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Art. 13 D.P.R. n. 115 del 2002 — Sezione Terza Civile

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95 provvedimenti

Altri anni per Art. 13 D.P.R. n. 115 del 2002

Deroga art 1957 cc: quando è clausola vessatoria?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 14687/2025, ha stabilito che la clausola di deroga all'art. 1957 c.c. in un contratto di fideiussione stipulato con un consumatore è vessatoria se non specificamente negoziata. Il caso riguardava un garante che si era opposto a un decreto ingiuntivo di una società finanziaria, eccependo la decadenza del creditore per non aver agito entro sei mesi. La Corte ha confermato la nullità della clausola, ribadendo che l'onere di provare la trattativa individuale spetta al professionista, e in assenza di tale prova la garanzia si estingue se il termine non viene rispettato.
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Improcedibilità ricorso Cassazione: onere del deposito
La Corte di Cassazione dichiara l'improcedibilità di un ricorso a causa del mancato deposito, entro i termini di legge, della relata di notifica della sentenza impugnata. L'ordinanza sottolinea come tale adempimento sia essenziale per permettere alla Corte di verificare la tempestività dell'impugnazione basata sul termine breve, ribadendo il rigore formale richiesto. L'improcedibilità del ricorso per Cassazione non può essere sanata da un deposito tardivo né dalla mancata contestazione della controparte.
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Vizio di notifica: quando l’appello è valido?
Un automobilista ottiene un risarcimento per danni causati da una sbarra di un passaggio a livello, ma la sentenza viene annullata in appello per un vizio di notifica dell'atto di citazione. La Corte di Cassazione conferma la decisione, rigettando il ricorso dell'automobilista e sottolineando l'importanza della correttezza procedurale e della specificità dei motivi di impugnazione. Il caso evidenzia come un errore formale, come un'errata vocatio in ius, possa travolgere l'intero giudizio di primo grado.
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Inammissibilità ricorso cassazione: l’esposizione dei fatti
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità di un ricorso a causa della mancata esposizione chiara e completa dei fatti di causa, requisito fondamentale previsto dall'art. 366 c.p.c. La vicenda trae origine da un'opposizione a un'esecuzione immobiliare, basata sulla presunta inesistenza della notifica di un decreto ingiuntivo. La Corte ha sottolineato come la carenza espositiva impedisca ai giudici di comprendere appieno la controversia, confermando la rigidità dei requisiti formali per l'accesso al giudizio di legittimità. La decisione evidenzia le conseguenze di un'errata redazione dell'atto, portando a una pronuncia di inammissibilità del ricorso per cassazione.
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Compensazione spese legali: quando è legittima?
Due debitori si opponevano a un pignoramento immobiliare avviato da un istituto di credito, vincendo la causa in primo grado. Tuttavia, il tribunale disponeva la compensazione spese legali. I debitori impugnavano questa decisione fino in Cassazione, sostenendo che, essendo vincitori, le spese dovessero essere pagate dalla banca. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che l'incertezza giurisprudenziale su una questione di diritto al momento dell'avvio della causa costituisce una "grave ed eccezionale ragione" che legittima la compensazione delle spese tra le parti, anche dopo la sentenza della Corte Costituzionale n. 77/2018.
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Ricorso inammissibile e specificità dei motivi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un ente comunale contro una compagnia assicurativa, a causa di gravi carenze procedurali. L'ente contestava la liberazione di una polizza fideiussoria, ma il suo appello è stato respinto per mancanza di specificità, per aver introdotto questioni nuove e per non aver adeguatamente criticato la sentenza di secondo grado. Questa decisione sottolinea il rigore formale necessario per la presentazione di un ricorso inammissibile e le conseguenze di un'azione legale temeraria.
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Opponibilità cessione credito: il No della Cassazione
Un istituto di credito ha agito in giudizio contro un'azienda sanitaria locale per ottenere il pagamento di interessi moratori su crediti acquisiti tramite factoring da alcune case di cura. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo un principio chiave in materia di opponibilità della cessione del credito verso la Pubblica Amministrazione: senza una formale accettazione da parte dell'ente pubblico debitore, la cessione non è efficace nei suoi confronti. La decisione si fonda sulla normativa speciale per la contabilità di Stato e sulle specifiche previsioni contrattuali tra le parti originarie.
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Collegamento negoziale: l’analisi della Cassazione
La Cassazione analizza un caso di collegamento negoziale tra un preliminare di vendita, una transazione e una procura. Ha confermato la risoluzione del contratto per inadempimento dell'acquirente, che non aveva versato l'intera somma pattuita per cancellare un'ipoteca, legittimando la revoca della procura.
