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Art. 1335 Codice Civile

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503 provvedimenti

Appello tardivo: inammissibile nel rito del lavoro
La Corte d'Appello ha dichiarato inammissibile un appello in materia di contributi previdenziali perché tardivo. L'impugnazione è stata depositata oltre il termine di sei mesi dalla pubblicazione della sentenza di primo grado. La Corte ha chiarito che alle cause soggette al rito del lavoro non si applica la sospensione feriale dei termini. In via subordinata, l'appello è stato ritenuto infondato anche nel merito, confermando la validità delle notifiche effettuate dall'Ente di riscossione tramite un indirizzo PEC istituzionale, sebbene non presente nei pubblici registri.
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Notifica avvisi di addebito: quando è valida?
Un contribuente ha impugnato un'intimazione di pagamento per contributi previdenziali non versati, contestando la validità della notifica degli avvisi di addebito, la prescrizione del credito e altre violazioni procedurali. Il Tribunale di Milano ha respinto il ricorso, confermando la regolarità della procedura di notifica semplificata per gli atti amministrativi e l'assenza di prescrizione, anche in virtù di atti interruttivi e delle sospensioni per l'emergenza COVID. La sentenza chiarisce inoltre la corretta individuazione dei soggetti da citare in giudizio a seconda del vizio contestato.
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Impugnazione licenziamento: i termini da rispettare
Un lavoratore del settore scolastico contesta la sua rimozione da una graduatoria e la conseguente risoluzione del contratto. Tuttavia, non impugna un successivo e distinto licenziamento disciplinare. La Corte d'Appello rigetta il suo ricorso, stabilendo che la mancata impugnazione del licenziamento disciplinare lo ha reso definitivo, facendo venire meno l'interesse a contestare gli atti precedenti, poiché il rapporto di lavoro era comunque cessato.
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