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Art. 13, comma 3-bis, d.lgs. n. 74 del 2000

12 provvedimenti

Particolare tenuità: quando l’evasione è troppo alta
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un'amministratrice per reati tributari, confermando la non applicabilità della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto a causa dell'ingente importo dell'imposta evasa, ben al di sopra delle soglie di legge. Viene inoltre ribadita la correttezza della decisione di non ammettere una testimonianza ritenuta superflua.
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Omesso versamento IVA: non è reato se c’è crisi
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per omesso versamento IVA a carico di un imprenditore, stabilendo un principio fondamentale: una grave crisi di liquidità, causata da crediti inesigibili e non imputabile all'amministratore, può escludere la punibilità. La decisione tiene conto di una recente riforma legislativa che valorizza le difficoltà oggettive dell'impresa, ordinando un nuovo processo per riesaminare le prove della crisi aziendale.
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Omesso versamento IVA: la crisi non esclude il dolo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un amministratore condannato per omesso versamento IVA per oltre 800.000 euro. Secondo la Corte, la crisi di liquidità dell'impresa, anche se reale, non esclude il dolo, in quanto l'amministratore ha compiuto una scelta consapevole, preferendo destinare le risorse alla continuità aziendale piuttosto che al pagamento delle imposte. La sentenza ribadisce che il mancato pagamento dell'IVA è un rischio d'impresa che non può essere scaricato sullo Stato.
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Omesso versamento ritenute: la crisi non scusa
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 30301/2025, affronta il tema dell'omesso versamento ritenute in un contesto di crisi aziendale. Due amministratori, assolti in primo grado, erano stati condannati in appello. La Suprema Corte chiarisce che la crisi di liquidità non costituisce una causa di forza maggiore se deriva da scelte imprenditoriali, come quella di pagare stipendi e fornitori anziché il Fisco. Per uno degli amministratori il reato è stato dichiarato prescritto, mentre per l'altro la sentenza è stata annullata con rinvio, ribadendo la responsabilità penale anche in situazioni di difficoltà economica gestita con scelte consapevoli.
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Omesso versamento IVA: competenza e dolo, la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un amministratore condannato per omesso versamento IVA. La sentenza conferma che la competenza territoriale si determina nel luogo di accertamento del reato, data l'impossibilità di individuare un unico luogo per il pagamento telematico. Inoltre, la crisi di liquidità non esclude il dolo se non si provano iniziative per saldare il debito.
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Debito Tributario: Pagamento tardivo non esclude reato
Un imprenditore, condannato per un omesso versamento, ha impugnato la decisione sostenendo che il suo debito tributario era sceso sotto la soglia di punibilità grazie a pagamenti successivi e che una crisi di liquidità giustificava l'omissione. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che il reato si perfeziona alla scadenza del termine di pagamento e che i versamenti tardivi sono irrilevanti per la soglia. La crisi di liquidità addotta è stata ritenuta generica e non provata.
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Dolo eventuale: quando risponde il liquidatore?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un liquidatore condannato per reati fiscali. La Corte conferma che la responsabilità penale sussiste a titolo di dolo eventuale quando il liquidatore, accettando l'incarico, non verifica la situazione debitoria fiscale della società e non adotta le misure necessarie, come la richiesta di fallimento, per evitare il reato, pur essendo consapevole della mancanza di liquidità.
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Ricorso per cassazione: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imprenditore condannato per bancarotta fraudolenta e reati tributari. L'ordinanza chiarisce i limiti del ricorso per cassazione, sottolineando che non può essere utilizzato per una nuova valutazione dei fatti, ma solo per contestare errori di diritto. I motivi del ricorrente sono stati giudicati generici, meramente reiterativi di doglianze già respinte in appello e volti a ottenere un riesame del merito, non consentito in sede di legittimità.
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Omesso versamento IVA: la crisi di liquidità non basta
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 16526/2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imprenditore condannato per omesso versamento IVA e bancarotta preferenziale. La Corte ha stabilito che la crisi di liquidità, anche se dovuta a mancati pagamenti da parte dei clienti, non costituisce forza maggiore e non esclude il dolo del reato. Inoltre, ha chiarito i rigidi presupposti per l'applicazione della nuova causa di non punibilità introdotta nel 2024, sottolineando che l'onere della prova grava sull'imputato.
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Omesso Versamento IVA: quando la crisi non esclude il dolo
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 9136/2025, ha confermato la condanna per omesso versamento IVA a carico di un imprenditore. La difesa, basata su una presunta crisi di liquidità imprevedibile, è stata respinta. Secondo la Corte, le difficoltà economiche erano note da tempo e quindi prevedibili, pertanto l'imprenditore avrebbe dovuto accantonare le somme per l'IVA, configurando così il dolo necessario per il reato.
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Particolare tenuità del fatto: quando si applica?
Un amministratore è stato condannato per l'omesso versamento di ritenute fiscali. La Cassazione, pur confermando la sua responsabilità e rigettando la difesa basata sulla crisi economica, ha annullato la sentenza con rinvio. Il motivo è che la Corte d'Appello ha errato nel negare l'applicabilità della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, basandosi su una valutazione errata della 'condotta abituale' e non considerando adeguatamente il modesto superamento della soglia di punibilità.
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Omesso versamento IVA: la crisi non è una scusa valida
La Corte di Cassazione conferma la condanna per omesso versamento IVA a un imprenditore, chiarendo che la crisi di liquidità non costituisce forza maggiore se l'imprenditore sceglie deliberatamente di pagare altri debiti (come fornitori e dipendenti) anziché le imposte. Questa scelta, secondo la Corte, dimostra la coscienza e volontà di non adempiere all'obbligo fiscale, integrando il dolo richiesto dal reato.
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