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Mutuo solutorio: valido come titolo esecutivo
Un debitore ha contestato un'azione esecutiva immobiliare basata su un mutuo, sostenendo che si trattasse di un 'mutuo solutorio' nullo, destinato a coprire un debito pregresso illegittimo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Citando recenti sentenze delle Sezioni Unite, ha confermato che il mutuo solutorio è un contratto valido e costituisce un titolo esecutivo idoneo a fondare un'esecuzione forzata. La Corte ha chiarito che, per il perfezionamento del contratto, è sufficiente la disponibilità giuridica delle somme sul conto del mutuatario, anche se queste vengono immediatamente impiegate per estinguere il debito precedente, non essendo necessaria la consegna materiale del denaro.
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Rimborso addizionale energia: la Cassazione decide
Una società consumatrice ha citato in giudizio il proprio fornitore di energia per ottenere la restituzione dell'addizionale provinciale sull'energia elettrica. Dopo aver vinto in primo e secondo grado, il caso è arrivato in Cassazione. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso del fornitore, confermando il diritto al rimborso addizionale energia. La decisione si fonda su una sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato l'illegittimità della tassa con effetto retroattivo, rendendo i pagamenti effettuati non dovuti e giustificando l'azione di ripetizione dell'indebito del consumatore direttamente nei confronti del fornitore.
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Obligatio propter rem: pagamento senza base legale?
Un consorzio di urbanizzazione ha citato in giudizio alcuni proprietari terrieri non aderenti per ottenere il pagamento delle spese per le opere realizzate. La richiesta, inizialmente basata su una legge regionale, è stata poi modificata in una generica obbligazione "propter rem" e, in subordine, in un arricchimento senza causa. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la qualificazione della domanda come obligatio propter rem in appello costituiva una domanda nuova e inammissibile, in quanto priva di una specifica fonte legale o contrattuale. Anche la domanda per arricchimento senza causa è stata respinta per mancanza di prove concrete.
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Revocatoria ordinaria: vincolo di destinazione e onere
Un fallimento agisce in revocatoria ordinaria contro un vincolo di destinazione e una donazione posti in essere da un ex sindaco della società fallita a favore delle figlie. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dei familiari, confermando la decisione della Corte d'Appello che aveva qualificato gli atti come gratuiti. La Suprema Corte ha sanzionato la proposizione di questioni nuove in sede di legittimità e la mancata impugnazione di tutte le ragioni fondanti la decisione di merito sulla consapevolezza del pregiudizio (scientia damni) in capo al disponente.
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Consumi energetici: onere della prova e contatore
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un ristoratore contro una società energetica per una maxi-bolletta basata su consumi ricostruiti a seguito di un presunto prelievo irregolare. L'ordinanza ribadisce che, in caso di manomissione, è legittimo l'uso di metodi presuntivi per calcolare i consumi, come quello basato sulla "potenza tecnicamente prelevabile del cavo". In tale scenario, l'onere della prova sui consumi energetici si sposta sull'utente, che deve dimostrare la sproporzione dei consumi addebitati o l'estraneità alla manomissione. Il ricorso è stato respinto per motivi procedurali, in quanto mirava a un riesame del merito non consentito in sede di legittimità.
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Revoca contributo pubblico: quando scatta il termine?
Un'impresa, dopo aver ricevuto un contributo pubblico, se lo vede revocare a causa di una condanna penale a carico del titolare. L'imprenditore si oppone alla richiesta di restituzione sostenendo che il diritto dello Stato sia prescritto. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito un principio fondamentale sulla revoca contributo pubblico: il termine di prescrizione di dieci anni per la restituzione delle somme non decorre dalla data di erogazione, ma dal momento in cui l'amministrazione adotta il provvedimento di revoca. È solo da quel momento, infatti, che il pagamento diventa indebito e sorge il diritto alla ripetizione.
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Esperto stimatore: no contraddittorio nelle perizie
Un debitore ha impugnato una procedura esecutiva immobiliare sostenendo la nullità della perizia, poiché l'esperto stimatore non lo aveva informato dell'ispezione. La Corte di Cassazione, pur dichiarando il ricorso inammissibile, ha enunciato un importante principio di diritto: il ruolo dell'esperto stimatore è diverso da quello del CTU. Le sue operazioni non richiedono il contraddittorio con le parti, le quali possono presentare osservazioni solo dopo il deposito della relazione finale.
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