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Art. 13 comma 1quater del d.P.R. 30 maggio 2002 n. 115

20 provvedimenti

Finanziamenti soci: quando non sono ricavi occulti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, che riteneva i finanziamenti soci infruttiferi come ricavi non contabilizzati. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, i quali avevano ritenuto plausibile che la provvista dei finanziamenti derivasse da un precedente rimborso IVA, valorizzando la coincidenza degli importi e ritenendo insufficiente la sola annotazione contabile a fondare la presunzione di maggior reddito.
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Amministratore di fatto: quando risponde delle sanzioni?
La Corte di Cassazione ha stabilito che la qualifica di amministratore di fatto non è di per sé sufficiente per attribuire la responsabilità per le sanzioni tributarie della società. L'Amministrazione Finanziaria deve provare anche che l'individuo ha agito per un interesse personale e diretto. Il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, basato su una presunta 'motivazione apparente' della sentenza d'appello, è stato rigettato perché la decisione impugnata conteneva un ragionamento giuridico chiaro, seppur contestabile nel merito, e non un vizio procedurale.
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Amministratore di fatto: onere della prova per i compensi
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria contro un presunto amministratore di fatto di una cooperativa. È stato stabilito che, ai fini dell'accertamento IRPEF per compensi in nero, non è sufficiente dimostrare il ruolo di gestione, ma è necessario fornire la prova concreta che il soggetto abbia effettivamente percepito le somme contestate. La mancanza di tale prova ha portato all'annullamento dell'avviso di accertamento.
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Omesso esame fatto decisivo: la Cassazione chiarisce
Un contribuente impugna una cartella di pagamento per un vizio di notifica. La Commissione Tributaria Regionale accoglie il suo appello, ritenendo mancante la prova dell'invio della raccomandata informativa. L'Agente della Riscossione ricorre in Cassazione, lamentando un omesso esame di un fatto decisivo, ovvero l'esistenza della prova di tale invio, che era stata depositata in giudizio. La Suprema Corte accoglie il ricorso dell'Agente, chiarendo la differenza tra l'omesso esame di un fatto decisivo, rimedio corretto in questo caso poiché il fatto era controverso tra le parti, e l'errore di fatto revocatorio. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Perdita su crediti: quando la rinuncia è deducibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria contro una società in merito alla deducibilità di una perdita su crediti. La società aveva rinunciato a un credito certo verso un'azienda in stato di illiquidità, ricevendo in cambio un credito incerto. La Corte ha stabilito che, a causa di gravi vizi procedurali nel ricorso dell'Agenzia, la questione non poteva essere esaminata nel merito. La sentenza ribadisce l'importanza della corretta formulazione dei ricorsi e implicitamente conferma che una transazione motivata dalle difficoltà finanziarie del debitore può generare una perdita su crediti deducibile.
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Rimborso lavoratori impatriati: sì con richiesta tardiva
Un lavoratore ha richiesto il beneficio fiscale per impatriati per anni pregressi tramite una dichiarazione tardiva. L'Amministrazione Finanziaria ha negato il rimborso. La Corte di Cassazione ha dato ragione al lavoratore, stabilendo che, in assenza di una norma specifica sulla decadenza (per i fatti antecedenti al 2019), il diritto al rimborso lavoratori impatriati sussiste e può essere esercitato con un'istanza diretta, anche se sono stati saltati i termini per la richiesta al datore di lavoro.
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Accertamento Induttivo: i limiti della media semplice
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, confermando che un accertamento induttivo basato sulla media aritmetica semplice della percentuale di ricarico è illegittimo se applicato a un campione di prodotti eterogenei. La Corte ha stabilito che tale metodo non costituisce una presunzione grave, precisa e concordante, in quanto la notevole differenza tra i ricarichi dei singoli prodotti rende la media non rappresentativa, annullando così l'avviso di accertamento.
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Motivazione apparente: quando la sentenza è valida
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, stabilendo che un semplice 'lapsus calami' (errore materiale) nella motivazione di una sentenza non la rende nulla per motivazione apparente, a condizione che il ragionamento complessivo del giudice resti comprensibile. Il caso riguardava un'intimazione di pagamento contestata per mancata notifica della cartella esattoriale presupposta. La Corte ha chiarito che un errore terminologico del giudice di merito non inficia la validità della decisione se dal contesto generale è possibile ricostruire l'iter logico-giuridico seguito.
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Società in perdita sistematica: la prova contraria
La Corte di Cassazione chiarisce come una società in perdita sistematica possa vincere la presunzione di non operatività. Con l'ordinanza n. 28999/2025, la Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, confermando che la prova di un'effettiva attività imprenditoriale, seppur in crisi, è sufficiente a superare la presunzione legale. La valutazione di tale prova costituisce un accertamento di fatto non sindacabile in sede di legittimità.
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Transfer pricing: onere della prova e metodo TNMM
Una società del settore lusso ha contestato avvisi di accertamento basati su rettifiche per transfer pricing. I giudici di merito hanno annullato gli atti, criticando l'applicazione del metodo TNMM da parte dell'Agenzia delle Entrate. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso dell'Ufficio. La Corte ha stabilito che un'analisi corretta del transfer pricing, specialmente con il metodo TNMM, deve fondarsi su una selezione di imprese comparabili che tenga conto di termini contrattuali, strategie aziendali e condizioni economiche concrete, onere non assolto dall'Amministrazione finanziaria nel caso di specie.
