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Art. 13, comma 1 quater, del dPR n. 115 del 2002

21 provvedimenti

Indennità di asservimento: rito e calcolo Cassazione
La Corte di Cassazione si pronuncia su un caso di indennità di asservimento per un metanodotto. Viene confermato che la procedura corretta per contestare l'importo è il rito sommario di cognizione davanti alla Corte d'Appello, e non il rito ordinario. La Corte ribadisce inoltre che le valutazioni quantitative dell'indennità, compiute dal giudice di merito anche tramite CTU, costituiscono un accertamento di fatto non riesaminabile in sede di legittimità, se adeguatamente motivate. Il ricorso dei proprietari del terreno è stato quindi rigettato.
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Indennità aggiuntiva esproprio: spetta sempre?
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'indennità aggiuntiva esproprio, prevista per il fittavolo costretto ad abbandonare il terreno, spetta anche quando l'espropriazione è finalizzata alla realizzazione di un'opera privata di pubblica utilità, come un gasdotto. Una società energetica aveva contestato tale obbligo, sostenendo che l'indennità fosse dovuta solo per opere pubbliche. La Corte ha rigettato il ricorso, chiarendo che l'indennità per il fittavolo è un diritto autonomo che tutela l'attività agricola e si applica indipendentemente dalla natura, pubblica o privata, dell'opera.
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Indennità avviamento farmacia: i criteri di calcolo
La Corte di Cassazione chiarisce i criteri per il calcolo dell'indennità di avviamento farmacia in caso di gestione inferiore a cinque anni. Confermando la decisione dei giudici di merito, la Corte ha stabilito che, in assenza del requisito temporale del quinquennio, il calcolo non segue i criteri standard ma è affidato a una valutazione proporzionale del giudice, basata sulla durata effettiva della gestione. Il ricorso della precedente gestionale è stato dichiarato inammissibile per la genericità delle doglianze, che miravano a un riesame del merito non consentito in sede di legittimità.
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Usucapione ventennale: il termine deve maturare prima?
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha chiarito un punto cruciale in materia di usucapione ventennale. Un soggetto aveva avviato una causa per l'usucapione di un terreno prima del compimento dei 20 anni di possesso, confidando che il termine maturasse nel corso del giudizio. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che tutti i requisiti per l'usucapione, incluso il decorso del ventennio, devono essere già soddisfatti al momento della proposizione della domanda giudiziale. Il possesso esercitato dopo l'inizio della causa è irrilevante ai fini del perfezionamento del diritto.
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Saggio di fruttuosità: 2% per immobili D, no a sconti
Una società energetica ottiene una riduzione della rendita catastale per un aerogeneratore, con l'applicazione di un saggio di fruttuosità dell'1,5%. L'Agenzia Fiscale ricorre in Cassazione, che accoglie il ricorso. La Corte stabilisce che il saggio di fruttuosità per immobili industriali di categoria D è normativamente fissato al 2% e non può essere modificato discrezionalmente dal giudice, anche se basato sulle specificità del bene.
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Danno professionale: la liquidazione è equitativa
Un lavoratore ha impugnato in Cassazione la sentenza che riduceva il suo risarcimento per danno professionale, calcolato sulla base dello stipendio netto anziché lordo. La Corte ha rigettato il ricorso, confermando che la scelta del parametro per la liquidazione equitativa del danno rientra nel potere discrezionale del giudice di merito e non è sindacabile in sede di legittimità, se la motivazione è logica, seppur sintetica.
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Usucapione immobile: la Cassazione chiarisce i limiti
La Corte di Cassazione rigetta il ricorso degli eredi che rivendicavano la proprietà di un terreno, confermando la sentenza di merito che aveva riconosciuto l'usucapione immobile in favore di una società. La Suprema Corte ha ribadito che la valutazione delle prove, che dimostravano un possesso ultraventennale, pacifico e ininterrotto da parte della società e dei suoi danti causa, è di competenza esclusiva dei giudici di merito e non può essere oggetto di un nuovo esame in sede di legittimità.
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Acquisizione sanante: no all’indennizzo sull’opera
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 6972/2024, ha stabilito un principio chiave in materia di espropriazione. Nel calcolo dell'indennizzo dovuto per una acquisizione sanante (art. 42-bis d.P.R. 327/2001), non deve essere incluso il valore dell'opera pubblica che l'ente ha già realizzato sul terreno. Il caso riguardava un Comune che, dopo l'annullamento di una procedura espropriativa, aveva acquisito i terreni su cui aveva già costruito un impianto sportivo. Gli eredi del proprietario chiedevano un indennizzo comprensivo del valore dell'impianto. La Corte ha rigettato il ricorso, chiarendo che l'indennizzo compensa la perdita del terreno e non può portare a un ingiustificato arricchimento del privato con il valore di un bene creato con fondi pubblici.
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Legittimazione attiva: appello inammissibile
Un'ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce i limiti della legittimazione attiva degli uffici territoriali delle agenzie pubbliche. Il ricorso presentato da una direzione territoriale dell'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, diversa da quella che aveva emesso l'atto originario, è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha stabilito che gli uffici periferici non hanno autonoma soggettività giuridica per stare in giudizio dinanzi alla Cassazione, confermando l'inammissibilità dell'appello.
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Prescrizione decennale per contributi illegittimi
La Corte di Cassazione ha confermato l'applicazione della prescrizione decennale per il diritto di un pensionato a ottenere la restituzione di contributi di solidarietà illegittimamente trattenuti. La Corte ha chiarito che tale richiesta non riguarda semplici ratei arretrati (soggetti a prescrizione quinquennale), ma il recupero di somme indebitamente prelevate, il cui diritto non è considerato liquido e pagabile. Di conseguenza, l'appello dell'ente previdenziale è stato dichiarato inammissibile, ribadendo un orientamento giurisprudenziale consolidato.
