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Art. 13, co. 1 quater, del D.P.R. 30 maggio 2002 n. 115

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71 provvedimenti

Regolamento competenza: no ricorso contro l’ATP
Un proprietario di un immobile contesta, tramite regolamento di competenza, un'ordinanza che rigettava la sua eccezione di litispendenza in un procedimento di accertamento tecnico preventivo (ATP) per danni da infiltrazioni. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, ribadendo che i provvedimenti di istruzione preventiva come l'ATP non sono impugnabili in Cassazione data la loro natura provvisoria e strumentale. Inoltre, la Corte sottolinea che non può esserci litispendenza tra un procedimento sommario e uno di merito.
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Improcedibilità ricorso: oneri del ricorrente
La Corte di Cassazione dichiara l'improcedibilità di un ricorso in una complessa causa ereditaria. La decisione non entra nel merito della lite, ma si fonda su un vizio procedurale: la parte ricorrente, pur avendo dichiarato nel ricorso che la sentenza d'appello era stata notificata, ha omesso di depositare la copia autentica con la relativa relata di notifica entro il termine previsto. La Corte ribadisce il principio di autoresponsabilità, sottolineando che tale omissione determina l'improcedibilità del ricorso, senza possibilità di sanatoria.
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Onere della prova fallimento: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società contro la propria dichiarazione di fallimento. Il caso ha ribadito un principio fondamentale: l'onere della prova fallimento, ovvero dimostrare di essere al di sotto delle soglie legali, spetta al debitore. La Corte ha sottolineato che la documentazione contabile prodotta, non essendo mai stata depositata presso il registro delle imprese, è stata correttamente ritenuta di scarsa attendibilità. Inoltre, è stato confermato che anche i debiti contestati devono essere inclusi nel calcolo dell'indebitamento totale ai fini della fallibilità.
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Responsabilità professionale avvocato: quando è esclusa
La Corte di Cassazione esamina un caso di responsabilità professionale di un avvocato, rigettando il ricorso dei clienti. La Suprema Corte ha stabilito che la scelta di intentare una seconda causa anziché modificare la domanda nella prima, se frutto di una strategia concordata con il cliente, non costituisce negligenza. Inoltre, ha confermato che l'avvocato ha assolto al proprio obbligo informativo riguardo all'opportunità di impugnare una sentenza sfavorevole, basandosi su prove presuntive ritenute sufficienti e correttamente valutate dal giudice di merito.
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Revocazione sentenza: i limiti dell’errore di fatto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile una richiesta di revocazione sentenza, chiarendo la distinzione fondamentale tra un errore di fatto, che è un errore percettivo del giudice, e una critica alla valutazione delle prove. L'ordinanza sottolinea che la revocazione non può essere utilizzata come un terzo grado di giudizio per riesaminare il merito della decisione. La Corte ha stabilito che i motivi presentati dai ricorrenti non costituivano veri errori di fatto, ma tentativi di contestare l'interpretazione e il ragionamento giuridico della precedente ordinanza, rendendo così il ricorso inammissibile.
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Insinuazione tardiva: Fisco non scusato per ritardi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria contro la reiezione di una sua istanza di insinuazione tardiva al passivo di un fallimento. L'ordinanza ribadisce che i lunghi termini previsti per gli accertamenti fiscali non giustificano il ritardo nella presentazione della domanda, poiché l'ente impositore, al pari di ogni altro creditore, deve attivarsi con tempestività non appena viene a conoscenza della procedura fallimentare. La Corte ha ritenuto il ritardo di diversi anni non scusabile, confermando la decisione del tribunale.
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Provvedimento non decisorio: quando è inammissibile?
Una società creditrice si oppone a un decreto del tribunale che specificava i termini di pagamento di un concordato preventivo, ritenendolo una modifica illegittima. Dopo che la Corte d'Appello ha respinto il suo reclamo come tardivo, la società si rivolge alla Cassazione. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile, stabilendo che il decreto impugnato era un semplice atto di chiarificazione, un provvedimento non decisorio, e come tale non suscettibile di impugnazione in quanto privo dei caratteri di decisorietà e definitività.
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Opposizione terzo esecuzione: termini e sospensione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso per tardività nell'ambito di un'opposizione di terzo all'esecuzione. Il caso riguardava un terzo che rivendicava la proprietà per usucapione di un immobile pignorato. La Corte ha ribadito che ai giudizi di opposizione all'esecuzione forzata non si applica la sospensione feriale dei termini processuali, a causa delle esigenze di speditezza che caratterizzano tali procedure. Di conseguenza, il termine di sei mesi per l'impugnazione non è stato sospeso, rendendo il ricorso depositato oltre la scadenza inammissibile.
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Inammissibilità del ricorso: quando è tardi per opporsi
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità del ricorso presentato da un creditore contro l'approvazione del rendiconto di gestione di un fallimento. La decisione si fonda sulla condotta processuale del creditore, che non ha partecipato alle udienze decisive e ha sollevato contestazioni generiche e tardive, dimostrando di aver rinunciato a far valere le proprie ragioni nei tempi e modi previsti dalla legge.
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Responsabilità precontrattuale: revoca e risarcimento
Una controversia immobiliare tra fratelli approda in Cassazione. La Corte chiarisce che, anche in assenza di un contratto scritto valido, la revoca ingiustificata di un'autorizzazione verbale che ha generato legittimo affidamento e spese, configura una responsabilità precontrattuale. Di conseguenza, la parte che ha subito la revoca ha diritto al risarcimento delle spese sostenute (interesse negativo), ma non dei vantaggi mancati dall'accordo non concluso.
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Prove nuove in appello: quando sono ammissibili?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22521/2025, ha chiarito i presupposti per l'ammissibilità di prove nuove in appello. Nel caso specifico, i creditori avevano prodotto in secondo grado un documento attestante l'estinzione anticipata di un mutuo, la cui durata era stata usata dal giudice di primo grado come riferimento per fissare un termine di adempimento molto lungo. La Suprema Corte ha confermato la decisione della Corte d'Appello, stabilendo che le prove nuove in appello sono ammissibili se la loro rilevanza emerge in modo imprevedibile solo dalla sentenza di primo grado. In tale situazione, l'omessa produzione precedente non è considerata imputabile alla parte, giustificando la produzione documentale nel giudizio di gravame.
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