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Art. 1349 Codice Civile

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32 provvedimenti

Leasing traslativo: la Cassazione e la clausola penale
Una società utilizzatrice contesta la clausola penale in un contratto di leasing traslativo. La Cassazione conferma la validità della clausola, pur se generica, imponendone l'esecuzione in buona fede e ammettendo la riduzione da parte del giudice se manifestamente eccessiva, rigettando così i ricorsi di entrambe le parti.
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Determinazione del prezzo: il giudice può sostituirsi?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un promissario acquirente di quote societarie che si opponeva alla determinazione del prezzo da parte del giudice. Il caso verteva su un contratto preliminare dove, in assenza di accordo tra le parti, il prezzo doveva essere stabilito da un terzo arbitratore. A causa del comportamento ostruzionistico del promissario acquirente, che prima ha negato la validità del contratto e poi non ha aderito alla nomina del terzo, la Corte ha confermato la legittimità dell'intervento del tribunale per completare il contratto e disporne l'esecuzione forzata.
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Contratto di somministrazione: quando non si applica
La Corte di Cassazione chiarisce la distinzione tra contratto di somministrazione e una serie di singole compravendite. In assenza di una predeterminazione del fabbisogno del cliente, anche un rapporto di fornitura duraturo viene qualificato come una successione di contratti di vendita distinti. La Corte ha ritenuto inammissibili i motivi con cui la società ricorrente cercava di ottenere una rivalutazione dei fatti, confermando la decisione della Corte d'Appello e accogliendo invece il ricorso incidentale sulle spese legali.
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Clausola penale: validità e determinatezza nel contratto
La Corte di Cassazione ha stabilito la validità di una clausola penale inserita in un regolamento contrattuale, anche se quest'ultimo è potenzialmente modificabile da una sola delle parti. Il caso riguardava un'opposizione a un decreto ingiuntivo per canoni e penali non pagati. La Corte ha chiarito che la mera possibilità di modifica non rende la clausola penale indeterminata, soprattutto se non è mai stata effettivamente cambiata. La sentenza sottolinea l'importanza della specificità dei motivi di ricorso per evitare l'inammissibilità.
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Distacco comunitario: quale normativa si applica?
Un'azienda di trasporti italiana ha subito un accertamento fiscale per ritenute IRPEF non versate, relative a lavoratori ricevuti in distacco comunitario da una società portoghese. L'Agenzia delle Entrate contestava la genuinità dei contratti. La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza di merito, stabilendo che i giudici avevano erroneamente applicato la normativa sul distacco nazionale (D.Lgs. 276/2003) anziché quella specifica per il distacco comunitario (D.Lgs. 72/2000, attuativo della Direttiva 96/71/CE). Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione basata sul corretto quadro normativo.
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Tassazione atto unico: la Cassazione su più negozi
Un professionista aveva formalizzato la cessazione di 15 contratti di locazione con un unico atto, pagando una sola imposta di registro. L'Agenzia delle Entrate ha contestato questa modalità, richiedendo il pagamento dell'imposta per ciascuno dei 15 contratti risolti. La Corte di Cassazione ha dato ragione all'Agenzia, confermando il principio della tassazione atto unico: se un singolo documento contiene più disposizioni legali indipendenti, ciascuna deve essere tassata separatamente come se fosse un atto a sé stante.
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Contratto IRS: quando è nullo secondo la Cassazione
Una società manifatturiera ha citato in giudizio un istituto di credito per la nullità di un contratto IRS. Dopo decisioni contrastanti nei primi due gradi di giudizio, la Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale: un contratto IRS è nullo se l'investitore non viene messo in condizione di conoscere preventivamente gli elementi essenziali per valutare il rischio (alea), come i criteri di calcolo del Mark to Market, gli scenari probabilistici e i costi impliciti. La mancata trasparenza su questi punti determina sia una nullità strutturale del contratto per indeterminatezza dell'oggetto, sia una violazione degli obblighi informativi della banca. La Corte ha quindi cassato la sentenza d'appello e rinviato il caso per un nuovo esame.
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Ritardo pagamenti appalti pubblici: chi paga il conto?
In un caso di ritardo pagamenti appalti pubblici, la Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Comune che tentava di addossare la responsabilità del ritardo alla Regione finanziatrice. La Suprema Corte ha confermato che il committente (il Comune) rimane l'unico responsabile verso l'appaltatore per il puntuale pagamento dei lavori, a meno che non esista una convenzione specifica che lo esoneri. I rapporti interni tra enti pubblici non possono scaricare l'onere del ritardo sull'impresa esecutrice.
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Equo premio inventore: no a interessi maggiorati
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19724/2025, interviene su un caso riguardante la determinazione dell'equo premio per un inventore dipendente. La Corte ha stabilito che la nuova normativa sugli interessi legali maggiorati (art. 1284, comma 4, c.c.) non si applica retroattivamente ai procedimenti arbitrali per la quantificazione del premio iniziati prima dell'entrata in vigore della legge nel dicembre 2014. La Suprema Corte ha chiarito che il procedimento arbitrale per la liquidazione del compenso è autonomo rispetto a quello per l'accertamento del diritto, e la sua data di inizio è dirimente per l'applicazione della legge. Di conseguenza, è stata cassata la decisione d'appello che aveva applicato tali interessi maggiorati.
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Recesso socio Srl: gli interessi sulla quota
La Corte di Cassazione chiarisce un punto fondamentale nel recesso socio Srl: il termine di 180 giorni per la liquidazione della quota è a beneficio della società. Di conseguenza, gli interessi sulla somma dovuta iniziano a maturare solo dopo la scadenza di tale periodo, e non dal momento della comunicazione del recesso. La sentenza analizza la natura di tale termine e le sue implicazioni sulla mora del debitore.
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Consorzio di urbanizzazione: obbligo di adesione
La Corte di Cassazione ha confermato che la clausola inserita in un contratto di compravendita immobiliare, che prevede l'adesione obbligatoria dell'acquirente a un consorzio di urbanizzazione per la gestione delle parti comuni, è pienamente legittima. Secondo la Corte, l'adesione si perfeziona automaticamente con l'acquisto dell'immobile, in base al consenso preventivo espresso dal consorzio nel proprio statuto. Di conseguenza, è stato negato il diritto dei proprietari di recedere dal consorzio per sottrarsi agli obblighi contributivi, equiparando la situazione a quella del condominio, dove non è permesso l'abbandono delle parti comuni.
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Recesso socio Srl: quando è inammissibile l’esperto
Il Tribunale di Ancona ha dichiarato inammissibile la richiesta di nomina di un esperto per la valutazione della quota di un socio, in un caso di recesso socio Srl. La decisione si fonda sul fatto che la legittimità del recesso, sebbene confermata in appello, è ancora oggetto di un ricorso pendente in Cassazione. Secondo il Tribunale, la procedura per la nomina dell'esperto presuppone un semplice disaccordo sul valore della quota, non un conflitto ancora aperto sulla validità stessa del recesso.
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