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Sottoscrizione ricorso tributario: cosa succede se manca?
La Corte di Cassazione chiarisce che la mancata sottoscrizione del ricorso tributario sulla copia notificata all'ente impositore non causa inammissibilità se l'originale depositato in tribunale è regolarmente firmato. La Corte ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, confermando la decisione di merito che annullava un avviso di accertamento per violazione del termine dilatorio di 60 giorni, ribadendo che la sostanza prevale sulla forma a tutela del contribuente.
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Presunzione legale: no retroattività per capitali esteri
La Corte di Cassazione ha stabilito che la presunzione legale di evasione per i capitali detenuti all'estero, introdotta nel 2009, non può essere applicata retroattivamente. L'ordinanza analizza il caso di un contribuente, il cui nome era emerso in una nota lista di correntisti di una banca svizzera, a cui erano stati notificati avvisi di accertamento per gli anni 2004 e 2006. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, rigettando il ricorso dell'Agenzia delle Entrate e chiarendo che la norma ha natura sostanziale, non procedurale, e la sua applicazione a periodi d'imposta precedenti la sua entrata in vigore violerebbe il diritto di difesa del contribuente.
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Contraddittorio preventivo: obbligo per abuso atipico
La Corte di Cassazione ha confermato l'annullamento di un avviso di accertamento fiscale per mancato rispetto del contraddittorio preventivo. L'Agenzia delle Entrate aveva contestato a una società un'operazione elusiva, ma senza prima avviare un dialogo formale. La Corte ha stabilito che questa garanzia procedurale è fondamentale e si applica a tutte le forme di abuso del diritto, anche quelle non specificamente previste dalla legge (atipiche). L'invio di un semplice questionario non è sufficiente a soddisfare tale obbligo.
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Deducibilità costi aziendali: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7723/2025, ha stabilito importanti principi sulla deducibilità costi aziendali. Ha confermato che le somme pagate da un istituto di credito per transazioni con i clienti, al fine di prevenire contenziosi, sono deducibili in quanto inerenti all'attività d'impresa. Inoltre, per i soggetti che adottano i principi contabili internazionali (IAS/IFRS), i costi di ammortamento di un bene sono deducibili dal momento in cui il bene è 'disponibile all'uso', anche se non ancora concretamente utilizzato. Infine, ha chiarito che una lista clienti, se identificabile e separabile, costituisce un bene immateriale autonomo e non parte dell'avviamento, con conseguente applicazione di un'aliquota di ammortamento più favorevole.
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Onere della prova: appello tardivo e ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso dell'Agenzia delle Entrate per non aver assolto all'onere della prova riguardo la tempestività del proprio appello. La sentenza impugnata si basava su due autonome ragioni: l'infondatezza nel merito e la tardività del gravame. Poiché l'Agenzia non ha fornito la documentazione necessaria a smentire la tardività, la Corte ha rigettato il motivo procedurale, assorbendo e rendendo inammissibile anche quello di merito per difetto di interesse. Questo caso sottolinea l'importanza del principio di autosufficienza del ricorso e del corretto adempimento dell'onere della prova.
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Mancato deposito cartolina A.R.: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria per il mancato deposito della cartolina A.R. relativa alla notifica dell'atto. Secondo la Corte, tale omissione impedisce di verificare il corretto perfezionamento della notifica e l'instaurazione del contraddittorio, rendendo l'impugnazione improcedibile.
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Deducibilità TFM: i limiti del TFR non si applicano
L'Agenzia delle Entrate contestava a due società la deducibilità di accantonamenti per il TFM degli amministratori, sostenendo l'applicazione dei limiti quantitativi previsti per il TFR dei dipendenti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia, confermando che la deducibilità TFM non è soggetta ai limiti dell'art. 2120 c.c. e segue le proprie regole, basate sul principio di competenza se l'indennità è prevista da un atto scritto con data certa anteriore al rapporto.
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Presunzione distribuzione utili: come vincerla
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, confermando che un socio di una società a ristretta base può superare la presunzione di distribuzione utili dimostrando con prove rigorose la propria totale estraneità alla gestione aziendale. Nel caso di specie, la residenza e l'attività professionale della socia all'estero sono state considerate prove sufficienti a vincere la pretesa fiscale.
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Compensazione spese legali: motivazione obbligatoria
In un caso tributario, un contribuente vince contro l'Agenzia delle Entrate ma il giudice dispone la compensazione spese legali senza motivazione. La Cassazione interviene, stabilendo che la compensazione è possibile solo in presenza di "gravi ed eccezionali ragioni" che devono essere esplicitamente indicate in sentenza, pena la nullità della decisione sul punto. La Corte ha quindi cassato la sentenza, rinviando per una nuova pronuncia sulle spese.
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Competenza visto di conformità: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18095/2025, ha stabilito un principio chiave sulla competenza per il visto di conformità infedele. Un professionista ha impugnato una cartella di pagamento per un visto errato, eccependo l'incompetenza dell'ufficio locale dell'Agenzia delle Entrate. La Suprema Corte ha confermato che la competenza ad irrogare la sanzione spetta esclusivamente alla direzione regionale dell'Agenzia delle Entrate, individuata in base al domicilio fiscale del contribuente assistito, e non all'ufficio provinciale. Di conseguenza, l'atto emesso dall'ufficio incompetente è stato ritenuto illegittimo e l'appello dell'Agenzia è stato respinto.
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