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Art. 13, comma 1-quater, del d.p.r. n.115/02

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28 provvedimenti

Errore di fatto: limiti alla revocazione in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso per revocazione, chiarendo la distinzione cruciale tra errore di fatto e errore di giudizio. Il caso riguardava una lunga controversia tra una socia e una cooperativa, iniziata con un lodo arbitrale. La Corte ha stabilito che il presunto errore lamentato dalla ricorrente non era una svista percettiva, ma un dissenso sulla valutazione giuridica della Corte, motivo per cui non può configurarsi come un errore di fatto revocatorio.
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Querela di falso: Cassazione su onere della prova
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un'impresa edile avverso la sentenza che accoglieva una querela di falso. La decisione della Corte d'Appello, basata su prove presuntive per accertare la falsità della data di iscrizione di riserve contabili, è stata ritenuta corretta. La Cassazione ribadisce che il suo ruolo non è riesaminare i fatti, ma controllare la corretta applicazione della legge, confermando che la valutazione delle prove spetta al giudice di merito.
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Occupazione abusiva suolo pubblico: ricorso inammissibile
Una società fa ricorso contro il pagamento di canoni per l'occupazione abusiva suolo pubblico, sostenendo di aver agito in buona fede. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, confermando le decisioni dei gradi precedenti. La motivazione principale risiede nel fatto che gli argomenti difensivi cruciali, come la violazione della buona fede e la natura giuridica del terreno, sono stati presentati tardivamente nel processo, rendendoli inammissibili.
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Proroga termine lodo: la Cassazione decide
La Cassazione ha stabilito che la proroga termine lodo automatica, prevista dall'art. 820 c.p.c. in caso di CTU, si applica anche nell'arbitrato amministrato, a meno che il regolamento arbitrale non la escluda espressamente. Il silenzio del regolamento non equivale a una deroga alla norma di legge, confermando la validità di un lodo depositato oltre il termine originario ma entro quello prorogato.
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Inammissibilità del ricorso: chiarezza è requisito
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per revocazione presentato da due garanti. L'appello, fondato su un presunto errore di fatto del giudice, è stato giudicato contraddittorio e poco chiaro, violando il dovere processuale di sinteticità. La Corte ha stabilito che la mancata chiarezza nell'esposizione dei motivi impedisce l'esame nel merito, confermando così la precedente decisione e condannando i ricorrenti alle spese. Questo caso sottolinea l'importanza della chiarezza formale negli atti giudiziari.
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Giudicato amministrativo: ricorso civile inammissibile
Una società radiofonica ha presentato ricorso in Cassazione contro un'associazione concorrente, accusandola di trasmettere senza un titolo valido e di causare interferenze. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile, poiché l'appellante non ha contestato la ragione fondamentale della decisione della Corte d'Appello: l'esistenza di un precedente e definitivo giudicato amministrativo che aveva già risolto la questione delle autorizzazioni a trasmettere.
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Onere della prova: chi deve dimostrare l’investimento?
Un investitore affida 50.000 euro a un promotore per l'acquisto di azioni. A seguito di perdite, l'investitore chiede la restituzione dei fondi, lamentando l'inadempimento. La Corte di Cassazione conferma la condanna del promotore, stabilendo che l'onere della prova dell'effettivo acquisto dei titoli grava su chi ha ricevuto il denaro (mandatario), non sull'investitore (mandante). La mancata produzione di prove documentali, come estratti conto, determina l'inadempimento e l'obbligo di risarcimento.
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Inammissibilità ricorso Cassazione: la specificità
Una cooperativa immobiliare ricorre in Cassazione contro la decisione che annullava l'assegnazione di un immobile a un terzo, a favore di un socio con priorità. La Suprema Corte dichiara l'inammissibilità ricorso cassazione, evidenziando come i motivi fossero generici e non adeguatamente documentati, ribadendo l'onere di specificità a carico del ricorrente.
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