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Art. 13, comma 1-quater e 1-bis, d.P.R. n. 115 del 2002

9 provvedimenti

Responsabilità del consulente: il ruolo nell’insuccesso
La Corte di Cassazione interviene sul tema della responsabilità del consulente in un piano di ristrutturazione aziendale fallito. Una società, poi fallita, aveva citato in giudizio la sua società di advisory per i danni derivanti dal fallimento, sostenendo l'inadeguatezza del piano proposto. La Corte d'Appello aveva respinto la domanda, attribuendo un ruolo preminente a un altro professionista. La Cassazione ha annullato tale decisione, criticando la motivazione 'per relationem' come acritica e superficiale. Ha stabilito che il giudice di merito deve valutare concretamente il ruolo e il contributo causale di ogni consulente, anche in un'ipotesi di responsabilità concorrente, senza escluderla a priori.
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Danno reputazionale online: la prova per presunzioni
La Corte di Cassazione conferma che il danno reputazionale online subito da un ente, come un'associazione sportiva, può essere provato tramite presunzioni. La sentenza analizza il caso di un articolo diffamatorio pubblicato su un sito web, stabilendo che la liquidazione del danno non patrimoniale può avvenire in via equitativa, considerando la diffusione del mezzo e la notorietà delle parti.
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Decadenza azione disciplinare: quando scattano i termini?
Un dipendente pubblico, sanzionato con la sospensione, ha impugnato il provvedimento sostenendo la decadenza dell'azione disciplinare per superamento dei termini. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, affermando che il termine per contestare l'illecito non decorre dai primi accertamenti ispettivi, ma dal momento in cui l'ufficio competente acquisisce una "notizia di infrazione" completa e dettagliata, idonea a formulare un addebito preciso. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Deduzione costi sponsorizzazione: onere della prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha rigettato il ricorso di una società in accomandita semplice avverso un accertamento fiscale che negava la deduzione dei costi di sponsorizzazione. Il punto centrale della decisione non risiede nella presunta antieconomicità dei costi, ma nella mancata prova da parte del contribuente dell'effettiva esecuzione delle prestazioni pubblicitarie. La Corte ha chiarito che il ricorso era inammissibile perché impugnava argomentazioni secondarie della sentenza d'appello (obiter dicta) e non la vera ragione della decisione (ratio decidendi), ovvero la totale assenza di prova sull'esistenza stessa del costo operativo.
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Giudizio di ottemperanza: quando è inammissibile
Una società immobiliare, dopo aver ottenuto una sentenza definitiva che annullava un avviso di accertamento, si è vista notificare ulteriori atti basati sulla stessa pretesa. Ha quindi avviato un giudizio di ottemperanza, che la Cassazione ha dichiarato inammissibile. La Corte ha chiarito che la sentenza di annullamento di un atto impositivo è "autoesecutiva", cioè non richiede alcuna attività da parte dell'Amministrazione per essere efficace. Di conseguenza, non c'è spazio per un'azione di ottemperanza. Nonostante la declaratoria di inammissibilità, le spese sono state compensate a causa del comportamento scorretto dell'Agenzia delle Entrate.
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Impugnazione estratto di ruolo: i nuovi limiti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 3291/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un contribuente contro un estratto di ruolo. La decisione si fonda su una recente normativa (art. 12, co. 4 bis, d.P.R. n. 602/73) che limita l'impugnazione estratto di ruolo a tre specifici casi di pregiudizio concreto. Poiché il ricorrente non ha dimostrato di trovarsi in una di queste situazioni, il suo interesse ad agire è stato ritenuto carente, rendendo irrilevanti le questioni sulla notifica degli atti presupposti.
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Consolidamento orario pubblico impiego: no automatico
La Corte di Cassazione ha stabilito che i dipendenti di un ente pubblico, assunti con contratto part-time, non hanno diritto al consolidamento dell'orario di lavoro a tempo pieno, anche se hanno svolto continuativamente ore supplementari. La Corte ha rigettato il ricorso dei lavoratori, sottolineando che nel pubblico impiego le esigenze di bilancio e le rigide norme sulle assunzioni prevalgono sull'esecuzione di fatto del rapporto di lavoro. Pertanto, il consolidamento orario nel pubblico impiego non può avvenire in automatico, in quanto costituirebbe un aggiramento delle norme imperative.
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Spese condominiali vendita: chi paga i lavori?
La Corte di Cassazione chiarisce la ripartizione delle spese condominiali in caso di vendita di un immobile. Con la sentenza in esame, si stabilisce che l'obbligo di pagare i lavori straordinari sorge al momento della delibera assembleare. Pertanto, se la decisione è anteriore al rogito, il costo spetta al venditore, anche se i lavori vengono eseguiti dopo la vendita. L'acquirente che anticipa tali somme ha diritto di regresso nei confronti del venditore. La Corte ha rigettato il ricorso del venditore, che tentava di opporre in compensazione un credito non provato e di invocare l'arricchimento senza giusta causa del compratore.
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Notifica cartella di pagamento: la Cassazione decide
Un contribuente ha impugnato un avviso di intimazione, sostenendo la mancata notifica della cartella di pagamento presupposta e la prescrizione del debito. La Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che la notifica della cartella di pagamento tramite raccomandata diretta da parte dell'Agente della Riscossione è valida. Ha inoltre ribadito che per i tributi erariali come l'IRPEF, la prescrizione è decennale e non quinquennale.
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