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Art. 13, comma 1-bis del medesimo art. 13

5 provvedimenti

Errore di fatto: quando la Cassazione lo esclude
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso per revocazione basato su un presunto errore di fatto. La ricorrente sosteneva che la Corte avesse ignorato una richiesta di sospensione del giudizio, ma i giudici hanno chiarito che si trattava di un errore di valutazione e non di una svista percettiva. L'ordinanza ribadisce che un errore di fatto revocatorio consiste in una errata percezione degli atti processuali, non in un'errata interpretazione o valutazione giuridica.
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Accertamento sintetico: quando è inammissibile il ricorso
Una contribuente contesta un accertamento sintetico basato sulla sua capacità di spesa, eccependo la nullità dell'atto e un'errata valutazione delle prove. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, sottolineando che non è possibile sollevare eccezioni nuove in sede di legittimità né richiedere un riesame del merito delle prove. La decisione evidenzia l'importanza di una strategia difensiva completa fin dal primo grado di giudizio.
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Inammissibilità appello tributario: quando è infondata
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un contribuente che contestava la decisione della Commissione Tributaria Regionale. Il contribuente sosteneva l'inammissibilità dell'appello tributario presentato dall'Agenzia delle Entrate, accusandola di aver introdotto nuovi temi non discussi in primo grado. La Corte ha chiarito che l'appello era ammissibile poiché rispondeva a questioni sollevate dallo stesso contribuente nel giudizio precedente, relative alla debenza dell'IRAP. La decisione sottolinea che non si possono introdurre temi nuovi, ma si possono contestare le argomentazioni della controparte già presenti nel dibattito processuale.
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Accertamento sintetico redditometro: la prova contraria
La Cassazione rigetta il ricorso di un contribuente contro un avviso di accertamento sintetico redditometro. La Corte ribadisce che il redditometro costituisce una presunzione legale e spetta al contribuente fornire prova documentale rigorosa per dimostrare che il reddito presunto non esiste, non bastando generiche allegazioni su donazioni.
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Accertamento bancario: la prova spetta al socio
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un contribuente, socio e legale rappresentante di una società, contro un avviso di accertamento basato su versamenti bancari non giustificati. L'ordinanza chiarisce che in caso di accertamento bancario, l'onere di provare la natura non imponibile delle somme versate sul proprio conto corrente ricade interamente sul contribuente. Non è sufficiente affermare che i fondi provengano da prelievi societari; è necessaria una prova analitica e specifica che superi la presunzione legale di reddito prevista dalla normativa fiscale.
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