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Art. 13, comma 1-bis

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78 provvedimenti

Credito condizionale: no al ritardo nell’insinuazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un ente pubblico che aveva presentato in ritardo una domanda di ammissione al passivo di una società in amministrazione straordinaria. La Corte ha stabilito che un credito condizionale, anche se in attesa di accertamento da parte di un altro giudice, deve essere insinuato tempestivamente con riserva. Il ritardo non è giustificato dalla durata del procedimento di accertamento, poiché il momento genetico del credito risale alla commissione dell'illecito e non alla sentenza che lo dichiara.
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Errore di fatto: quando non puoi revocare in Cassazione
Una banca ha tentato di far revocare un'ordinanza della Cassazione sostenendo un errore di fatto, poiché la Corte non avrebbe visto la trascrizione completa di un motivo d'appello. La Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che valutare se una sintesi del motivo sia sufficiente è un'operazione di giudizio e non una svista materiale. L'ordinanza sottolinea la netta distinzione tra errore di fatto, che è una percezione errata di un atto processuale, ed errore di giudizio, che riguarda l'interpretazione e la valutazione giuridica, non soggetto a revocazione.
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Onere della prova fallimento: chi deve dimostrarlo?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha dichiarato inammissibile il ricorso del curatore fallimentare contro la revoca di una dichiarazione di fallimento. Il caso verteva sull'onere della prova fallimento a carico di una società che, pur non avendo depositato bilanci recenti, è riuscita a dimostrare di essere al di sotto delle soglie di fallibilità attraverso documentazione alternativa. La Corte ha ribadito che spetta al debitore fornire tale prova e che la valutazione dei fatti e delle prove alternative spetta insindacabilmente al giudice di merito, non potendo essere oggetto di riesame in sede di legittimità.
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Appello incidentale: quando è inammissibile
Una banca ha avviato un'azione revocatoria contro due società che avevano trasferito immobili a una nuova entità tramite scissione. Il tribunale ha dato ragione alla banca. In appello, le società originarie, poi fallite, hanno impugnato la sentenza. La società beneficiaria si è limitata ad aderire alle loro conclusioni senza presentare un proprio appello incidentale. La Corte d'Appello ha dichiarato inammissibile l'impugnazione principale. La Cassazione ha confermato che, in assenza di un appello incidentale autonomo, le ragioni della società beneficiaria sono assorbite dall'inammissibilità dell'appello principale, rendendo il suo ricorso inammissibile.
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Reddito di partecipazione: la responsabilità dell’ex socio
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un ex socio di una SRL a cui era stato notificato un avviso di accertamento per un maggior reddito di partecipazione. Il contribuente sosteneva la violazione del diritto di difesa, non potendo più accedere alla documentazione sociale. La Corte ha stabilito che la responsabilità fiscale è legata allo status di socio nell'anno d'imposta in contestazione (2013), non al momento della notifica dell'atto, confermando così la presunzione di distribuzione degli utili.
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Improcedibilità ricorso Cassazione: un errore fatale
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'improcedibilità di un ricorso a causa del mancato deposito della relata di notificazione della sentenza impugnata. Questo adempimento, previsto dall'art. 369 c.p.c., è considerato essenziale e la sua omissione non è sanabile, impedendo alla Corte di esaminare il merito della causa. La decisione ribadisce l'importanza del rigoroso rispetto delle norme procedurali nel giudizio di legittimità.
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Errore di fatto in Cassazione: ordinanza revocata
La Corte di Cassazione revoca una propria ordinanza a causa di un errore di fatto. Inizialmente, aveva dichiarato un ricorso improcedibile per il presunto mancato deposito della relata di notifica della sentenza impugnata. Il ricorrente ha però dimostrato, tramite una copia conforme rilasciata dalla stessa cancelleria della Corte, che il documento era stato regolarmente depositato. La Corte, riconosciuto l'errore, ha revocato la precedente decisione e ha riesaminato il ricorso nel merito, rigettandolo.
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Affidamento esclusivo: disinteresse del genitore
La Corte di Cassazione conferma l'affidamento esclusivo di una minore alla madre, respingendo il ricorso del padre residente all'estero. La decisione si basa sul conclamato disinteresse del padre, desunto dalla mancata richiesta di incontri, dal mancato versamento del mantenimento e dalla scarsa collaborazione. La Corte ha ritenuto che tale comportamento giustificasse la deroga al principio dell'affidamento condiviso.
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Chiusura fallimento: quando è legittima? La Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società che contestava la chiusura del fallimento di un'altra impresa, avvenuta a seguito di un concordato fallimentare. La Corte ha stabilito che la chiusura fallimento è un atto dovuto e legittimo una volta che il decreto di omologazione del concordato è definitivo e il curatore ha presentato il conto della gestione. Le attività di esecuzione del piano, come la liquidazione dei beni e il pagamento dei creditori, proseguono dopo la chiusura sotto la vigilanza degli organi fallimentari, i cui poteri si estendono a tale fase (c.d. ultrattività).
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Risarcimento danno veicolo in leasing: la prova chiave
Una società chiede il risarcimento per i danni subiti da un autocarro a causa della caduta di un albero. La Cassazione nega il risarcimento danno veicolo in leasing perché la società, mera utilizzatrice, non ha provato né di aver riscattato il bene né di essere tenuta contrattualmente alla riparazione. La sentenza sottolinea l'onere della prova a carico di chi agisce in giudizio.