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Vendita a catena: la rivalsa del rivenditore
In un caso di vendita a catena, un'officina acquista un macchinario difettoso da un rivenditore, che a sua volta lo aveva comprato dal produttore. La Cassazione ha confermato il diritto del rivenditore di agire in rivalsa contro il produttore per i vizi del bene. La Corte ha stabilito che la responsabilità del produttore deriva dal contratto di vendita con il rivenditore e non dalle norme sulla responsabilità del produttore. Inoltre, il produttore, perdendo l'appello, è stato condannato a pagare le spese legali di tutte le parti, inclusa l'officina, in base al principio di causalità.
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Impugnativa licenziamento: requisiti di validità
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un lavoratore, confermando che l'impugnativa licenziamento firmata dal solo avvocato è valida solo se supportata da una procura scritta anteriore. In assenza di tale prova, l'atto è inefficace e non interrompe i termini di decadenza. La Corte ha ritenuto inammissibile il motivo relativo a una seconda impugnativa per insufficiente prova di notifica.
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Licenziamento banca delle ore: quando è legittimo?
Un dipendente di un istituto di credito è stato licenziato per aver abusato della "banca delle ore", accumulando un debito orario di circa otto giornate. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il suo ricorso, confermando la legittimità del licenziamento. La Corte ha stabilito che, a fronte dell'ammissione dei fatti da parte del lavoratore durante il procedimento disciplinare, spetta a quest'ultimo l'onere di provare eventuali giustificazioni, come un'autorizzazione a utilizzare la banca delle ore a saldo negativo. Il mancato assolvimento di tale onere probatorio rende legittimo il licenziamento per giusta causa.
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Riscossione contributi: INPS tra ruolo e ingiunzione
Un imprenditore si opponeva a un decreto ingiuntivo per contributi non versati, sostenendo che l'ente previdenziale fosse decaduto dal diritto di riscossione per mancata iscrizione a ruolo nei termini. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la procedura di riscossione contributi mediante ruolo è solo uno degli strumenti a disposizione dell'ente, che può legittimamente agire in via alternativa con un decreto ingiuntivo. La decadenza dal termine per l'iscrizione a ruolo ha natura processuale e non estingue il diritto di credito dell'ente.
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Responsabilità impresa trasporto: la Cassazione decide
Una società di trasporti ha impugnato una sanzione per la violazione dei tempi di riposo da parte di un suo conducente, adducendo un errore involontario di quest'ultimo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la responsabilità dell'impresa di trasporto non è solo solidale, ma anche diretta e per fatto proprio. L'azienda ha l'obbligo di organizzare, istruire e controllare l'attività dei suoi dipendenti per garantire il rispetto delle normative, e la sua colpa si presume in caso di infrazione, salvo prova contraria che non è stata fornita.
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Omologazione autovelox: la Cassazione fa chiarezza
Un automobilista contesta una sanzione per eccesso di velocità, sollevando dubbi sulla validità dell'apparecchio per presunta mancanza di omologazione autovelox, di taratura periodica e di corretta segnalazione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che le autorizzazioni ministeriali e le certificazioni prodotte erano sufficienti a comprovare il corretto funzionamento del dispositivo. Inoltre, ha confermato che la segnalazione della postazione di controllo può essere effettuata anche con cartelli fissi, non essendo obbligatori quelli mobili.
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Improcedibilità del ricorso: deposito e notifica
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'improcedibilità del ricorso presentato da alcuni condomini in una causa per spese condominiali. La decisione si fonda sul mancato deposito, da parte dei ricorrenti, della copia autentica della sentenza d'appello corredata dalla prova della sua notificazione. La Corte ha chiarito che tale adempimento è essenziale per consentire al giudice di verificare la tempestività dell'impugnazione, e la sua omissione non è sanabile se il ricorso è stato notificato oltre 60 giorni dalla pubblicazione della sentenza impugnata.
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Prova dell’usucapione: la Cassazione decide
Una società immobiliare ha citato in giudizio una signora per occupazione senza titolo di un appartamento. Quest'ultima ha risposto con una domanda riconvenzionale per usucapione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della signora, confermando la decisione della Corte d'Appello che aveva negato l'usucapione per mancanza di una adeguata prova dell'usucapione. La Corte ha chiarito che la valutazione dei testimoni spetta al giudice di merito e non è sindacabile in sede di legittimità, distinguendo tra l'omesso esame di un elemento di prova e quello di un fatto storico decisivo.
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Usucapione tra coniugi: impossibile in comunione legale
Un ex marito chiedeva l'usucapione tra coniugi della quota di un immobile, adibito a studio professionale, acquistato in comunione legale. La Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che l'usucapione è sospesa tra i coniugi finché dura il vincolo matrimoniale e la comunione legale, per tutelare l'armonia familiare. Solo con la separazione e un atto di interversione del possesso possono iniziare a decorrere i termini.
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Coltivatore diretto: i requisiti per l’iscrizione INPS
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una lavoratrice contro la sua iscrizione d'ufficio alla gestione dei coltivatori diretti dell'INPS. L'ordinanza ribadisce i criteri di abitualità e prevalenza dell'attività agricola, sia in termini di tempo che di reddito, come requisiti fondamentali per la qualifica di coltivatore diretto. La Corte ha chiarito che il ricorso per cassazione non può essere utilizzato per ottenere una nuova valutazione dei fatti già accertati dal giudice di merito, confermando la decisione della Corte d'Appello che aveva ritenuto sussistenti le condizioni per l'iscrizione sulla base delle prove documentali e ispettive.
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