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art. 13 D.P.R. 30.5.2002 n. 115

13 provvedimenti

Nullità del contratto di conto corrente: firma in bianco inutile
Una società di costruzioni e i suoi garanti si opponevano ai decreti ingiuntivi emessi da una banca per saldi passivi di conto corrente. Una correntista eccepiva la nullità del contratto di conto corrente poiché il modulo di apertura era stato firmato in bianco. La Corte d'Appello respingeva l'opposizione, rilevando che la correntista aveva comunque autorizzato per iscritto l'addebito e riconosciuto il debito. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dei debitori. I giudici hanno chiarito che la contestazione della valutazione delle prove operata nei gradi di merito non è ammessa in sede di legittimità, confermando la validità del debito accertato attraverso il comportamento concreto e i documenti contabili della correntista.
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Interessi usurari: quando il giudice può dissentire?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 13603/2024, ha rigettato un ricorso in materia di interessi usurari. Ha stabilito che il giudice di merito può discostarsi dalle conclusioni della perizia tecnica (CTU) se fornisce una motivazione adeguata, in base al principio 'iudex peritus peritorum'. L'inammissibilità del ricorso è derivata anche dal fatto che l'appellante non aveva contestato tutte le autonome 'rationes decidendi' della sentenza impugnata.
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Vincolo del giudice del rinvio: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione chiarisce la portata del vincolo del giudice del rinvio, stabilendo che esso si estende non solo al principio di diritto, ma anche agli accertamenti di fatto che ne costituiscono il presupposto. Nel caso di specie, la revoca di un concordato preventivo per informazioni ingannevoli su un'operazione di leveraged buy-out è stata confermata, poiché la Corte d'Appello si è correttamente attenuta alle valutazioni fattuali già espresse dalla Cassazione in una precedente pronuncia.
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Scientia decoctionis: prova e oneri nella revocatoria
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società cooperativa in liquidazione che aveva agito in revocatoria contro una banca. La Corte ha confermato che la prova della 'scientia decoctionis', ovvero la conoscenza dello stato di insolvenza da parte della banca, grava sulla procedura concorsuale. La valutazione degli elementi indiziari (segnalazioni in centrale rischi, andamento del conto, protesti) spetta al giudice di merito e non è sindacabile in sede di legittimità se la motivazione è logicamente coerente, come nel caso di specie, dove i singoli indizi non sono stati ritenuti sufficienti a dimostrare la conoscenza effettiva dell'insolvenza.
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Segnalazione Centrale Rischi: quando è legittima?
Un cliente ha citato in giudizio una banca per un'illegittima segnalazione alla Centrale Rischi. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione della Corte d'Appello. I giudici hanno chiarito che una precedente sentenza che nega l'esistenza del debito per mera mancanza di prova da parte della banca, non per un accertamento positivo della sua inesistenza, non rende automaticamente illegittima la segnalazione. Il caso sottolinea i criteri di legittimità per una segnalazione centrale rischi in presenza di un debito contestato.
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Buoni Postali: Variazione Tassi e Pubblicità Legale
Una risparmiatrice aveva acquistato buoni postali fruttiferi nel 1982. Un decreto ministeriale successivo ne ridusse i tassi di interesse. Alla scadenza, la titolare ricevette un importo inferiore a quello originariamente pattuito e avviò un'azione legale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che per i buoni postali emessi sotto la vecchia normativa, la modifica dei tassi di interesse, anche in senso peggiorativo, è valida e vincolante per il risparmiatore con la sola pubblicazione del decreto in Gazzetta Ufficiale. La conoscenza dell'atto è presunta per legge e l'unica tutela per il risparmiatore sarebbe stata l'esercizio del diritto di recesso.
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Chiamata del terzo: l’estensione della domanda
Un ente pubblico, citato per l'occupazione illegittima di un terreno, chiama in causa l'impresa appaltatrice, indicandola come unica responsabile. La Cassazione conferma il principio dell'estensione automatica della domanda dell'attore al terzo chiamato in questi casi, rigettando sia il ricorso dell'impresa, che lamentava ultrapetizione, sia quello dell'ente, che eccepiva la novità della questione in appello. La responsabilità solidale viene così confermata.