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Incandidabilità amministratori: la Cassazione decide
Un ex sindaco, precedentemente assolto in sede penale, è stato dichiarato incandidabile dalla Corte d'Appello per legami con la criminalità organizzata. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando inammissibile il ricorso. Il caso chiarisce i criteri per l'incandidabilità amministratori, sottolineando che la valutazione è indipendente dall'esito di un processo penale e si basa su elementi concreti di collegamento che possono condizionare l'ente locale.
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Responsabilità esclusiva amministratore: Cassazione
Un amministratore ha citato in giudizio la società controllante e i suoi esponenti, sostenendo di essere stato indotto con l'inganno ad accettare l'incarico, subendo danni a seguito del fallimento della società amministrata. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando le sentenze dei gradi precedenti. La decisione si fonda sul principio della responsabilità esclusiva dell'amministratore, la cui condotta gravemente negligente – come l'aver svolto un ruolo puramente formale e non essere mai entrato in possesso della contabilità – è stata identificata come l'unica causa dei danni da lui stesso lamentati, interrompendo qualsiasi nesso causale con le presunte condotte illecite dei convenuti.
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Disavanzo di cassa: prova a carico del contribuente
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di accertamento fiscale basato su un significativo disavanzo di cassa di una società. La società sosteneva che il deficit fosse stato coperto da versamenti personali dei soci, ma non è riuscita a provarlo adeguatamente. L'ordinanza ha dichiarato inammissibile il ricorso della società, sottolineando che il contribuente ha l'onere di fornire prove concrete della provenienza dei fondi e che il ricorso in Cassazione deve essere autosufficiente, indicando precisamente dove e quando tali prove sono state presentate nei gradi di merito. La decisione conferma la validità dell'accertamento dell'Amministrazione Finanziaria.
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Termine impugnazione contumace: la conoscenza conta
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un ente religioso per tardività. Il termine impugnazione contumace non decorre dalla data di pubblicazione della sentenza, ma dal momento in cui la parte, rimasta assente dal processo per un vizio di notifica, ne ha avuto effettiva conoscenza. In questo caso, la conoscenza risaliva a oltre un anno e mezzo prima del ricorso, rendendolo irrimediabilmente tardivo.
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Consulenza tecnica d’ufficio: poteri e limiti
Una società finanziaria ricorre in Cassazione dopo che un decreto ingiuntivo contro un Comune è stato revocato. La Corte dichiara il ricorso inammissibile, confermando l'ampio potere della consulenza tecnica d'ufficio (CTU) nell'acquisire prove documentali in materie complesse e ribadendo che l'onere della prova spetta al creditore nel giudizio di opposizione.
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Agevolazioni prima casa: onere della prova e residenza
La Corte di Cassazione rigetta il ricorso di un contribuente che aveva perso le agevolazioni prima casa per mancato trasferimento di residenza. La Corte sottolinea che l'onere della prova del tempestivo adempimento spetta al cittadino, il quale non è riuscito a dimostrare la formazione del silenzio-assenso da parte del Comune. Viene inoltre confermato il diritto dell'Agenzia delle Entrate al rimborso delle spese legali anche se difesa da propri funzionari.
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Inammissibilità ricorso previdenziale: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità di un ricorso previdenziale presentato da due soggetti contro un ente previdenziale. Il caso riguardava la loro cancellazione da una gestione e l'iscrizione a un'altra. La Corte ha rigettato tutti i nove motivi di ricorso, confermando i vasti poteri istruttori del giudice del lavoro e l'inammissibilità di censure basate su principi di diritto già consolidati o su vizi procedurali non specificamente documentati.
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Ricorso inammissibile: mescolare motivi è un errore
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile presentato dagli eredi di un mutuatario deceduto contro una banca e una compagnia assicurativa. L'appello mescolava erroneamente diversi tipi di censure legali (errori procedurali, di giudizio e vizi di motivazione) senza una distinzione chiara. La Corte ha ribadito che questa tecnica di redazione confusa non è ammissibile, poiché riversa impropriamente sul giudice il compito di separare le singole doglianze. La controversia originale riguardava l'attivazione di una polizza assicurativa collegata a un mutuo dopo la morte del contraente.
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Risarcimento del danno e prelazione: la prova decisiva
Una società affittuaria di un'azienda di distribuzione carburanti ha citato in giudizio la società concedente per la violazione del diritto di prelazione. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta di risarcimento del danno per mancato guadagno, sottolineando che l'attore non aveva fornito prove concrete del pregiudizio subito. La sentenza chiarisce che, per ottenere il risarcimento del danno, non basta dimostrare l'inadempimento, ma è necessario provare l'esistenza effettiva del danno ('an'), non potendo il giudice ricorrere a una valutazione equitativa in assenza di tale prova fondamentale.
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Compenso professionista fallimento: quando è negato?
Un professionista ha richiesto il pagamento per aver attestato un piano di concordato preventivo per una società poi fallita. La Corte di Cassazione ha confermato il diniego del suo credito, stabilendo che il compenso professionista fallimento non è dovuto se la prestazione risulta inadeguata e inutile per i creditori. La Corte ha validato l'eccezione di inadempimento sollevata dal curatore, sottolineando che l'onere di provare la diligenza professionale spetta al creditore stesso.
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