali contrattuali in sede di legittimità.
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Motivazione apparente: Cassazione annulla sentenza
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Corte di Appello per motivazione apparente. Il caso riguardava l'impugnazione di un lodo arbitrale che condannava un imprenditore e una società per la mancata comunicazione di una cessione di quote, considerata una violazione della buona fede. La Cassazione ha ritenuto che la Corte di Appello non avesse esaminato adeguatamente i motivi di ricorso, limitandosi a formule generiche, e ha rinviato la causa per un nuovo esame.
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Success Fee: quando spetta la commissione al consulente?
Un consulente finanziario introduce un investitore a un'azienda cliente. L'investitore inizialmente rifiuta, ma in seguito conclude un accordo con l'azienda tramite altri intermediari. La Corte di Cassazione ha negato il diritto del consulente alla success fee, stabilendo che la semplice presentazione non è sufficiente. Per maturare la commissione, è necessario che il consulente abbia dato avvio a trattative concrete, creando un nesso di causalità diretto con l'operazione finale, nesso che in questo caso si era interrotto.
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Promessa di pagamento: onere della prova in appello
Una società di brokeraggio ha citato in giudizio una compagnia assicurativa per il pagamento di provvigioni, basandosi su una promessa di pagamento ricevuta dall'agente generale della compagnia. I tribunali di primo e secondo grado hanno respinto la richiesta poiché il broker non aveva documentato l'effettiva attività svolta, una motivazione non specificamente contestata in appello. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che la mancata impugnazione di una delle ragioni autonome della sentenza (ratio decidendi) rende l'appello inammissibile, indipendentemente dalla validità della promessa di pagamento.
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Contratto integrativo: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'amministrazione pubblica relativo alla mobilità di una docente. La decisione si fonda su due principi procedurali: l'interpretazione di un contratto integrativo è di competenza del giudice di merito e non è direttamente sindacabile in Cassazione; inoltre, il ricorrente non ha depositato il testo integrale del contratto, violando il principio di specificità del ricorso.
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Contratto integrativo: quando è inammissibile il ricorso
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Ministero dell'Istruzione sulla mobilità scolastica, basato sull'interpretazione di un contratto integrativo. Il ricorso è stato respinto per non aver depositato il testo integrale del contratto, violando il principio di specificità. La decisione conferma che l'interpretazione dei contratti integrativi spetta al giudice di merito.
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