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art. 132 d.lgs. 1° settembre 1993, n. 385

7 provvedimenti

Usura: come si calcolano i costi nel reato?
Un imprenditore è stato condannato per il reato di usura dopo aver richiesto un sovrapprezzo di 300 euro per il ritardato pagamento di rate relative all'acquisto di un'autovettura. La difesa ha sostenuto che tale importo includeva costi legittimi e non solo interessi. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la condanna. La Suprema Corte ha chiarito che, se non diversamente e specificamente pattuito, le somme aggiuntive richieste sono considerate parte del calcolo degli interessi ai fini della verifica dell'usura, e che la rivalutazione delle prove è preclusa in sede di legittimità.
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Estorsione aggravata: mandante responsabile
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 46221/2023, ha respinto il ricorso di un imputato condannato per usura, estorsione aggravata ed esercizio abusivo di attività finanziaria. La Corte ha stabilito che chi ordina un'estorsione (mandante) risponde dell'aggravante delle più persone riunite, anche se non è fisicamente presente al momento del fatto. Ha inoltre confermato che la riqualificazione della confisca da parte del giudice d'appello non viola il divieto di 'reformatio in pejus'.
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Prezzo asta immobiliare: il valore per le imposte
La Corte di Cassazione ha stabilito che il prezzo di asta immobiliare di un bene può costituire la corretta base imponibile per l'imposta di registro, prevalendo sulla valutazione dell'Agenzia delle Entrate. Nel caso specifico, il valore di aggiudicazione di un vasto complesso immobiliare in pessime condizioni, venduto dopo numerosi tentativi falliti, è stato ritenuto rappresentativo del reale valore di mercato, nonostante un procedimento penale in corso relativo alla vendita.
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Gravità indiziaria: Cassazione su usura ed estorsione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato contro un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per reati di usura, estorsione, riciclaggio ed esercizio abusivo del credito. La Corte ha confermato la valutazione del Tribunale del Riesame sulla sussistenza di una solida gravità indiziaria a carico dell'indagato, ritenendo le motivazioni del provvedimento impugnato logiche, coerenti e sufficienti a giustificare la misura restrittiva. La decisione sottolinea come, in sede di legittimità, non sia possibile una rivalutazione dei fatti, ma solo un controllo sulla logicità della motivazione.
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Rinuncia alla prescrizione: quando è valida in appello?
Un soggetto, condannato in primo grado, concorda in appello una riduzione della pena, rinunciando a quasi tutti i motivi di gravame. Successivamente, ricorre in Cassazione lamentando la mancata declaratoria di prescrizione per alcuni reati. La Suprema Corte ha respinto il ricorso, specificando che la rinuncia formale al motivo d'appello sulla prescrizione, effettuata tramite procuratore speciale, costituisce una valida e irrevocabile rinuncia alla prescrizione stessa. Inoltre, ha ribadito che per il reato abituale di esercizio abusivo di attività finanziaria, la prescrizione decorre dalla cessazione della condotta.
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Riparazione ingiusta detenzione: colpa e risarcimento
La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio una decisione che riconosceva una riparazione per ingiusta detenzione ridotta per colpa lieve. Secondo la Suprema Corte, la condotta di chi aiuta consapevolmente a occultare proventi illeciti non può essere qualificata come colpa lieve, ma integra una condizione ostativa (dolo o colpa grave) che può escludere del tutto il diritto al risarcimento. La motivazione della Corte d'Appello è stata ritenuta contraddittoria per aver descritto un comportamento doloso per poi qualificarlo come lievemente colposo.
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Abusivismo finanziario: reato abituale per la Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato le condanne nei confronti dei membri di un'associazione a delinquere dedita all'usura e al riciclaggio. La sentenza è di particolare rilievo perché definisce il reato di abusivismo finanziario come un reato abituale e non istantaneo. Questa qualificazione sposta in avanti il termine di prescrizione, facendolo decorrere dalla cessazione dell'attività criminale e non da ogni singolo prestito. La Corte ha rigettato i ricorsi degli imputati, ritenendo infondate le loro argomentazioni sulla prescrizione e sulla mancanza di prove, e ha confermato la solidità dell'impianto accusatorio e delle sentenze dei precedenti gradi di giudizio.
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