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Obblighi informativi banca: la Cassazione chiarisce
A seguito della perdita totale di un ingente investimento in obbligazioni di una banca d'affari statunitense poi fallita, gli eredi di un investitore hanno citato in giudizio l'istituto di credito intermediario. Lamentavano la violazione degli obblighi informativi, l'inadeguatezza dell'operazione e un presunto conflitto di interessi. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando le decisioni dei gradi precedenti. La Corte ha stabilito che le censure dei ricorrenti erano in parte volte a un riesame del merito, inammissibile in sede di legittimità, e in parte infondate, poiché gli obblighi informativi della banca erano stati correttamente adempiuti in relazione alle informazioni disponibili al momento dell'investimento.
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Eleggibilità sindaco a europarlamentare: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che la carica di sindaco di un comune con più di 15.000 abitanti non costituisce una causa di ineleggibilità per l'elezione al Parlamento Europeo. La normativa specifica per le elezioni europee qualifica tale situazione come una causa di incompatibilità, risolvibile con una scelta (opzione) da parte dell'eletto dopo la proclamazione. Pertanto, è stata confermata la legittimità dell'elezione del sindaco, respingendo il ricorso di un cittadino che ne sosteneva l'ineleggibilità sulla base delle norme previste per le elezioni politiche nazionali.
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Aliud pro alio: limiti nelle vendite forzate
Una società di navigazione acquistava una nave in una procedura concorsuale, scoprendo poi che la sua capacità di carico era inferiore a quella descritta. La società ha tentato di ottenere un risarcimento sostenendo che si trattasse di una vendita "aliud pro alio" (una cosa per un'altra), unica eccezione alla regola che esclude la garanzia per vizi nelle vendite forzate. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che si ha "aliud pro alio" solo quando il bene è radicalmente diverso o totalmente inidoneo all'uso. Una minore capacità, non alterando la funzione principale della nave, non rientra in questa casistica.
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Giudicato interno: appello inammissibile se tardivo
L'appello di un comune in una controversia su un appalto pubblico è stato respinto. La Corte di Cassazione lo ha dichiarato inammissibile poiché le questioni sollevate erano coperte da un "giudicato interno", formatosi dopo che una precedente sentenza non definitiva sulla responsabilità non era stata impugnata con successo. Il caso evidenzia l'effetto preclusivo delle sentenze non definitive.
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Ricorso inammissibile e onere della prova in Cassazione
Una banca, cessionaria di crediti verso un'azienda sanitaria, ha visto il suo ricorso per cassazione dichiarato inammissibile. La Suprema Corte ha rigettato i motivi basati su presunte violazioni dell'onere della prova e vizi di motivazione, confermando le decisioni dei giudici di merito che avevano ridotto l'importo dovuto. La sentenza ribadisce i rigorosi limiti del giudizio di legittimità, specialmente in caso di "doppia conforme", e la necessità di una specifica e puntuale formulazione dei motivi di ricorso.
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Titolo esecutivo: quando una sentenza non è liquida?
La Corte d'Appello di Firenze ha stabilito che una sentenza, per essere considerata un valido titolo esecutivo, deve contenere un'indicazione chiara e determinata dell'importo dovuto. Nel caso specifico, un istituto previdenziale aveva agito per recuperare una rendita basandosi su una precedente sentenza che, pur quantificando la 'riserva matematica', si limitava a menzionare una 'relativa rendita' senza specificarne il quantum. La Corte ha confermato la decisione di primo grado, respingendo l'appello e chiarendo che la genericità della dicitura non permetteva di considerare il credito 'liquido', ovvero determinato o facilmente determinabile con un calcolo aritmetico. Di conseguenza, il creditore non poteva procedere con l'esecuzione forzata per quella specifica voce di credito.
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